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«La mia nuova carriera tra emozioni e agonismo»


Prima di diventare una delle figure di riferimento del padel italiano, Giorgia Marchetti è stata grande protagonista anche nel tennis, tanto da essere fino al 2020 la numero uno della classifica italiana di doppio. La romana classe 1995 ha deciso poi di lasciare la racchetta, stanca delle difficoltà incontrate nonostante gli enormi sacrifici, e di scendere in campo con la “pala”.

Un’ottima carriera nel tennis, poi la scelta del padel. Come è nata quest’idea?

«Avevo smesso di giocare a tennis, mi ero presa un anno sabbatico ed ero appena diventata istruttrice al Circolo Canottieri Aniene. Con il tennis avevo deciso di chiudere, ma sentivo il bisogno di rimettermi in gioco in un altro sport perché mi mancava la competizione. Il padel è arrivato al momento giusto: al circolo si giocava già la Serie A e c’era tanto entusiasmo. Durante il periodo del Covid ho iniziato a praticarlo con più continuità e da lì mi sono appassionata sempre di più. Ho avuto la possibilità di allenarmi seriamente e da quel momento è stato un crescendo continuo».

Dal suo punto di vista, quanto è cambiato il padel professionistico da quando ha iniziato a oggi?

«Molto. Quando sono entrata nel circuito professionistico, il padel stava già vivendo una fase di trasformazione importante. Sin dall’inizio dell’era targata Premier Padel si intuiva che sarebbero cambiate molte cose, grazie a una migliore organizzazione e all’ingresso di nuovi sponsor e investimenti. Di conseguenza anche i giocatori hanno dovuto cambiare mentalità. Oggi tutti fanno preparazione fisica, palestra e lavoro specifico. È stato un cambiamento molto forte dal punto di vista sportivo e mentale, e questo si è visto anche in Italia, sia tra i giocatori che tra le giocatrici».

Quest’anno ha vinto un trofeo prestigioso come il FIP Gold in Portogallo. Che emozione è stata?

«Enorme, perché è stato un successo completamente inaspettato. Si tratta della mia vittoria più importante nel circuito internazionale ed era solo il secondo torneo disputato in coppia con Sara Ruiz. Nei primi turni non avevamo nemmeno giocato benissimo, poi però il nostro livello è cresciuto partita dopo partita. È stata un’esperienza fortissima, una di quelle che non dimentichi mai».

È arrivato anche il bronzo nella FIP Euro Padel Cup…

«In queste competizioni continentali è sempre più difficile fare bene, perché ogni Paese sta migliorando e il livello si alza continuamente. Il bronzo ci ha lasciato un po’ di amaro in bocca, perché puntiamo sempre a giocarci la medaglia d’oro in finale con la Spagna, però resta una conferma dell’ottimo lavoro svolto dalla nostra Nazionale».

Chi vede come future stelle della Nazionale azzurra?

«Senza dubbio Giulia Dal Pozzo e Flavio Abbate. Hanno un talento immenso e sono già molto maturi, perché lavorano bene da anni».

Quali sono i suoi obiettivi per la prossima stagione?

«Sicuramente migliorare il mio ranking ed entrare almeno nella top 35. Posso farcela e nel 2026 voglio dimostrarlo».


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