L’Europa dell’industria della difesa, va avanti per la strada tracciata finora per mettere insieme le forze, disegnare e consolidare le alleanze internazionali che servono. Ma non aspetta altro. Rimuovere i veti che bloccano la marcia Ue e superare l’ostacolo dell’unanimità a Bruxelles, è considerata una questione di sopravvivenza oltre che di competizione internazionale.
Qualcosa che insieme alla rimozione sugli anacronistici paletti sulle fusioni Ue, arrivati ora finalmente a una svolta storica, può cambiare l’assetto delle munizioni finanziarie europee (tra difesa, sicurezza globale, tecnologia e materie prime critiche) ma anche la strada che porta dritto alla creazione di campioni europei capaci di giocare la partita. E quella della difesa in corso con gli Stati Uniti, che tanto spingono per una nuova sovranità Ue, è una delle partite cruciali in pieno riassetto degli equilibri geopolitici. Con la Cina grande protagonista su tutti i fronti caldi della rivoluzione dell’economica.
Ma va detto. L’industria non produce tecnologia che va di moda, ma quello che serve alla difesa degli Stati. Può preparare il terreno con le alleanze, è più rapida della politica e può fare da sherpa, ma poi deve fare i conti con gli equilibri politici a un certo punto. È questo il refrain, il tema ricorrente quando i player della difesa si trovano intorno a un tavolo.
E allora a che punto siamo con gli equilibri politici dopo gli ultimi giorni di vertici? I segnali arrivati da Belgio e Germania hanno mosso qualcosa di importante, ma l’assetto non è cambiato nella sostanza, a sentire la lettura che ne danno gli addetti ai lavori nell’industria internazionale. L’Europa degli Stati a caccia di soluzioni che guardino allo scenario Usa e la svolta della Nato, ma anche a quello russo, per ora ha prodotto “una cooperazione rafforzata Italia-Germania”, non c’è dubbio, e un indebolimento del motore franco-tedesco forse solo apparente. Perché anche se Friedirich Merz ha fatto un po’ la voce grossa ed Emmanuel Macron ha dato la sua ricetta per svegliare l’Europa (il “Buy European” come chiave per ridare slancio all’industria) alla fine i due premier si sono presentati insieme al vertice informale sulla competitività del castello di Alden Biesen con tanto di dichiarazione congiunta. Quanto all’asse con gli Usa, mentre l’America di Trump dà una versione, quella di Marco Rubio ne dà un’altra. Da parte sua l’Italia, mantiene il filo stretto con gli Stati Uniti, mentre le geometrie variabili con la Germania non sono sufficienti a scalzare l’asse franco tedesco come già detto.
Ecco perché, alla fine, l’impressione è che non sia cambiato molto nelle ultime ore. Compresa la liquidazione del progetto per il super caccia franco-tedesco e l’uscita di Berlino, sembra abbia smosso poco gli assi. La certezza è che il super caccia di sesta generazione, Gcap promosso da Italia, Uk e Giappone va avanti secondo i piani e potrà forse trovare nuovi alleati (chissà se Germania e Australia). Ma come ha detto il ministro della Difesa, Guido Crosetto, è difficile che entrino anche i francesi, abituati come sono a monopolizzare la scena. Per il resto, è noto il lavoro che sta facendo Leonardo, che ha lanciato alleanze sia con la Germania che con la Francia, sul “Michelangelo Dome”, lo scudo antimissilistico, capace di individuare, tracciare e neutralizzare minacce in caso di attacchi massivi, su tutti i domini. È una piattaforma che chiama a raccolta tutti i Parsi Ue. Ogni Stato può dare il suo contributo alla difesa comune. Può essere un test di forza per l’Europa.
Come del resto lo sarà la joint venture spaziale tra Leonardo, Thales e Airbus al vaglio dell’Antitrust Ue. E lo scenario di un asse nucleare in funzione deterrente? La Russia ha qualcosa come 5.600 testate con vettori ipersonici. La Francia ha 250 testate vecchie e senza missili. Se anche contassimo le altre 220 Uk con sommergibili di lancio, la prova di reterrenza servirebbe a poco.
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