07.01.2026
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Economy

Multinazionali nel Lazio: cresce il valore aggiunto


Le imprese estere rappresentano una scossa per i territori nei quali investono. E questo concetto vale soprattutto per le regioni del Centro-Sud, dove più alta è la profittabilità e maggiore, in termini assoluti, il valore aggiunto per ogni dipendente delle multinazionali.

Una realtà vera soprattutto per il Lazio, dove assieme alla Toscana si registrano cifre ben superiori alla media nazionale.

Le grandi multinazionali stanno puntando forte sul territorio laziale. Sono quasi 5.000 le unità locali dei grandi gruppi stranieri localizzate nella regione che, secondo le ultime rilevazioni della Cgia di Mestre, il prossimo anno sarà assieme all’Emilia-Romagna la locomotiva della crescita nazionale.

Le due regioni, infatti, dovrebbero rispettivamente registrare, secondo la confederazione degli artigiani e delle piccole imprese, un +0,86% e un +0,78%. Il terzo gradino del podio dovrebbe invece spettare al Piemonte con un +0,74%.

In questo quadro per l’economia laziale una spinta arriva dalla presenza dei gruppi esteri. Da soli rappresentano poco più di un quinto del totale del valore aggiunto prodotto dalla regione, secondo le analisi fatte dall’Osservatorio imprese estere, realizzato assieme alla Luiss dall’Abie, l’advisory board degli investitori esteri di Confindustria.

LE CIFRE

Per dimensioni delle unità locali e per valore aggiunto prodotto da un addetto delle multinazionali, le regioni del Centro Italia superano la media nazionale.

Prendendo i numeri dell’intera penisola si contano mediamente quasi 29 dipendenti. Ognuno di loro porta un valore aggiunto di 103 mila euro. Se si guarda soltanto al Centro, i numeri salgono e le cifre del contributo alla crescita lievitano a quasi 121 mila euro che poi diventano quasi 130 mila in Toscana e oltre 127 mila euro nel Lazio.

Le due regioni sono anche le sole, assieme a Lombardia, Calabria, Sicilia e Trentino-Alto Adige, nelle quali si supera l’asticella dei 100 mila euro. Di contro, sul fronte opposto, in Sardegna, Liguria e Puglia la soglia si ferma sotto quota 70 mila.

Ed è nelle regioni del Centro-Sud che le imprese a controllo estero mostrano «sistematicamente» i più elevati livelli di produttività, retribuzioni e profittabilità.

Un dato su tutti. Nelle regioni del Mezzogiorno la produttività del lavoro delle imprese straniere supera del 38,5% quella delle grandi imprese locali mentre il margine operativo lordo sul valore aggiunto è al 50,1%, superiore al 40,1% del Nord-Ovest.

Se invece si guarda al quadro più generale le multinazionali «esibiscono superiori livelli di produttività del lavoro (+82,4%) e di retribuzioni pro-capite (+47,3%)», se paragonati alle altre imprese diffuse in tutte le aree della penisola.

Nonostante la concentrazione prevalentemente al Nord delle imprese a controllo estero (con la Lombardia a fare da battistrada nell’ospitare il maggior numero di multinazionali) è in alcune regioni del Centro e del Mezzogiorno che il contributo delle multinazionali al territorio si fa quindi significativo.

In Campania rappresenta l’11,2% del valore aggiunto regionale. A fare da traino sono gli investimenti nei settori logistico e agroalimentare. In Sicilia la quota è del 10,5%, merito delle multinazionali attive nel settore energetico e dei trasporti. In Puglia la capacità di attrarre investimenti del manifatturiero e del settore delle rinnovabili pesa per l’8,1%.

In questo quadro di cifre il Lazio, già seconda regione italiana per prodotto interno lordo e con eccellenze nei settori del digitale, dell’aerospazio, del farmaceutico e dell’energia, può contare nella sua attrattività sulla recente promozione ottenuta da Moody’s che a inizio dicembre ha portato il rating da Baa3 a Baa2, scelta che segue l’onda delle promozioni che hanno contraddistinto il giudizio dei mercati sull’Italia in generale, ma anche di fatto specifici territoriali su tutte la riduzione dell’indebitamento e la spinta del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

LE ATTESE

Le regioni italiane intanto prevedono un aumento significativo degli investimenti dall’estero. Le stime fatte per lo scorso anno indicavano una crescita del 48% sul 2024.

«La competizione tra territori del mondo è sempre più intensa e selettiva. In questo scenario globale, l’Italia non può permettersi di restare a guardare. Deve essere protagonista» è la sollecitazione lanciata dal presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga, in occasione dell’appuntamento Selecting Italy 2025, rivolto a mostrare all’estero le potenzialità dei diversi territori del Paese.


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