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L’unicità di Roma, valore da difendere


C’è un valore italiano, e universale, che si chiama l’unicità di Roma. Ossia l’impossibilità di paragonare questa Capitale, e da subito lo aveva capito bene il piemontesissimo Cavour che nell’Urbe non aveva mai messo piede ma conosceva la storia e capiva il futuro, a qualsiasi altra città.

Per cui, occorre stare ben attenti a non praticare a livello legislativo equiparazioni tra Roma e le altre città e a confondere i poteri speciali di cui va dotata la Capitale — finalmente ci siamo quasi e l’ottimismo sulla legge costituzionale e sulla successiva legge ordinaria per Roma è ben riposto — con il rafforzamento della governance delle altre realtà comunali da Nord a Sud del Paese. Roma è Roma, ecco.

Perciò va colta con vera consapevolezza culturale, responsabilità politica e capacità di gestione parlamentare della doppia legge la grande occasione che, dopo tanto tempo di indifferenza verso Roma, la politica nazionale in maniera bipartisan e Palazzo Chigi e il Campidoglio tramite un percorso di collaborazione istituzionale (dice niente il Metodo Giubileo?) sono riuscite a creare. E lo hanno fatto per dotare questa Capitale degli strumenti giusti per essere più decisiva nella propria azione amministrativa e quindi per proiettarsi con più forza come guida del Paese.

Una Capitale più attrezzata, nelle facoltà di gestione, nelle disponibilità finanziarie, nell’aura e nella proiezione di se stessa, è una Capitale che assolve ancora meglio di quanto stia facendo finora, e già fa tanto, la sua funzione di motore e di vetrina della nazione.

La svolta

Va considerato, ora che si sta facendo la legge e parliamo davvero di una svolta storica considerando che la Costituzione non citava Roma Capitale, che c’è la Roma cosmopolita, legata alla sua vocazione internazionale; c’è la Roma capitale di una Repubblica nella sua dimensione europea; c’è la Roma dello sviluppo economico nella sua dimensione nazionale e internazionale; c’è la Roma capoluogo di Regione e fulcro dell’area di quell’Italia Centrale che ancora va meglio concepita come zona cruciale per il Paese e va potenziata di infrastrutture.

Queste tante Rome, che sono un unicum, non hanno pari. E occorre riconoscerle, come si sta facendo al netto di certi rischi di residuo settentrionalismo, e allora non si può non guardare con fiducia al percorso che è stato imboccato.

La legislatura finisce tra un anno e mezzo, nel 2027, e c’è tutto il tempo per approvare anzitutto la legge costituzionale. E approvarla, nelle quattro letture che possono andare spedite se c’è l’accordo politico, in maniera condivisa. Se la legge dovesse finire per essere votata solo dalla maggioranza parlamentare e non dai tre quarti di Maontecitorio e Palazzo Madama, si andrebbe a un referendum su Roma che sarebbe davvero da evitare e risulterebbe un pessimo spettacolo agli occhi degli italiani e di chi ci guarda da fuori.

E dunque, ci sono ottime ragioni per augurarsi che da parte del centrodestra la dialettica interna si risolva per il meglio e che nel centrosinistra non si infili Roma in questioni che con la questione romana non c’entrano nulla. Ossia quelle della propaganda da campagna elettorale per le Politiche del 2027. Tirare fuori la Capitale dalle dispute, come s’è fatto finora, è il modo migliore per andare avanti. Perché Roma è un bene superiore a qualsiasi discorso di convenienze partitiche. E’ una grande città che contiene due ordini di problemi.

Ci sono i problemi della necessità e i problemi della grandezza. Occorre cioè pensare politicamente e amministrativamente alle questioni di normale vivibilità dei romani, alla gestione ordinaria, alle necessità immediate e di tutti i giorni e insieme bisogna attrezzarsi con pragmatismo e visione ai problemi della grandezza. Che consistono nell’alzare lo standing nazionale e internazionale di questa Capitale e nel darle la forza che le è connaturata. Grandezza significa rendere ancora più ampio il respiro di città-guida del Paese — il Giubileo in questo e in tanto altro è stato una prova da sviluppare e da azionare in tutti i campi possibili — e di farsi sempre più vetrina del tutto, ossia di affermarsi sempre di più come centro pulsante di tutte le attività di sviluppo materiale e culturale che fanno la storia e il destino di una metropoli e specialmente di una metropoli unica e particolare come questa.

Vetrina e volano

C’è tutto ciò nell’approccio che Palazzo Chigi e Campidoglio hanno adottato per Roma, nella legge costituzionale che sta facendo il suo iter nelle Camere e quanto alla legge ordinaria che verrà non potrà non essere l’attuazione pratica di questo grande lavoro che si sta facendo per la Capitale. E che, appunto, va protetto con molta cura e nell’interesse generale dei cittadini. Non solo quelli romani. Perché una vera Capitale è sintesi e volano di un intero Sistema Paese.


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