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«Posso dire che ci contavo?»


Con il piumino bianco della divisa italiana si compiace dell’oro di Federica Brignone e si duole della caduta di Sofia Goggia. In giacca e cravatta lascia la sua firma sul muro della tregua e pranza con gli atleti al tavolo della mensa. Con il cappotto e la sciarpa ammira i quadri di Filippo De Pisis e contempla le vette delle Dolomiti. «Complimenti», dice a tutti Sergio Mattarella, uno e trino: sulla pista Olympia delle Tofane, nel villaggio olimpico di Fiames, a Casa Italia in piazza Roma. E la folla, assiepata lungo le tre tappe della sua visita a Cortina d’Ampezzo, ricambia l’apprezzamento con cori e applausi: «Grande, bravo, benvenuto presidente».

In pista

Dopo la giornata privata (si fa per dire) a Villa Marina, per il capo dello Stato ecco quattro ore e mezza di massima esposizione pubblica, accompagnato dalla figlia Laura. Fin dall’ingresso nel ristorante El Camineto di Rumerlo, eletto a sede olimpica dal Cio, dove la mascotte Tina è un cartonato ma i corazzieri sono in carne ed ossa.

«Amazing», mormora la presidente internazionale Kirsty Coventry, indicandogli appunto con meraviglia la Tofana di Mezzo. «Bisogna tenere i piedi per terra, sempre con umiltà», risponde alle sue congratulazioni Giovanni Malagò, numero uno della Fondazione Milano Cortina. «Bentornato», lo saluta Luca Zaia, presidente del Consiglio regionale. Cerimoniale molto rigido: mentre il governatore Alberto Stefani viene ammesso nel salotto in terrazza, con vista (e schermo) sulla gara, altrettanto non accade per i tre ministri Matteo Salvini, Andrea Abodi e Daniela Santanché, che pure sarebbe la padrona di casa, compagna com’è del comproprietario Dimitri Kunz.

Ma tant’è, Mattarella si appassiona alla competizione, seduto in prima fila finché scendono le azzurre, quando si alza e si infervora: batte le mani fragorosamente per Brignone prima; gesticola con garbato disappunto per Goggia fuori («Nooo!; traduzione di Rosario Fiorello: «Un’imprecazione presidenziale»).

Dopo la prestazione dell’ultima concorrente, il capo dello Stato si dirige verso la zona dell’arrivo, dove incrocia il campione Kristian Ghedina che gli dice: «È andata bene, no? Abbiamo portato bene, dai». Poi l’abbraccio e i baci sulle guance con la “Tigre” che sta per salire sul gradino più alto del podio. Lui: «Posso dire che ci contavo?». Lei: «Si, ma io non così tanto…». Mattarella rassicura Brignone: «Così ha onorato la bandiera ancora di più. Complimenti, è stata perfetta, una giornata indimenticabile». Anche per le Frecce Tricolori, che dipingono il cielo di verde, bianco e rosso.

Al villaggio

In auto Mattarella si sposta al villaggio, dove lascia il suo autografo sul muro della tregua olimpica, proprio sopra la “C” di Cortina: «Con il permesso del sindaco», sorride il presidente, rivolto a Gianluca Lorenzi. Lo omaggiano anche gli atleti giapponesi e tedeschi, i militari dell’Esercito stanno sull’attenti, i volontari del Team 26 gli stringono la mano.

A tavola tra Stefania Constantini e Amos Mosaner, la coppia di bronzo del curling, l’inquilino del Quirinale mangia tortellini in bianco e pesce bollito con carote, zucchine e patate. Le foto con la brigata di cucina e con i medagliati dell’Italia, i pupazzetti in dono dagli slittinisti d’oro Emanuel Rieder e Simon Kainzwaldner, lo scambio delle spillette dedicate agli sport del ghiaccio.

La mostra

Infine la tappa alla mostra di Farsettiarte dov’è ospitata Casa Italia. Gli apre la porta Luciano Buonfiglio, numero uno del Coni: «È la casa degli italiani e lei ci ha fatto questo regalo di rimanere due giorni con noi. Vorrei che lei rimanesse tutti i giorni, perché sono due giorni e tre medaglie d’oro… vorrei continuare in questo modo. Credo che stiamo rendendo fieri e orgogliosi gli italiani delle nostre prestazioni, ma credo che le dobbiamo tanto in termini di affetto, competenza e presenza, quindi grazie e di cuore e ci sia sempre vicino perché ne abbiamo bisogno.

Mattarella si congratula con Constantini e Mosaner: «Complimenti a entrambi per la conquista non facile del bronzo, che si aggiunge all’oro di quattro anni addietro. E complimenti a tutti gli altri atleti e le altre atlete che stanno realizzando in questo momento non soltanto una presenza italiana ai Giochi, ma il segno dell’amicizia con tutti gli altri atleti e le altre atlete di ogni Paese. Questo è il senso delle Olimpiadi ed è il senso di Casa Italia, che si apre a tutti coloro che verranno per condividere le bellezze di questi luoghi, ma anche i valori della fraternità umana, della condivisione delle prospettive tra tutti i popoli attraverso lo sport».

Poi la battuta autoironica: «Vorrei dire al presidente Buonfiglio che io tutto posso fare, tranne che appropriazione indebita… Le medaglie di questi giorni sono degli atleti, sono fortunato io a essere qui in questi giorni in cui ne sono state conquistate tante, sperando che continuino. Ma l’importante è che continui lo spirito con cui gli atleti lo hanno fatto e lo stanno facendo: impegno per superare se stessi, impegno per competere con lealtà e con successo».

È tempo di andare, ma c’è spazio per un altro siparietto con gli chef pluri-olimpici Graziano Prest e Fabio Pompanin («La vostra è una funzione fondamentale»), nonché per un ultimo sguardo alle Dolomiti, in vista della suggestiva enrosadira al tramonto: «La loro fragilità è la loro bellezza».


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