Notizie Nel Mondo - Notizie, affari, cultura Blog Politics «Possono spiare i tragitti, pericolo per la sicurezza nazionale». E il 3570 scrive agli Usa
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«Possono spiare i tragitti, pericolo per la sicurezza nazionale». E il 3570 scrive agli Usa


L’allarme è partito nei mesi scorsi dal governo americano ed è finito sulle scrivanie che contano a Palazzo Chigi. Un giro in taxi, le strade di Roma, una partnership con un’azienda cinese leader nella produzione di auto elettriche. Sono gli ingredienti di un piccolo grande caso diplomatico, anzi di una spy-story inedita sull’asse Roma-Washington. Uno scambio epistolare fra una delle principali cooperative di taxi in Italia e l’ambasciata americana a Roma, che Il Messaggero è in grado di rivelare, apre uno spaccato sul pressing dell’amministrazione Trump per chiedere al governo italiano di tagliare i ponti con la Cina. O di tirare il freno, in questo caso.

Lo scambio di lettere

Al centro dell’interlocuzione fra l’ambasciata oggi abitata da Tilman Fertitta e la cooperativa Radiotaxi (che a Roma opera con il codice 3570) c’è una partnership annunciata dalla cooperativa di trasporti lo scorso marzo con la casa automobilistica BYD, colosso cinese tra i leader di mercato nella produzione di auto elettriche e ibride. L’accordo, annunciato con grande enfasi da entrambe le parti, permetterà a ItTaxi di usufruire delle auto BYD, acquistabili con sconti fino al 30 per cento.

Ma soprattutto — ed è da qui che prende le mosse la nostra spy-story — prevede l’integrazione dell’app di It-Taxi nel sistema operativo di bordo delle auto cinesi. Una svolta sulla carta, perché permetterà agli autisti di gestire le funzioni dell’app senza togliere le mani dal volante o compulsare un cellulare «appeso» al cruscotto. Un pericolo, sospettano invece dal governo americano, dove si teme che l’integrazione nel sistema operativo delle auto cinesi di mappe, strade, percorsi e dati degli utenti ponga un pericolo per la sicurezza nazionale. Dai timori si è passati al carteggio. A fine marzo dall’ambasciata americana, che ha in essere una collaborazione con It-Taxi, hanno chiesto al consorzio di verificare in fretta se la nuova partnership rispetti la normativa americana sulla sicurezza nazionale (National Defence Authorization Act, Ndaa). E in particolare il passaggio che vieta alle agenzie e alle strutture del governo federale di stipulare contratti con soggetti che utilizzano tecnologia di aziende ritenute troppo vicine, o controllate, da entità di Stati «rivali». È il caso di Byd: l’azienda cinese ovviamente ha sempre negato qualsiasi accusa e difeso la sicurezza dei suoi sistemi ma intanto il Dipartimento del Pentagono di Pete Hegseth quest’anno ha inserito il colosso fra le aziende legate all’apparato militare cinese. «Byd — si legge nella lista aggiornata quest’anno dal Pentagono — è un soggetto che contribuisce alla fusione militare-civile e alla base industriale della difesa cinese».

Non sorprende allora la richiesta di chiarimenti dell’ambasciata americana ai tassisti romani. Che si traduce così: possiamo essere sicuri che i dati, le mappe, gli spostamenti e le informazioni su milioni di utenti di una cooperativa che conta su 12mila auto in Italia non finiscano in mano altrui? A questi ed altri dubbi risponde una lettera del presidente della cooperativa, Loreno Bittarelli, visionata da questo giornale in risposta alla «richiesta di approfondimento riguardante l’accordo recentemente annunciato tra il Consorzio itTaxi e il costruttore automobilistico BYD». Scrive Bittarelli che la prima parte dell’accordo, quella che prevede l’acquisto scontato delle auto elettriche cinesi, non creerà problemi di sorta: «Tale componente non comporta alcuna integrazione tecnologica tra i sistemi del costruttore e la piattaforma itTaxi, né introduce modifiche all’infrastruttura operativa utilizzata per l’erogazione del servizio. Pertanto, essa non determina utilizzo di tecnologie rilevanti ai fini della normativa Ndaa». Più delicata la seconda parte dell’accordo che prevede appunto l’integrazione dell’app It-taxi nel software delle auto made in China. «Le modalità tecniche di integrazione sono attualmente in fase di definizione» rassicura gli americani Bittarelli in una Pec di fine marzo — «il Consorzio itTaxi sta lavorando affinché l’eventuale implementazione garantisca la piena indipendenza funzionale della piattaforma e l’assenza di impatti sull’infrastruttura tecnologica utilizzata per l’erogazione del servizio. Di più: la cooperativa di tassisti garantisce che non saranno «coinvolti, nella componente tecnologica oggetto di integrazione, apparati o servizi riconducibili ai fornitori individuati dalla normativa NDAA come «covered telecommunications equipment or services», al fine di disporre di adeguate evidenze a supporto della compliance».

Un caso a Shanghai

L’interlocuzione è proseguita nei mesi ed è stata portata, si diceva, all’attenzione del governo e dell’intelligence italiana. È uno dei tanti dossier «cinesi» su cui è in corso un pressing politico dell’amministrazione Usa. Fra questi la presenza di scanner cinesi nei porti e nelle dogane italiane su cui si è attivato un monitoraggio dei nostri 007 nelle scorse settimane. Per Trump e i suoi emissari a Roma la competizione con Pechino è la priorità numero uno. Per questo non è passata inosservata — ma è il caso di dire che ha suscitato un certo scalpore a Washington — la presenza del direttore dell’Agenzia per l’Italia Digitale (Agid) Mario Nobile alla Shanghai alla World Artificial Intelligence Conference (Waic), come rivelato ieri da Formiche.net. Non una kermesse qualunque ma un summit organizzato da Xi Jinping in persona per «sfidare» la «Pax silica». Cioè l’iniziativa diplomatica del governo Trump sull’Ia e le terre rare a cui il governo italiano dovrebbe aderire nelle prossime settimane, momento chiave per allentare le tensioni politiche alla Casa Bianca. Un cortocircuito in piena regola.


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