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Meloni e il piano Mattei, vertice per la fase due: «Noi ponte con l’Africa»


«She’s an italiana ragazza!». Sotto il cielo quasi estivo di Addis Abeba, tra gli scheletri di grattacieli semi abbandonati e gli avvoltoi che svolazzano sopra il Convention center nuovo di zecca, gesti e battute raccontano forse più delle dichiarazioni ufficial. «Abbiamo rivoluzionato il modo di approcciare all’Africa», può sorridere a sera Giorgia Meloni, mentre il presidente di commissione dell’Unione africana, Mahmoud Ali Youssouf, prova a omaggiare la premier italiana con un complimento nella nostra lingua. È qui per rivendicare una «scommessa vinta», la presidente del Consiglio. Quella del Piano Mattei, che spegne la seconda candelina e si prepara alla fase che chi lavora gomito a gomito con la leader del governo chiama «2.0». Puntava a fare dell’Italia un «ponte tra Africa ed Europa», Giorgia Meloni. E almeno a giudicare dall’accoglienza che riceve nella città del “Nuovo fiore” – questo il significato in lingua amarica di Addis Abeba – sembra esserci riuscita.

LA TERZA VOLTA

Lasciata alle spalle la pioggia del castello belga di Alden Biesen, messe da parte pure le note discordanti che arrivano dalla conferenza di Monaco sull’approccio da tenere con Trump (a occuparsene in Germania c’è il vicepremier Tajani), nella capitale etiope la premier torna per la terza volta in tre anni. Stavolta l’occasione però va celebrata: il secondo vertice Italia-Africa, il primo in terra africana dopo il taglio del nastro del Piano di due anni fa a Roma, quando nella Capitale arrivò anche Ursula von der Leyen (che invece in Etiopia non c’è). E poi l’invito, oggi, come ospite d’onore all’assemblea dei 43 dell’Unione africana, la prima leader europea a partecipare da quando, ben 13 anni fa, toccò a Francois Hollande. Il sapore, insomma, è quello di un riconoscimento speciale: un segnale della stima e del credito che i rappresentanti dei governi africani assegnano all’Italia. «La riprova del fatto – metterà a verbale a sera Meloni – che la fiducia che i leader africani ci avevano accordato due anni fa non è stata tradita».

IL SENTIERO E LE PIETRE

Molti sono i progetti del Piano in cantiere, molto ciò che resta da fare. Per rendere l’idea la premier cita un proverbio africano: «Nessun sentiero si traccia senza incontrare pietre», ma è «grazie a quelle pietre – aggiunge – che possiamo andare avanti». Ricorda i progetti «di grande impatto sociale» avviati e conclusi in terra africana, «mobilitando miliardi di euro tra risorse pubbliche e risorse private». Con lei infatti non ci sono solo le grandi partecipate statali, ma anche le realtà del terzo settore.

Ma quel che stavolta è cambiato è innanzitutto il metodo, rimarca. Fatto di cooperazione «da pari a pari», senza «tentazioni predatorie e approcci paternalistici». «Non ci interessa — sottolinea Meloni — sfruttare la migrazione per avere manodopera a basso costo». L’obiettivo semmai è combattere «le cause profonde» che spingono i giovani africani a emigrare, «impedendo loro di assicurare il contributo che vorrebbero dare al progresso e allo sviluppo delle loro nazioni». Con due parole d’ordine: «Rispetto e concretezza», scandisce.

«Era chiaramente una scommessa, e oggi si direbbe che la stiamo vincendo». Un rilancio che suona quasi come una risposta alle polemiche che le piovono addosso da Roma, come le accuse di Angelo Bonelli di Avs di star perpetrando ancora una volta una logica di sfruttamento su Paesi più poveri. Tutto il contrario, è la replica piccata che arriva da Chigi, come dimostra l’adesione più massiccia di due anni fa al summit. I leader africani atterrati in un’Addis Abeba militarizzata infatti sono una trentina (e c’è pure l’ambasciatore venezuelano in Etiopia, proprio nel giorno in cui l’Eni riceve il via libera della Casa Bianca a riprendere le “esplorazioni” nel paese sudamericano). Ma a dimostrare il successo per il governo contribuisce pure «l’internazionalizzazione» del piano, che nasceva come «strategia nazionale» e oggi è «qualcosa di molto più ampio», con «triangolazioni» nel Golfo, in Asia negli Usa e il pieno coinvolgimento dell’Ue, viene spiegato.

L’ENTUSIASMO

In loco poi l’entusiasmo non manca. «L’Italia – conferma il primo ministro d’Etiopia Abiy Ahmed Ali, con cui Meloni ha un bilaterale – ha articolato una visione lungimirante per fungere da ponte tra l’Europa e l’Africa». È lo stesso Ali ad accogliere Meloni tra gli eucalipti della capitale etiope, mentre davanti alla scaletta dell’aereo di Stato un gruppo di bambine in abito tradizionale bianco sventola bandiere etiopi e tricolori italiani. E pazienza per gli inciampi di organizzazione, che pure vanno messi in conto, come il summit che slitta di oltre un’ora per via dei grattacapi nell’assegnazione dei posti nella grande “foto di famiglia” tra i molti leader africani. Di fronte al clima di festa generale, è ben poca cosa.

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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