Dai farmaci ai diritti fondamentali, dall’anti-riciclaggio alla parità di genere, dai mercati finanziari fino alla migrazione, nell’Unione europea c’è un’agenzia specializzata per ogni evenienza, o quasi. La gran parte di questi organismi indipendenti, che sono più di 30, trova “casa” in una città diversa da Bruxelles, nello spirito della decentralizzazione. Sarà così anche per l’Euca, la nuova Autorità per le dogane, ultima arrivata nel club e per cui Roma è in corsa insieme ad altre otto città. L’obiettivo delle agenzie è coprire il più possibile il territorio dell’Unione, seppure la parte del leone continua a farla il nord-ovest del continente, dove se ne contano 11. Senza dimenticare che nella stessa area, tra Belgio e Lussemburgo, sorge il cuore battente di tutta l’Ue, con le principali istituzioni di stanza tra Bruxelles (dalla Commissione al Consiglio) e il piccolo Granducato (Corte di Giustizia, Corte dei Conti, ma pure Procura Ue e Meccanismo di stabilità).
Basta dare uno sguardo alla mappa per notare che, da Lisbona a Varsavia, passando per Parigi e La Valletta, la vasta maggioranza delle capitali dei Ventisette ospita già perlomeno un’Authority. Roma — dove nel 1957 furono firmati i Trattati fondativi dell’Europa unita — è la più pesante delle eccezioni, insieme a Berlino. La Germania, tuttavia, ha deliberatamente puntato su Francoforte: qui c’è la Banca centrale europea, e qui ha sede da appena due anni — battuta la candidatura capitolina — l’Amla, il nuovo ente per la lotta al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo (presieduto dall’italiana Bruna Szego). L’Italia non è del tutto a digiuno: a Parma c’è l’Efsa, l’Autorità per la sicurezza alimentare (per cui — raccontano gli annali della politica — Silvio Berlusconi causò un incidente diplomatico con l’avversaria Finlandia, cantando le virtù della terra del culatello rispetto alla carne di renna marinata), mentre a Torino un organismo minore, la Fondazione per la formazione.
L’ANOMALIA
Nel centro-sud, però, nulla. Per trovare un’Authority davvero “mediterranea” tocca andare fino a Malta, quartier generale dell’agenzia Ue per l’asilo, oppure Atene, che ospita il centro per la cybersecurity. Parigi da sola schiera due pesi massimi: l’Eba, l’ente Ue di regolamentazione bancaria e l’Esma, l’Autorità per gli strumenti finanziari e i mercati, una sorta di Consob a livello Ue. Pure Lisbona fa doppietta, con le Authority su sicurezza marittima e tossicodipendenza, mentre in Spagna troviamo realtà medio-piccole specializzate, come l’Ufficio per la proprietà intellettuale (Alicante) e l’agenzia di controllo della pesca (Vigo). Gli olandesi possono contare sull’Agenzia per i medicinali, la famosa Ema che nel trasloco post-Brexit da Londra fu assegnata ad Amsterdam anziché Milano con un irrituale lancio della monetina, e a L’Aia con Eurojust ed Europol, che si occupano di cooperazione in materia giudiziaria e di polizia.
Un’Authority a testa va alle nordiche Copenaghen (ambiente), Helsinki (sostanze chimiche) e Stoccolma (prevenzione e controllo delle malattie). Tradizionalmente poco rappresentata e per questo molto attiva nel volere un riequilibrio, l’Europa orientale ha recuperato con Frontex, la Guardia di frontiera e costiera Ue, con sede a Varsavia, e l’Autorità del lavoro a Bratislava, mentre entità minori si trovano a Praga, Budapest e Lubiana.
A livello di selezione dei vertici di istituzioni e agenzie, a parte il recente caso di Szego e dopo la fine del mandato di Andrea Enria al timone della vigilanza Bce nel 2023 (sostituito dalla tedesca Claudia Buch), le candidature italiane si sono dovute accontentare solo di buoni piazzamenti. Nella partita per l’Esma, nel 2021, la tedesca Verena Ross ebbe la meglio su Carmine Di Noia; più di recente, nella sfida per guidare la Banca europea per gli investimenti, l’allora ministra spagnola Nadia Calviño superò l’ex collega del governo Draghi Daniele Franco (e pure l’allora numero due della Commissione Margrethe Vestager, danese). Al Parlamento europeo — dove geografia ed equilibri politici si pesano -, dopo la prematura scomparsa di David Sassoli, allora presidente, nel 2022, tra i 76 eletti italiani ci sono tre capi di commissione parlamentare su 25 (i dem Pierfrancesco Maran e Irene Tinagli, rispettivamente Ambiente e Politiche abitative, e il M5S Pasquale Tridico, Fisco) e due vicepresidenti d’Aula su 14 (Pina Picierno del Pd e Antonella Sberna di FdI).
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