Notizie Nel Mondo - Notizie, affari, cultura Blog Politics le donne, l’arme, gli amori del Cavalier Sigfrido
Politics

le donne, l’arme, gli amori del Cavalier Sigfrido


Commenti e retroscena del panorama politico
Iscriviti e ricevi le notizie via email

«Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori, / le cortesie, l’audaci imprese io canto…». Ariosto scrisse di Orlando (e di Carlo Magno) ma doveva avere in testa Sigfrido. Perché la serie di dame che palpitano per lui, parliamo di Ranucci, il «cavallier» della Verità, il paladino senza macchia e senza paura delle virtù della libera informazione, sembrano moltiplicarsi.

Ci sarebbe, ma chissà, Roma è la città delle voci e delle avvolgenti fantasie, il concentrato di comunicazione e politica guardone, di spifferi e di mezze verità che talvolta diventano incredibilmente verità intere o almeno verosimili, una nuova prediletta di Sigfrido o forse è lei che predilige lui ma sempre di affinità elettive si parla.

C’è chi dice, nel mondo Rai, che abbia trent’anni. C’è chi obietta, tra le case editrici e il giro delle presentazioni di libri dove tutti conoscono tutti e sparlano di tutti, che ella abbia, ammesso che esista questa nuova dama del cavallier Sigfrido, qualche anno in più. Ma non è questo che conta. Il fatto è che Sigfrido piace, e questo gli fa onore oltre ad attirargli una certa invidia, e che dopo la misteriosa bionda del Cefalù per non dire di Katerine, Emilia e Lavinia: i suoi tre amori nell’autobiografia «La scelta» ormai diventati miti della letteratura rosa e chissà in quante vorrebbero essere loro e in quanti vorremmo essere lui ora c’è un’altra donna che ha trovato in Ranucci la purezza del paladino.

Del resto, occorre ammetterlo, come si fa a resistere a uno che va a caccia di malfattori potenti, sfida mafie e mala politica e per di più, acme della capacità di amare e di farsi amare, invece di lasciare morire un giovane albanese (cit. «La prova») mandato ad ucciderlo da parte delle cosche peggiori, lo salva dalla morte per dissanguamento dopo che quello si è andato a schiantare con la moto contro il cancello della villetta ormai famosa di Pomezia dove vive questo scooppista sciupafemmine?

La presunta nuova fiamma di Sigfrido lui ha un nome che nella mitologia rimanda al tormento d’amore qualcuno immagina che sia stata vicina sentimentalmente a esponenti importanti del centrodestra, ma l’immaginazione serve perché qui stiamo appunto in storie ariostesche di dame e cavallier, mentre altri non fanno che vederla nelle presentazioni dei libri, in quelle di Ranucci in particolare.

E chi la conosce ma basta una googolata per conoscerla, ammesso che se ne sappia il nome la trova esattamente rispondente a quelle caratteristiche di donne in ascesa pluripartisan e poliamorose: se non sei un po’ comunicatrice e un po’ mezza influencer, con una laurea in giurisprudenza e pure un master magari improbabile, se non sei social media manager e fai marketing strategico (ma hai anche una vena poetica), a Sigfrido non puoi arrivare anche se Sigfrido ti aspetta e in generale le donne del momento hanno queste caratteristiche umane e professionali.

Lei ha occhi solo per Ranucci.

Viene descritta come una donna affascinante e certamente lo sarà. Chissà se vale anche per lei la forza sexy che Ranucci sprigiona per le alte.

La mitologia

Nella mitologia, Sigfrido (Siegfried) è l’eroe immacolato che sconfigge il drago, ma è anche una figura tragica, segnata dal tradimento, da un destino avverso e da un amore tormentato e totalizzante (quello per Brunilde). Nella percezione pubblica, Ranucci incarna una versione moderna di questo archetipo. Il «drago» sono i poteri forti e corrotti che egli combatte ogni settimana con Report. Sapere che questa continua esposizione al pericolo comporta una vita blindata, solitaria e di enorme sacrificio personale (come lui stesso racconta continuamente), crea un mix potentissimo e sexy di ammirazione e di «sindrome della crocerossina».

Ma i casi personali, questa donna che si aggiunge alle altre tre del libro sempre più richiesto in libreria e alla bionda del bistrò, contano fino a un certo punto. Mentre è la questione generale, cioè la morale di questa storia, quella che deve far pensare e deve spronare tutti noi: se non sei un mito del giornalismo d’assalto, rischi di non amare e soprattutto di non essere amato come Sigfrido.


© RIPRODUZIONE RISERVATA


Exit mobile version