26.01.2026
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«Metà delle cento città più grandi al mondo a rischio siccità»


Metà delle cento città più grandi del mondo sta attraversando un periodo di stress idrico. Di queste, addirittura 38 si trovano in una situazione critica e sono a rischio siccità. Significa che i prelievi idrici per l’approvvigionamento pubblico e per l’industria stanno per superare le scorte disponibili, spesso a causa di una cattiva gestione delle risorse, aggravata dal collasso climatico. Watershed Investigations e il Guardian hanno mappato le città in base ai bacini idrografici sottoposti a stress: Pechino, New York, Los Angeles, Rio de Janeiro e Delhi sono tra le metropoli in condizioni peggiori, mentre Londra, Bangkok e Giacarta sono classificate come «altamente sottoposte a stress». Un’analisi dei dati satellitari della Nasa, compilata da scienziati dell’University College di Londra, studia i cambiamenti avvenuti nell’arco di due decenni: città come Chennai, Teheran e Zhengzhou mostrano forti tendenze alla siccità, mentre Tokyo, Lagos e Kampala mostrano forti tendenze all’aumento dell’umidità.

Circa 1,1 miliardi di persone vivono nelle aree metropolitane situate in regioni che stanno attraversando una fase di forte siccità a lungo termine, mentre circa 96 milioni vivono nelle regioni che mostrano forti tendenze all’umidità. La maggior parte delle aree urbane in zone particolarmente umide si trova nell’Africa subsahariana, con l’eccezione di Tokyo e Santo Domingo. La maggior parte dei centri urbani e rischio siccità si concentra in Asia, in particolare nell’India settentrionale e in Pakistan. Dai dati emerge che Teheran è vicina al «giorno zero», cioè l’esaurimento di acqua disponibile per i suoi cittadini.

Lo scorso anno il presidente Masoud Pezeshkian ha dichiarato che la città potrebbe dover essere evacuata se la siccità dovesse continuare.

Mohammad Shamsudduha, professore di crisi idrica e riduzione del rischio presso l’Ucl, ha dichiarato: «Monitorando i cambiamenti nella riserva idrica totale dallo spazio, il progetto della Nasa Grace mostra quali città si stanno prosciugando e quali stanno diventando più umide, offrendo un allarme precoce di un’insicurezza idrica emergente». Martedì le Nazioni Unite hanno annunciato che il mondo è entrato in uno stato di bancarotta idrica: il deterioramento di alcune risorse idriche è diventato permanente e irreversibile. Kaveh Madani, direttore dell’Istituto Universitario delle Nazioni Unite per l’Acqua, l’Ambiente e la Salute, ha affermato che la cattiva gestione dell’acqua è spesso la causa principale della crisi: «Il cambiamento climatico è come una recessione che si aggiunge alla cattiva gestione aziendale». Anche il Gruppo della Banca Mondiale ha lanciato l’allarme: le riserve globali di acqua dolce sono crollate drasticamente negli ultimi 20 anni e il pianeta sta perdendo circa 324 miliardi di metri cubi di acqua dolce ogni anno, sufficienti a soddisfare il fabbisogno annuale di 280 milioni di persone. Le perdite interessano i principali bacini fluviali di tutti i continenti.


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