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La Roma che verrà, da Tevere a Ostia il futuro viene dall’acqua


Roma si riprende le sue acque. E lo fa nell’alveo del fiume di rinnovamento di cui è protagonista la Capitale, nella riscrittura urbanistica e civile di se stessa nell’ambizione a rafforzare il proprio ruolo e desiderio di futuro. Sì, l’alveo, il fiume: perché è il Tevere a partecipare alla trasformazione di questa città. Che è una città di pietra ma anche d’acqua, e storici e archeologi concordano che, senza il Tevere, Roma non sarebbe mai esistita. «La città che sale» è un quadro celebre di Umberto Boccioni sulla trasformazione delle metropoli al tempo del futurismo, e Roma rispetto al suo fiume un po’ sale – è più alta di 18 metri, tanto misurano gli argini lungo il fiume – e un po’ scende nel senso che sta ricercando il contatto con il Tevere. E lo trova sempre di più, rendendo il fiume una risorsa centrale per la Capitale. Ecco, trasformare il Tevere da confine dimenticato a cuore vivo della città.

LE IDEE

Dice proprio questo il sindaco Gualtieri intervistato da Limes (il cui ultimo numero è tutto dedicato alla forza della Capitale, segno dell’importanza di Roma): «Abbiamo il progetto del recupero del Tevere, centrale per Roma che però è stato quasi “murato” per risolvere il problema di piene e alluvioni. I muraglioni hanno messo in sicurezza Roma ma hanno fatto scomparire il fiume dalla vita dei cittadini». Per riattivare la connessione sentimentale, ma anche artistica, turistica, urbanistica tra il Tevere e Roma sono nati intanto i cinque parchi fluviali, i «parchi d’affaccio» li chiamano in gergo tecnico. E basti citare quello sotto Ponte Milvio che in questi giorni è diventato ancora più di prima un’attrattiva, forse perché sono riemersi durante i lavori i blocchi di tufo di un tratto di argine risalente al IV secolo a.C. e un ceppo divisorio che nella Roma antica separava la porzione di greto a contatto della riva, del demanio, da quella più interna, destinata alle case private. Si vede Roma da sotto da questo giardino nuovo, si capisce la conformazione della città, e soprattutto si possono immaginare in loco le scene della leggendaria battaglia di Ponte Milvio, del 28 ottobre 312, tra Massenzio e Costantino, accampato non lontano da qui: sulla riva destra del Tevere a Malborghetto, Prima Porta: la Capitale mescolando passato e futuro acquisisce quella contemporaneità che poche altre città possono vantare. Occhio al parco fluviale sotto al ministero della Marina meta di scolaresche, di gruppi di studio di biologi, di storici provenienti anche dall’estero attirati dalle varietà botaniche anche rare lungo la riva. E in questi giorni di vacanza capita di incontrare famiglie che si aggirano lungo l’elegante passerella che fiancheggia l’acqua: «Ma davvero qui si fermano uccelli non comuni in una città di tre milioni di abitanti, come aironi e garzette?». Sì, a volte oltre che nella flora ci si può imbattere in una fauna strabiliante. Non solo topi, ecco, lungo il Tevere. Ed esistono progetti, ancora in fase embrionale ma presto messi a punto e finanziati, per tecnologie ambientali come le barriere intelligenti anti-inquinamento per intercettare sul fiume plastica e detriti galleggianti. Così si contribuisce alla qualità delle acque.

Ancora Gualtieri: «Realizziamo i parchi d’affaccio, riqualifichiamo le banchine e i muraglioni e portiamo avanti il piano per rendere il fiume balneabile e navigabile. Rimettendolo al centro della forma urbis con lo straordinario reticolo idrografico e naturalistico, fatto di parchi e di aree verdi, che rende Roma dal punto di vista ambientale un unicum a livello mondiale». Il Tevere potenzialmente balneabile entro circa 5 anni sarebbe un sogno, anzi è un’idea. Aprirebbe percorsi per attività acquatiche come il nuoto, ispirandosi a iniziative simili a Londra, Vienna, Zurigo, Parigi.

Intanto c’è un piano operativo, tiberland.it, che sta dando centralità culturale e turistica al Tevere collegandolo a itinerari, eventi, associazioni. Non più baracche e barboni anche al centro della Roma fluviale? Ma certo. Per secoli il Tevere è stato l’origine e la spina dorsale di Roma e oggi, dopo decenni di marginalità e degrado, è al centro di una nuova riflessione: non più solo un’infrastruttura idraulica, ma uno spazio urbano e culturale in pieno recupero. Se è vero che non c’è più il Porto di Ripetta (lo si può ammirare solo nelle stampe d’epoca precedente alla costruzione dei muraglioni quando Roma divenne Capitale del Regno) non è stato appena sostituito dalla nuova piazza del Mausoleo di Augusto? Anche qui: l’iper-modernità del complesso dell’Ara pacis creato dall’archistar Richard Meier al tempo della giunta Rutelli ora si integra e si armonizza con il rifacimento del luogo tombale dell’imperatore romano.

C’è l’obiettivo di far diventare il Tevere il più grande parco fluviale d’Europa ma il recupero della vocazione acquatica di Roma va anche oltre il suo fiume. Questa è una città con 17 km di costa, un mare ormai pulito. Per ripristinare l’affaccio sul Tirreno, c’è un investimento di 23,8 milioni di euro sul lungomare di Ostia e lungo tutto il litorale. Concessioni balneari messe a bando, un piano con percorsi sportivi e naturalistici, possibilità turistiche e spazi pubblici. Sono stati coinvolti progettisti di Rimini per realizzare il Lungomare della Capitale. Rivaleggerà con la costa romagnola, turisticamente super-top? Perché no. L’affaccio sul mare di Roma dovrebbe avare una centralità analoga a Barcellona e in futuro — l’ambizione del sindaco — paragonabile al mito di Rio de Janeiro.

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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