ROMA Nel Pd c’è chi la definisce una «semplice questione di forma», in linea con le procedure parlamentari. Ma sufficiente a riaprire il dibattito politico su un tema per cui, al Nazareno, si cerca ancora la quadra. La notizia si diffonde nel primo pomeriggio: il disegno di legge presentato dal dem Graziano Delrio verrà incardinato il 7 gennaio a Palazzo Madama. Parliamo del testo nato per scoraggiare i discorsi d’odio antisemiti online e in ambito scolastico-universitario, che si è attirato critiche a sinistra per il rischio di censura verso il governo di Israele e i crimini commessi a Gaza. Al punto da richiedere l’intervento del capogruppo dem, Francesco Boccia: «Il senatore ha agito a titolo personale». In attesa del testo ufficiale del partito, di cui si sta occupando Andrea Giorgis, quello dell’ex ministro Pd arriva in commissione Affari costituzionali. «Non ritirerò il mio testo perché risponde ad esigenze diverse rispetto ad altri», spiega al Messaggero Delrio, che pure non chiude al confronto: «Attendo di vedere la nuova proposta che verrà presentata».
La discussione in Senato, in ogni caso, non ruota attorno a quest’unico ddl.
L’ITER IN SENATO
All’esame di Palazzo Madama ci sono, infatti, altri tre disegni dal contenuto analogo: due a prima firma dei capigruppo di Lega e Forza Italia, Massimiliano Romeo e Maurizio Gasparri, e un terzo dal senatore di Italia viva, Ivan Scalfarotto. Quanto alla proposta targata Giorgis, questa — spiegano fonti vicine al dossier — arriverà solo alla ripresa dei lavori, dopo un confronto interno al gruppo parlamentare. Il timore che serpeggia tra i dem è che il centrodestra punti a far sponda sul ddl Delrio per mettere in luce le spaccature esistenti all’interno del campo largo. «È opportuno un confronto ampio per arrivare a una posizione comune nel tempo più rapido possibile», dichiara Gasparri che, parlando a questo giornale, non alimenta l’ipotesi di un’accelerazione per arrivare all’approvazione entro il 27 gennaio, il Giorno della memoria: «Pur comprendendo l’esigenza di un rafforzamento urgente, sono contrario alle leggi fatte con la clessidra. Vale lo stesso discorso fatto per la proposta sul consenso in caso di violenza sessuale».
IL NUOVO TESTO DEM
Spetterà all’ufficio di presidenza della commissione decidere come procedere, anche se c’è chi ipotizza che si passerà per l’adozione di un testo base. Per questo, un nuovo ddl targato Pd va presentato il prima possibile. L’ultimo confronto sulla questione risale all’assemblea del gruppo, prima di Natale. In questa occasione sarebbero stati esposti gli orientamenti per la nuova stesura: un impianto più ampio, non ridotto all’antisemitismo ma esteso ad altre forme di hate speech, inclusa l’islamofobia; attenzione sulle attività di prevenzione; una definizione di antisemitismo che si richiami alla dichiarazione di Gerusalemme e non a quella scritta dall’lhra, l’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto. Sul primo punto, vale a dire l’estensione del perimetro della legge, la maggioranza alza barricate: «Sul tema siamo aperti al confronto, ma non allo stravolgimento o a tecniche dilatorie», dice Gasparri. Dopo il caso Hannoun, si riapre il confronto sull’antisemitismo in Parlamento. Ma è ancora presto per dire se sarà davvero in discesa.
Valentina Pigliautile
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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