Le opposizioni condannano quasi unanimi l’operazione “Absolute Resolve”, leggono nel blitz americano contro Maduro un atto di «aggressione» che viola il diritto internazionale, chiedono al governo di riferire in fretta in Parlamento. Lettura diametralmente opposta quella di Giorgia Meloni, che invece scorge nell’assalto aereo ordinato da Trump un atto di legittima difesa, «un intervento di natura difensiva contro attacchi ibridi alla propria sicurezza, come nel caso di entità statuali che alimentano e favoriscono il narcotraffico».
La premier viene avvisata all’alba dell’operazione americana in Venezuela. Si trova a Madrid, in visita dall’amico Santi Abascal, leader di Vox, che posta scatti dei giorni trascorsi insieme, tra un selfie in casa con la famiglia e un video della premier “chica valiente” che sfreccia su una mini rosso fuoco, «sono già del mestiere!». A metà mattinata, mentre rientra a Roma, Meloni verga con i suoi collaboratori la prima nota ufficiale sulla crisi venezuelana.
LA LINEA ITALIANA
Premette che il governo, «coerentemente» con la posizione «storicamente espressa dall’Italia», non considera l’azione militare esterna «la strada da percorrere per mettere fine ai regimi totalitari». Salvo spiegare appunto di ritenere «legittimo» ‘l’intervento contro il narcotraffico di Stato venezuelano. E contro un presidente che l’Italia «non ha mai riconosciuto». Poi confessa i timori ai piani alti dell’esecutivo. Spiega di seguire minuto per minuto la crisi in continuo contatto con il ministro degli Esteri Antonio Tajani e che la «priorità assoluta del governo» resta in queste ore il destino della «comunità italiana in Venezuela». Una marea umana di oltre centomila persone. Anche è un nome quello che toglie davvero il sonno al governo italiano: che ne sarà di Alberto Trentini, il cooperante arrestato e imprigionato da oltre un anno senza processo dal regime maduriano? Della sua situazione la premier avrebbe parlato con Trump in recenti contatti ed è possibile che il tema sia emerso durante la telefonata di Capodanno di mercoledì scorso, quando uno scambio di auguri fra leader ha offerto l’occasione di un confronto sullo scenario internazionale. Non sappiamo se la leader fosse a conoscenza dell’imminente operazione ma di certo l’intelligence tricolore era in allerta da settimane, come del resto le altre agenzie europee, per un possibile repentino sviluppo in Venezuela. Mentre Maduro viene ammanettato dalla Delta Force a Caracas, a Roma Palazzo Chigi e la Farnesina si attivano per Trentini. Tajani e l’unità di crisi raccolgono poche informazioni: si trova ancora nel carcere del Rodeo ma non è stato possibile contattarlo nelle prime ore della crisi, come confessa il titolare degli Esteri in una telefonata al governatore del Veneto Alberto Stefani. Si teme per le proteste che al Rodeo come in altri penitenziari sono scoppiate a seguito dell’intervento choc Usa. Ma la speranza non è persa, anzi, spiegano fonti diplomatiche a conoscenza del dossier. Perché l’Italia confida nel sostegno degli americani per liberare il concittadino illegalmente detenuto proprio come decine di prigionieri politici di Paesi europei. Nelle ultime settimane gli sforzi dell’intelligence per la liberazione di Trentini sono andati aumentando e lo stesso vale per la macchina diplomatica: nelle prossime ore Tajani cercherà un contatto con il segretario di Stato Usa Marco Rubio. E proprio a ridosso di Capodanno la speranza aveva ripreso a crescere. Maduro ha annunciato la liberazione di circa cento prigionieri il primo gennaio e al governo fino all’ultimo hanno incrociato le dita perché il cooperante veneto fosse nell’elenco. Forse vanno lette sotto questa luce le dichiarazioni dai toni istituzionali e apparentemente concilianti postate da Tajani su X il primo dell’anno, in italiano e in spagnolo: «Nel delicato quadro di tensione che interessa l’area latino-americana, l’Italia ribadisce il primato del diritto internazionale e la preminenza della diplomazia nella risoluzione delle controversie». Gli eventi però non hanno preso la piega sperata e ora non resta che cercare un’interlocuzione con i prossimi padroni di Caracas. Intanto la politica italiana si divide sul blitz di Trump.
LE REAZIONI
Compatto il centrodestra che sostanzialmente avalla l’operazione. Netta Fratelli d’Italia che dalle prime ore del mattino bersaglia la “sinistra amica di Maduro”. Carlo Fidanza, capodelegazione in Ue: «Fa sorridere che a chiedere il rispetto del diritto internazionale in Venezuela siano i rappresentanti di quella sinistra rosso-verde che da 4 anni strizzano l’occhio a Putin». Dura la segretaria dem Elly Schlein che convoca una segreteria d’urgenza — due ore di riunione nel pomeriggio — e infilza l’esecutivo. «Abbiamo sempre condannato il regime brutale di Maduro» premette “ Elly” salvo accusare Trump di «gravi violazioni del diritto internazionale». Di «palese violazione» parla anche Giuseppe Conte che chiede insieme al Pd un’informativa urgente del governo in aula.
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