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Dopo settimane a testa china sulla nuova legge elettorale, la maggioranza ha finalmente scoperto le carte, presentando in parlamento un testo che ridisegna l’architettura del voto e che punta, dichiaratamente, a garantire stabilità al prossimo esecutivo. Premio di maggioranza, proporzionale puro, soglia di sbarramento al 3% e listini bloccati: un cambio di rotta netto rispetto al Rosatellum – ovvero l’impianto attuale, approvato nel 2017, che ha permesso l’elezione dell’attuale governo.
Il premio di maggioranza
L’elemento centrale della riforma è il “premio di governabilità”. Un pacchetto di seggi aggiuntivi rispetto a quelli spettanti in base al calcolo proporzionale, da consegnare coalizione più votata, che supera il 40% dei consensi. Una misura, giudicata incostituzionale da alcuni che porta il peso di un obiettivo chiaro: assicurare numeri solidi in Parlamento ed evitare così maggioranze risicate o trattative inconciliabili post-voto. Un sistema per garantire stabilità, e per assicurare un vincitore chiaro.
I collegi uninominali
E se il premio sopra descritto rappresenta il cuore pulsante della riforma, le fondamenta sono da ricercare invece nella scelta del governo di eliminare i collegi uninominali. Si tratta di una scelta molto diversa dall’attuale Rosatellum, che prevede un sistema misto: circa un terzo dei parlamentari è eletto nei collegi uninominali, dove vince chi prende anche solo un voto in più, mentre il resto dei seggi è distribuito proporzionalmente.
Con la nuova riforma, scompare la sfida secca nei territori: non ci sarà più un candidato che “si gioca tutto” nel proprio collegio. Resta invece la centralità delle liste e delle coalizioni, con una soglia di sbarramento fissata al 3%.
L’assenza delle preferenze
A far discutere è poi anche l’assenza delle preferenze, che nonostante in passato siano state più volte sollecitate anche dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e dal suo partito, nel nuovo impianto continuano a non trovar spazio. Gli elettori continueranno a votare il simbolo, non il singolo candidato: le liste rimangono bloccate e i seggi vengono attribuiti seguendo l’ordine stabilito dai partiti. Un nodo stretto, ancora da sciogliere, atteso al vaglio del parlamento. Una attaglia, a colpi di emendamenti, che consegnerà all’aula il testo pronto per l’esame.
