L’accordo Ue-Mercosur non è finito su un binario morto. Anzi: se Ursula von der Leyen lo vorrà, potrà bypassare senza troppe cerimonie il voto con cui, mercoledì, l’Europarlamento ha deciso di fare ricorso alla Corte di Giustizia. Insomma, Bruxelles potrebbe tirare dritto con l’attuazione del trattato commerciale.
Una fonte Ue qualificata lo ha chiarito ieri, a margine del summit dei leader riuniti d’urgenza a Bruxelles per un confronto sulla crisi transatlantica. I Ventisette, però, si sono trovati a fare i conti con un incidente di percorso: l’altolà di misura dell’Eurocamera, che ha stoppato l’iter di ratifica e potrebbe tardare di altri 18-24 mesi l’operatività dell’intesa di libero scambio con Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay, firmato solo una settimana fa al termine di oltre 25 anni di negoziato.
Il precedente
«Il Consiglio ha già detto sì alla firma dell’accordo, e in quell’occasione ha approvato anche la sua applicazione provvisoria», ha spiegato la fonte. La palla, in sostanza, è tutta nel campo della Commissione, che dovrà scegliere di forzare la mano, a costo di mandare in frantumi i delicati equilibri istituzionali con un emiciclo che non è mai stato così frammentato. Applicare in via provvisoria un patto commerciale, a dispetto del nome, non implica scadenze in vista.
Può avere una durata indefinita: il trattato Ceta con il Canada, ad esempio, è attuato così da quasi 10 anni. Fare lo stesso con l’intesa con il Mercosur, però, «sarebbe una forma di violazione democratica», ribatte la Francia. «Non drammatizziamo: una volta ottenuti i chiarimenti giuridici procederemo» con la ratifica, ha provato a gettare acqua sul fuoco la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola. Sono Berlino e Roma a contrattaccare, parlando all’unisono, alla vigilia del vertice intergovernativo. «Non ci fermeranno», ha detto senza mezzi termini il cancelliere tedesco Friedrich Merz intervenendo a Davos. «L’accordo con il Mercosur è equo e bilanciato. Non c’è alternativa se vogliamo più crescita in Europa».
Anche secondo il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani la strada dell’attuazione nonostante il voto parlamentare è quella da imboccare. Per l’Italia, ha avvertito ieri in Senato, «si tradurrebbe in altri 14 miliardi di euro. Dal punto di vista della politica commerciale stiamo andando avanti con buoni risultati — ha aggiunto -.
L’obiettivo rimane quello dei 700 miliardi di export entro la fine del 2027», rispetto «agli attuali 623,5. E io credo che questo obiettivo sia raggiungibile con il Mercosur». L’agricoltura non deve temere, ha rassicurato il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, dopo che l’Italia ha incassato tutele supplementari per il settore primario in cambio del sì al trattato: «Il principio di reciprocità negli scambi commerciali dell’Ue deve essere un pilastro dei regolamenti Ue in materia di controlli e, su questo, abbiamo ottenuto impegni precisi dalla Commissione» validi per tutte le intese commerciali. Pure i partner sudamericani sembrano convinti che l’applicazione provvisoria sia il modo migliore per togliere le castagne dal fuoco senza aspettare il responso della Corte: il presidente del Paraguay Santiago Peña, da Davos, ha invitato l’Ue a «perseverare» con l’esecuzione. Dal Brasile all’Argentina, i Parlamenti della regione hanno dato priorità assoluta alle loro ratifiche. La prima adozione potrebbe essere quella del Paraguay, a marzo. Solo a quel punto, dicono a Bruxelles, von der Leyen potrebbe rompere gli indugi e dire che il patto è a tutti gli effetti operativo. Con buona pace di Parigi e dell’Eurocamera.
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