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«La Rai pilastro dell’audiovisivo europeo». Sedi ampliate a Roma


 

ROMA L’elenco è lungo. All’interno c’è posto per i grandi temi — vedesi il processo di innovazione tecnologica, il ruolo del servizio pubblico e il suo rapporto con la politica — ma anche per le questioni legate alla cronaca più recente: il piano immobiliare dell’azienda, i rinnovi contrattuali, Sanremo. Intervistato da Mario Ajello del Messaggero, durante l’evento organizzato da Spes Academy (“Servizio pubblico. Le nuove sfide”), l’amministratore delegato Rai Giampaolo Rossi risponde su tutto. E guarda al bicchiere mezzo pieno, nonostante di Rai — sottolinea con una punta di amarezza — sui giornali si parli spesso solo di «pettegolezzi». E invece no: «La Rai rappresenta uno dei più importanti broadcaster pubblici e siamo uno dei pilastri del modello di servizio pubblico, continuiamo a farlo con grande impegno rispetto alle fasi di mercato attuali».

Le nuove sedi

Ma partiamo dalla cronaca: le nuove sedi, si diceva. Oggi a Milano la posa della prima pietra del nuovo centro di produzione che, garantisce Rossi, «sarà tra i più avanzati a livello europeo». Affiancandosi così al cuore pulsante “di stanza” nella Capitale. «Non toglieremo nulla a Roma», spiega l’ad che rivendica la scelta di valorizzare anche il centro di Milano, dove ormai tanto la sede di Corso Sempione, che quella di via Mecenate non offrivano spazi sufficienti.

L’operazione di restying più massiccia va avanti a Roma, tra la ristrutturazione della storica sede di viale Mazzini («c’era l’amianto e nessuno è mai intervenuto»), e la messa in funzione della nuova sede di via Severo, sulla Cristoforo Colombo: un palazzo moderno pensato per una dimensione più dinamica di lavoro anche attraverso il sistema di desk sharing. In via di completamento anche le attività di ampliamento di due studi a Saxa Rubra, a cui va sommata la ristrutturazione del centro di Napoli e la modernizzazione di quello di Torino.

Dopo il tira e molla con il comune ligure, tra i temi caldi entra a pieno titolo il festival della canzone italiana, ormai alle porte: «Abbiamo firmato una convenzione con il comune per la quale, da qui a qualche anno, Sanremo resterà lì ed è giusto che vi rimanga», spiega Rossi mettendo sul bilancino, oltre allo «sforzo produttivo», il valore artistico» e «identitario» unico rappresentato da questo evento. Tale da tener lontani i timori di una possibile «controprogrammazione» dei competitor: «Il risultato fatto da Carlo Conti l’anno scorso ha battuto tutti i record possibili». Il numero uno di viale Mazzini smina anche le polemiche dopo le dichiarazione della cantante Levante, intenzionata — in caso di vittoria — a non partecipare all’Eurovision se ci sarà anche Israele. «Come Rai abbiamo confermato da parte nostra l’assoluta volontà che l’Italia partecipi all’Eurovision», dice Rossi, che come ipotesi da parte della Rai, «se l’Ebu è d’accordo e se gli organizzatori sono d’accordo», ha posto «la possibilità di ospitare fuori concorso anche un artista palestinese in questa visione di inclusività».

L’altro nodo è quello dei contratti, a partire dal rinnovo dei circa novemila quadri impiegati: «Un obbligo che sentivamo di dover osservare nei confronti di chi è il vero motore trainante di questa azienda». E poi la stabilizzazione dei precari, un punto che l’ad rivendica soprattutto in una «fase di crisi», dove il trend che va per la maggiore è quello dei licenziamenti, e non delle assunzioni. Tra gli evergreen, il rapporto tra servizio pubblico e politica. Che, a detta di Rossi, ha fatto fatica a leggere il processo di trasformazione in atto negli ultimi dieci anni, lasciando talvolta la Rai «da sola a combattere». Quanto al nuovo talk in vista, l’ad frena sull’indiscrezione che sia Claudio Brachino a guidarlo: «Stiamo valutando le opzioni sui conduttori».

La sfida digitale

L’elefante nella stanza, quando si parla di futuro, resta pur sempre l’evoluzione tecnologica che «non è un elemento neutrale anche nel settore dei media». La rotta, ad ogni modo, è chiara: «Quella della «digital media company” rappresenta la nostra grande sfida: vogliamo raggiungere tutti», il ragionamento di Rossi, che insiste su Rai Play, considerata «un case history in tutta Europa». È Rai Play, con un sguardo diretto al pubblico più giovane e a una modalità di fruizione del tutto nuova, la «piattaforma» che più di tutte rappresenta il futuro. Mezzi che cambiano, stessa mission che resta: «Raccontare l’Italia, questa è la funzione fondamentale».

Valentina Pigliautile


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