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Mattarella a Niscemi: «Il sostegno resta alto»


«Una ferita costante». Abito blu presidenziale e caschetto giallo da cantiere, Sergio Mattarella cammina per le strade deserte della zona rossa di Niscemi. È rimasto tutto com’era dal 25 gennaio, quando la frana ha lasciato sul bordo del precipizio un pezzo del centro storico e costretto a sfollare 1.500 persone. Un mese dopo la pioggia se n’è andata, via IV novembre è inondata di sole. «Stride l’immagine di quello che è avvenuto con questo cielo sereno», commenta il presidente affacciato sul Belvedere a picco sulla valle, anch’esso interdetto agli abitanti. «La chiesa, la vita che c’era…». Nel paese in provincia di Caltanissetta il capo dello Stato arriva intorno a mezzogiorno. Prima sorvola in elicottero la collina sventrata osservando le case sospese nel vuoto, poi è la volta della ricognizione in paese, accompagnato dal sindaco Massimiliano Valentino Conti e dal capo della Protezione civile Fabio Ciciliano. Ed è un nuovo “blitz” a sorpresa, una settimana dopo quello di Giorgia Meloni. «Sono venuto qui – dice a una signora rimasta senza casa – per far vedere che il sostegno si mantiene alto».

Il blitz

La visita di Mattarella infatti non era stata inserita nell’agenda ufficiale del Quirinale ma comunicata soltanto alle autorità locali, proprio per evitare passerelle e ridurre al minimo i disagi. Anche se la notizia ha preso a circolare fin dal mattino e la voce si è sparsa in un baleno. E così all’ora di pranzo erano decine, forse centinaia i cittadini ad aspettare l’inquilino del Colle quando l’auto presidenziale è entrata in paese. Applausi, grida. «Grazie presidente», «grazie per essere qui». Tra chi lo ferma o chiede per parlargli ci sono molti dei cittadini che non hanno più una casa, per i quali proprio nelle scorse ore è stata erogata la prima tranche di contributi per l’affitto, una somma dai 400 ai 900 euro mensili a famiglia. «Abitavo a 20 metri dalla frana, in quella casa c’era tutta la mia vita, e quello che è perso è perso», gli dice una signora stringendogli la mano. «So che è difficile in queste condizioni, lo capisco bene. Nelle case c’erano gli affetti, c’era la vostra vita. Per questo sono venuto qui, per far vedere che il sostegno si mantiene alto», risponde Mattarella. E poi ancora, a un altro sfollato: «Ci siamo e stiamo lavorando per Niscemi». Con molti si sofferma a parlare, qualcuno ne resta sorpreso. «Non me l’aspettavo – commenta uno degli sfollati, Roberto Palumbo – ci ha fatto capire che c’è attenzione». Il capo dello stato ringrazia militari e vigili del fuoco «per quello che fate», si informa sullo stato della frana, fa domande mentre dal Belvedere osserva le case sospese nel vuoto. «L’evacuazione immediata è stata provvidenziale e indispensabile. Chi si è allontanato ha lasciato tutta la sua vita lì dentro, siete riusciti a far recuperare molte cose?», chiede. Gli spiegano che giusto qualche ora prima sono stati messi in salvo 350 tra i volumi più antichi conservati al piano terra della storica biblioteca Angelo Marsiano, anch’essa affacciata sul ciglio del precipizio.

L’aiuto
Applausi, molti, tanti quante le richieste di aiuto. Come quella della madre di Aurora, una bimba di 9 anni morta un anno fa in un incidente stradale su una strada provinciale. «Le chiedo col cuore in mano di fare al più presto affinché la Sp11, l’unica strada percorribile che abbiamo, venga messa in sicurezza». Gli mostra la foto della figlia sullo smartphone . «Lo so – risponde lui – è una delle priorità assolute». Lo Stato c’è, è il messaggio che vuol mandare Mattarella con la sua presenza a Niscemi senza annunci. «Ha voluto vedere con i suoi occhi la tragedia della frana e ci ha portato un messaggio importantissimo per la nostra comunità, di vicinanza e presenza delle istituzioni», le parole del sindaco Conti. «Ci ha detto di lavorare, lavorare, lavorare soprattutto per i più giovani». Più tardi, nel pomeriggio, il capo dello Stato è a Palermo, al teatro Massimo per la Giornata dell’orgoglio dell’appartenenza all’avvocatura, con il sindaco Lagalla e il presidente della Regione Schifani. Altri applausi, prima di rientrare a Roma e lasciare la Sicilia con una rassicurazione: al Colle non si volteranno dall’altra parte.


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