Viaggi in autostrada più cari dal 1° gennaio. Fino all’ultimo il Mit di Matteo Salvini ha provato a congelare i rincari al casello legati all’adeguamento delle tariffe al tasso di inflazione, ma alla fine gli aumenti dei pedaggi hanno avuto la meglio. Da giovedì i prezzi faranno un balzo dell’1,5% sulla maggior parte delle autostrade e in alcuni casi i rincari arriveranno a sfiorare il 2%. Il ministero di Porta Pia ha diffuso una nota in cui punta il dito in direzione della Consulta: «La sentenza contraria della Corte costituzionale ha vanificato lo sforzo del ministro Salvini e del governo per congelare le tariffe fino alla definizione dei nuovi piani economico-finanziari, i cosiddetti Pef». La nota del dicastero fa riferimento alla decisione presa a ottobre dai giudici della Corte sui rincari dei pedaggi in assenza di Pef aggiornati, decisione che di fatto ha aperto la strada agli aumenti.
L’ADEGUAMENTO
L’aumento dell’1,5% per l’adeguamento all’inflazione, fissato dall’Autorità di regolazione dei trasporti, avverrà per tutte le società concessionarie autostradali per le quali è in corso la procedura di aggiornamento dei relativi piani economico-finanziari. A ottobre le disposizioni che avevano rinviato i termini per l’adeguamento all’inflazione dei pedaggi autostradali per gli anni 2020, 2021, 2022 e 2023, in attesa dell’aggiornamento dei piani economici finanziari, sono state giudicate costituzionalmente illegittime dalla Consulta. La Corte costituzionale ha accolto il ricorso del Consiglio di Stato che lamentava la lesione della libertà di impresa e dell’utilità sociale. Secondo il Consiglio di Stato, che in precedenza era stato chiamato a pronunciarsi sull’impugnazione, da parte di una concessionaria autostradale, di due note del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che non avevano riconosciuto gli adeguamenti tariffari per il 2020 e il 2021, le disposizioni di legge che avevano rinviato i termini per gli adeguamenti in questione pregiudicavano irragionevolmente la continuità dell’azione amministrativa. Le concessioni come quelle in materia autostradale, ha chiarito la Consulta, hanno natura contrattuale e trovano la loro fonte di disciplina nella relativa convenzione, per mezzo della quale la funzione amministrativa è esercitata con un modulo consensuale invece che con un provvedimento. Risultato? Il procedimento per l’adeguamento delle tariffe, così hanno stabilito i giudici, non può essere inciso unilateralmente, in senso sfavorevole per una sola delle parti e alterando così l’equilibrio contrattuale. Insomma, il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti alla fine si è dovuto arrendere. Ieri Porta Pia ha diffuso una tabella con l’aggiornamento tariffario dei pedaggi autostradali in vigore dal 1 gennaio 2026. Dal documento emerge che la variazione più alta in termini percentuali riguarda l’autostrada Salerno-Pompei-Napoli, per la quale è previsto un incremento dell’1,923% in base al Pef vigente. Giovedì scatteranno aumenti dell’1,50% sui tratti gestiti da Autostrade per l’Italia, Brescia-Padova, Autovia Padana, Salt — Tronco Autocisa, Consorzio Autostrade Siciliane, Milano Serravalle, Tangenziale di Napoli, Rav, Sat, Satap A4, Sav, Sitaf, Fiori — Tronco A6, Cav e Asti-Cuneo. Stessi rincari per le tratte gestite da Pedemontana Lombarda, Tangenziale Est di Milano e Brebemi. Previsti rincari leggermente inferiori alla soglia dell’1,5% per il Brennero, dove l’adeguamento sarà dell’1,46%. Niente aumenti in vista invece per l’Autostrada Alto Adriatico e per la Strada dei Parchi.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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