Alla vigilia di Capodanno, in una Camera dove pullulano i trolley dei deputati per darsi alla fuga in vista dei festeggiamenti dell’ultimo dell’anno, la manovra chiude il cerchio e diventa legge, con i suoi 22 miliardi di euro all’attivo. È «seria e responsabile — scrive Giorgia Meloni sui social, un minuto dopo che sul tabellone di Montecitorio si accendono le 216 lucine verdi — costruita in un contesto complesso, che concentra le limitate risorse a disposizione su alcune priorità fondamentali: famiglie, lavoro, imprese e sanità». Uno dei risultati di cui, confida la premier ai suoi che la inondano di messaggi whatsapp, si dice in assoluto più orgogliosa: «Non averli sperperati in sciocchezze, come hanno fatto altri prima di me». Mentre ai suoi follower dice di aver «lavorato per rendere strutturali misure già avviate e per rafforzare quelle che incidono realmente sulla vita quotidiana degli italiani, mantenendo fede agli impegni assunti. Un altro passo avanti per dare certezze alla Nazione e continuare a costruire un’Italia più solida, competitiva e capace di guardare al futuro con fiducia».
L’ULTIMA LEGGE “GGG”
È la quarta legge di bilancio targata Meloni e, se tutto continuerà a filare liscio, l’anno prossimo di questi tempi vedremo l’ultima manovra siglata GGG, dove una G sta per “Giorgia” e l’altra per Giancarlo Giorgetti, l’alchimista dei numeri che con la presidente del Consiglio ha tenuto la barra dritta in questi mesi, pagando spesso in prima persona, colpito persino dal fuoco amico del suo stesso partito. Si chiude la manovra 2026, ma nel mirino c’è già il 2027. «L’anno prossimo qualcosa allargheremo, perché sarà una legge di bilancio a ridosso delle elezioni — ammettono da via della Scrofa — quella più elettorale, giustappunto. Ma la rotta resterà la stessa, senza mai uscire dai binari: la tenuta dei conti pubblici». Insomma, stando a Fdi, l’ultimo tango riserverà ben poche sorprese. In parte perché sono le ferree regole europee a imporlo, un po’ perché è questo, in fin dei conti, l’altro risultato di cui la premier va più fiera, ottima cartina di tornasole da giocare in campagna elettorale: aver condotto l’Italia fuori dalle secche, con l’uscita dalla procedura di infrazione che dovrebbe arrivare a marzo. E che le consentirà di prendersi una rivincita non da poco «con chi, appena arrivati al governo, sosteneva che avremmo mandato l’Italia per aria, che saremmo stati divorati dallo spread e che sarebbero saltati i conti. Invece l’abbiamo resa una nazione virtuosa e non più fanalino di coda, fuori dalla lista dei “cattivi”» del Vecchio continente, rivendica Meloni coi suoi, quasi divertita dalle accuse che piovono dall’opposizione, con i dem che, a votazione finale chiusa, tirano fuori i cartelli con su scritto “disastro Meloni”, sbandierandoli verso gli scranni del governo e a favore di fotografi e telecamere.
LE DIFFICOLTÀ
Ma se la premier, portata a casa la manovra, ha già le idee chiare per la legge di bilancio dell’anno venturo, altrettanto vero è che è perfettamente consapevole, assieme a Giorgetti, delle difficoltà che si profilano all’orizzonte. Un antipasto è già stato servito con gli ordini del giorno presentati alla legge di bilancio approvata ieri, con la Lega che è già tornata a dare battaglia sulle pensioni, chiedendo di cancellare l’aumento dell’età pensionabile (un mese in più dal 2027, altri due mesi nell’anno successivo) e incassando un laconico «vedremo» del titolare dell’Economia. Insomma, se nelle settimane scorse il governo ha passato brutti quarti d’ora sulla legge di bilancio — con la Lega che ha minacciato di far saltare il banco — l’anno prossimo sarà ancor più complicato tenere a bada gli appetiti degli alleati, visto che le elezioni saranno alle porte per tutti, non solo per la premier e il responsabile del Mef, gran visir dei conti in ordine.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
© RIPRODUZIONE RISERVATA



Leave feedback about this