Era uno dei nodi rimasti da affrontare, dopo che la riforma di Roma capitale è approdata in Parlamento: la costituzione di un tavolo tecnico per mettere a punto le basi del nuovo statuto della città, con la definizione delle relative risorse. Il governo ha intenzione di scioglierlo già a partire da oggi. Quando a Chigi si terrà la prima riunione ufficiale del nuovo “organismo”: con rappresentanti del ministero per le Riforme istituzionali e dell’Autonomia, ma anche del Comune e della Regione.
Per una questione risolta, ne rimane un’altra ancora tutta da sbrogliare: il pressing della Lega sull’emendamento presentato in commissione Affari costituzionali — dove prosegue l’esame della riforma — che chiede di attribuire poteri legislativi ad hoc anche ad altre città. Imperativo categorico: trovare un compromesso, magari con una riformulazione. Pena il rischio di un voto contrario del Carroccio sull’intero ddl costituzionale.
La riunione
Sono due i punti su cui la cabina tecnica dovrà lavorare di qui ai prossimi mesi: il decentramento amministrativo, con una serie di funzioni che passeranno dall’essere in seno alla Capitale (e non più al Lazio), e la compensazione dal punto di vista finanziario della Regione, di cui andrà preservato l’equilibrio di bilancio. L’obiettivo è che per fine legislatura, oltre al via libera definitivo alla riforma, ci sia uno schema di partenza per la legge ordinamentale, che dovrà poi passare al vaglio delle due Camere. Su questa impostazione di lavoro — da portare avanti “in parallelo” — ha insistito molto il sindaco Roberto Gualtieri nelle ultime settimane. Prova «simbolica» ne sono gli emendamenti presentati dal Pd in commissione, che richiedono di eliminare dal ddl che attribuisce più poteri a Roma la dicitura «Capitale». Una mossa di testimonianza contro il «ritardo» nella prima convocazione dell’organismo tecnico. Che, dall’altra parte, non è piaciuta alla maggioranza e, in particolare a Fratelli d’Italia, dove sono in molti ad aver rivendicato di aver sempre coinvolto l’amministrazione capitolina. Fatto sta che negli ultimi giorni qualcosa si è mosso. Anche perché l’intenzione dalla maggioranza è di andare a dama già in primavera con il primo ok in Aula sulla riforma. Dopo un giro di interlocuzioni, dunque, è scattata la convocazione che, spiegano fonti dem, dovrebbe spingere al ritiro delle proposte di modifica avanzate sul testo. Tuttavia, non sopisce i timori, interni al centrodestra, che possano nascere nuovi motivi di “contesa”: vedesi il disegno di legge che elimina il ballottaggio per le città sopra i 15mila abitanti, prevedendo l’elezione diretta a sindaco per chi raggiunge il 40%. Proposta al vaglio del Senato, su cui al Campidoglio ci sarebbe più di qualche perplessità.
Stallo leghista
Se i dem sembrano disposti a fare un passo indietro, la vera incognita resta in “casa” Lega. Sul tavolo rimane l’emendamento che permette ai Comuni di città metropolitane di vedersi attribuita la potestà legislativa su specifiche materie attraverso un’intesa con la Regione di riferimento. Aspetto su cui va trovata ancora un quadra, come testimonia lo slittamento dell’avvio dei voti in commissione e l’indicazione degli emendamenti giudicati inammissibili (rinviata, all’ultimo, la convocazione di oggi). Se approvarlo così com’è appare irricevibile, pure bocciarlo toutcourt non è un’ipotesi presa per il momento in considerazione. A maggior ragione con l’incognita di un “no” del partito di via Bellerio sull’intero provvedimento e, dunque, la nascita di distinguo interni alla maggioranza. Una frattura da evitare, ad esempio, mettendo mano a una nuova riformulazione dell’emendamento. Dal partito della premier, a cui spetta il compito di bilanciare le diverse istanze, il richiamo che torna più di frequente in questi giorni è alla responsabilità: «Stiamo scrivendo una pagina che può cambiare il futuro della Capitale e dei suoi abitanti per sempre, inserendo in costituzione quei poteri speciali che da sempre vengono reclamati», sottolinea il meloniano Andrea De Priamo, che avverte: «Ora è il momento per tutte le forze politiche, sia di maggioranza che di opposizione, di mostrare senso di responsabilità e dimostrare di voler raggiungere questo storico obiettivo».
La mediazione, nel frattempo, continua.
© RIPRODUZIONE RISERVATA



Leave feedback about this