Titano da sempre affascina gli scienziati per la sua atmosfera densa e i paesaggi extraterrestri: laghi, fiumi e piogge di metano liquido sotto un cielo arancione. Tuttavia, se la scienza negli ultimi decenni si è concentrata sulla possibilità di un oceano sotterraneo di acqua liquida simile a quello terrestre, nuovi studi stanno rivoluzionando questa visione.
Le ipotesi
Per anni gli scienziati hanno ipotizzato che sotto la crosta ghiacciata di Titano, il più grande satellite naturale di Saturno, potesse esistere un oceano sotterraneo di acqua salata, una sorta di mare nascosto sotto centinaia di chilometri di gelo.
Questa idea si basava sulle osservazioni della missione Cassini-Huygens, che ha scandagliato il comportamento gravitazionale di Titano mentre orbitava attorno a Saturno. La deformazione della sua forma in risposta alla gravità del pianeta suggeriva che qualcosa di fluido potesse trovarsi sotto la superficie statica di ghiaccio. Tuttavia, una rilettura recente dei dati di Cassini con tecniche più avanzate di analisi ha messo in discussione questa interpretazione.
Secondo i nuovi modelli, l’interno di Titano non sarebbe dominato da un oceano interconnesso, ma da una massa spugnosa di ghiaccio ad alta pressione, simile nella consistenza a un sorbetto, con piccole sacche isolate di acqua liquida distribuite al suo interno. Questo nuovo quadro si basa su una peculiarità osservata nel modo in cui Titano si deforma sotto l’influenza delle maree gravitazionali di Saturno: la deformazione non sarebbe immediata come ci si aspetterebbe se fosse presente un grande oceano fluido. Al contrario, il ritardo osservato nella risposta suggerisce un materiale interno più viscoso, tipico di ghiaccio denso e compresso, piuttosto che di acqua libera in grandi quantità.
Il cuore «diverso»
Questa nuova concezione dell’interno di Titano non nega completamente la presenza di acqua liquida, ma la riduce a pozze e canali di acqua intrappolata tra strati di ghiaccio. La struttura interna sarebbe quindi un mosaico di ghiaccio compatto e materiale semifluido, con proprietà meccaniche intermedie tra solido e liquido. Un assetto che spiegherebbe la risposta lenta e smorzata del satellite alle sollecitazioni mareali di Saturno e che ridimensiona l’idea di Titano come un vero e proprio ocean world. Piuttosto che ospitare un oceano globale continuo sotto la crosta, il satellite apparirebbe caratterizzato da un interno più rigido e complesso, in cui l’acqua liquida non forma un sistema interconnesso ma rimane intrappolata in una matrice di ghiaccio ad alta pressione. Questa interpretazione impone una revisione dei modelli finora utilizzati per descrivere la struttura interna di Titano e, più in generale, per comprendere la natura dei mondi ghiacciati nel sistema solare.
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