«Non ho la pretesa di essere un attore. E questo non è uno spettacolo ma un viaggio emotivo nella vita, in cui mi metto a nudo, con sincerità». Così Diego Dalla Palma, già make up artist di fama internazionale, oggi curatore di immagine e imprenditore, racconta il suo Perché no?, per la regia di Marco Iacomelli e Costanza Filaroni — nato dal libro Alfabeto emotivo, in viaggio con la vita (Baldini+Castoldi) — con cui stasera sarà in scena al teatro Ghione, avviando un tour che toccherà più teatri italiani a febbraio e marzo.
Come mai il titolo «Perché no?».
«La vecchiaia mi ha fatto un dono: la consapevolezza. Ora faccio solo quello che voglio fare. Il «perché no?» è una conquista, molti vivono senza arrivare mai a dirlo».
Lei, però, non si è negato molto.
«È vero. Non mi sono fatto mai schiacciare dalle regole».
Ha detto che a teatro proporrà un viaggio nella vita. Come è stato il suo fino a qui? «
Difficile, doloroso. Qualche facilone dice che la vita è meravigliosa. Lo è, se la rendiamo tale. Ma dopo la giovinezza, che è una breve vacanza, tutto si fa difficile».
Perché dice così?
«Pensavo che il mondo fosse un posto migliore, che gli esseri umani fossero diversi, che io stesso, per certi aspetti, potessi essere meglio di come sono, ma la natura dell’uomo non è questa. Servono tenacia e coraggio per rendere la vita davvero meravigliosa».
La sua la definirebbe tale?
«Sì, l’ho resa tale. Credo sia degna di un film, anche se nessuno lo farà. Sono nato e cresciuto in una malga tra montagne e praterie, anche in condizioni igieniche precarie. E ho dovuto affrontare tanti dolori e traumi. Penso alla violenza, al bullismo, ai tradimenti».
Anche al coma, da giovane?
«Quando racconto quella storia molti pensano che sia solo per promuovere il mio libro, non è così. Nella mia vita ho avuto momenti esaltanti di ricchezza e altri, terribili, di povertà, ma non ho mai sentito il fascino dei soldi. La gente crede che io voglia condire la mia esistenza, ma se potessi, in realtà, qualche condimento lo toglierei».
Quali?
«Ho avute tre storie d’amore importanti, una con una donna, Anna, con cui c’è ancora affetto, e due con due uomini, con i quali non ho più contatti e che non vogliono neppure essere citati. Si capisce facilmente quale storia salverei. Eliminerei le delusioni in amore, quelle vissute e quelle date».
Anche lei ha tradito.
«Il sesso nella mia vita ha sempre avuto un’importanza esagerata, lo so perfettamente. Questo ha danneggiato anche me. La donna, però, lo ha capito, gli uomini no, mi hanno solo giudicato».
La sua più grande fortuna?
«L’intuito. Mi deriva da mia madre. Era quasi una veggente. Mi avvicino sempre alle persone seguendo l’istinto. E anche nel lavoro, nella creatività e nelle scelte mi ha guidato tanto. Poi, aggiungo curiosità e ironia. Anche il carisma, quella «luccicanza» che nasce dai tormenti. Quando non ti danno tregua, o resisti o soccombi».
È stato l’istinto, quindi, a guidarla nel mondo della moda e in tv?
«Sì, quando sento di avere un’idea vincente, la difendo sempre fino all’ultimo».
Ha parlato spesso di morte, dicendo di averla già programmata. La fine non la spaventa?
«No, ne sono affascinato. Quando ero in coma, mi ha cullato. Ero in una situazione fluttuante meravigliosa, un limbo, tra luci viola. Ricordo la sensazione del volo, ancora la sogno talvolta. Sono stato furioso per mesi dopo il risveglio, perché stavo bene lì. Quindi non è la fine, ma altro a farmi paura».
Cosa?
«Il dolore del corpo che sta cambiando, la vecchiaia come umiliazione, anche fisica. Quando la mia situazione peggiorerà, e i medici mi dicono che accadrà presto, deciderò di andarmene».
Ora cosa vorrebbe fare?
«Viaggiare».
Non le piacerebbe tornare in tv?
«Mi ha deluso troppo. Si consuma tutto, anche le persone».
Ha lavorato con big come Versace, Coveri, Ferré e tanti altri. Neppure la moda la tenta?
«Il mondo della moda non è più quello in cui mi muovevo io. Ora non c’è quella bellezza che riempiva. C’è solo il business».
A teatro racconterà tutto ciò?
«Sì e il pubblico farà parte del viaggio. Non mostrerò un percorso da seguire, ma la vita per quello che è, non comfort zone, ma trincea».
Via delle Fornaci 37, oggi, 20.30
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