Grande è la confusione, sotto al cielo della politica e sotto a quello di Bollate, il carcere nel quale è rinchiuso — per scontare la pena definitiva a 14 anni e 9 mesi — Mario Roggero. È la propaganda, bellezza. Quella che a volte trasforma vicende tragiche in spettacolo da talk show o da discussione sui social, dove tutti parlano di tutto senza capire davvero di che cosa parlano. E allora proviamo a fare un minimo di ordine, una goccia nel mare delle chiacchiere da bar o da ombrellone, su tre fronti: la condanna che ha subito Roggero, e quindi la fattispecie di reato; la sua «candidabilità alle elezioni»; l’istituto della Grazia.
A Roggero i giudici non hanno riconosciuto la legittima difesa: ha sparato ai ladri fuori dalla gioielleria, li ha inseguiti, colpiti, ad uno puntato la pistola per il colpo di grazia. Indipendentemente dai sentimenti di ognuno di noi prova («ha fatto bene, avrei agito così anche io, era esasperato dalle tante rapine subite»), non stiamo parlando della fattispecie di cui i più dibattono. Cioè non quel tipo di situazione in cui i banditi stanno minacciando te e la tua famiglia, stanno mettendo in pericolo di vita tua moglie, tuo marito, i tuoi figli e tu impugni un’arma (da fuoco, se la detieni in casa, o un qualunque coltellaccio da cucina) e uccidi chi sta per uccidere o sta per fare del male a te o ai tuoi cari. Sembrano dettagli, ma non lo so. Altra cosa è inseguire i propri aggressori e colpirli (magari alle spalle) quando stanno ormai fuggendo. La legge è chiara su questo. Nel primo caso, probabilmente, Roggero non sarebbe stato condannato e non avrebbe dovuto risarcire le famiglie dei ladri.
Salvini e la Lega si sono affrettati a proporre la candidatura di Roggero alle prossime elezioni. Una boutade, o una provocazione, magari una mossa politica. Perché Salvini saprà sicuramente che il gioielliere piemontese, per la legge italiana, non è candidabile. Lo dice il codice penale: chi riceve una condanna superiore ai 5 anni perde l’elettorato attivo e passivo. Attivo, significa votare. Passivo, significa essere votati. Roggero, per essere chiari, nel ’27 non potrà recarsi alle urne (in carcere altri detenuti votano) per scegliere Lega, Vannacci, Fdi o altri, figuriamoci se può essere eletto. E quindi, non potendo essere eletto, non è nemmeno candidabile. Il suo avvocato, capo del legislativo del partito vannacciano, lo sa bene (lui di sicuro conosce il codice penale, al contrario di tanti «leoni da tastiera»), tanto che ieri ha dichiarato: «Andrebbe superato il piccolo dettaglio dell’interdizione legale…». Già, un piccolo dettaglio.
E veniamo alla Grazia, istituto un tempo polveroso, tirato fuori dal cassetto da Paolo Sorrentino nel suo film e diventato super-pop con la vicenda Minetti. La Grazia la può concedere solo il Presidente della Repubblica, e fino a qui. Ma ovviamente la concessione non è automatica, tanto che delle oltre 4mila istanze presentate a Mattarella dal 2015 ad oggi, solo 71 sono le grazie concesse. Alcune di queste pratiche non sono mai partite, per mancanza di requisiti o vizi formali. Moltissime sono state rigettate: 1.136 su 1.705 solo in questo secondo mandato di Mattarella, cioè dal 2022 ad oggi. Quelle concesse, hanno tutte una motivazione formale. La famosa grazia a Nicole Minetti, al di là di ogni possibile favoleggiamento che si è fatto, le viene concessa perché doveva assistere il figlio adottivo gravemente malato. In altri casi, come lo «scafista» citato da Roggero (un ragazzo che all’epoca dei fatti aveva 20 anni, indicato dai testimoni come a capo dell’imbarcazione che fece naufragio, nella quale morirono 49 persone) ha scontato una parte di pena, ha fatto un percorso in carcere. Ecco, il ravvedimento, in altri casi il pentimento, sono elementi decisivi per provare ad avere la grazia. E poi il tempo: metterne almeno un po’ tra la condanna e la richiesta. Altrimenti la grazia diventerebbe un quarto grado di giudizio, circostanza che il Colle vuole (giustamente) scongiurare.
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