Per anni l’argento è rimasto ai margini dei riflettori, pur avendo un ruolo essenziale nell’industria tecnologica. Dal 2020 però, con l’esplosione dell’intelligenza artificiale e l’ascesa dell’elettronica avanzata, la domanda del metallo è cresciuta in modo vertiginoso. Il settore estrattivo fatica a tenere il passo, in particolare di fronte alle richieste delle aziende tech, dei produttori di auto elettriche e dell’industria delle energie verdi. Le riserve stanno progressivamente diminuendo.
Prezzo a livelli record e rischio crisi nel 2026
Negli ultimi giorni dell’anno, il valore dell’argento ha superato il record storico di 78 dollari per oncia.
Se il trend delle quotazioni dovesse proseguire, il 2026 potrebbe essere l’anno della vera crisi: i giganti tecnologici rischiano di trovarsi privi della materia prima. Ogni smartphone, ogni veicolo elettrico e ogni pannello solare contiene componenti indispensabili in argento. Anche i data center ne fanno uso massiccio grazie alle sue eccezionali doti di conducibilità termica ed elettrica, fondamentali per le connessioni tra microchip e la gestione del calore prodotto.
Le ragioni della scarsità: produzione legata ad altri metalli
Perché il mercato è così tirato? Solamente il 30% dell’argento mondiale proviene da miniere dedicate. Il resto, tra il 70 e l’80%, è invece ottenuto come sottoprodotto dall’estrazione di oro, zinco, piombo e rame. Questo vincolo limita fortemente la capacità di incrementare l’offerta.
Gli analisti avvertono: siamo davanti a una situazione inedita. Quando le scorte saranno esaurite, il prezzo potrebbe impennarsi ancora, portando verso l’apertura di nuove miniere oppure facendo crollare il mercato.
Rally dell’argento: performance mai viste dagli anni Settanta
Nel 2025 l’oro ha segnato +70%, ma l’argento ha fatto meglio: +164%, come non accadeva dal 1979.
L’approvvigionamento non è solo un tema di economia, ma anche di sicurezza nazionale: chi resta senza argento rischia di perdere competitività e capacità di difesa, soprattutto per la resilienza delle reti elettriche. Il rally dei metalli è stato accentuato dalla crisi della fiducia nel dollaro come moneta rifugio. Così, argento, oro e platino sono diventati i beni sicuri di riferimento nei momenti di incertezza finanziaria.
La corsa all’argento fisico negli USA
Negli ultimi mesi, la ricerca dell’argento fisico ha spinto alcuni investitori a lasciar perdere le app di trading per rovistare nei negozi di antiquariato delle zone più remote degli Stati Uniti. Il Wall Street Journal racconta la storia di Jay Moorer, 33 anni, dell’Arizona, che da settimane acquista once di argento e afferma: «Non ho alcuna intenzione di venderle». Come lui, migliaia di altri americani danno la caccia al metallo, complice una mania nata dal tam tam su YouTube.
Solo venerdì scorso, i future sono saliti del 7,7% in una giornata: uno dei rialzi più forti mai registrati. Per raggiungere i record dei primi anni Ottanta, secondo gli esperti, l’argento dovrebbe toccare quota 200 dollari a oncia. Ma molti avvertono che il prezzo del metallo è soggetto a repentini crolli dopo impennate improvvise.
La stretta della Cina e l’allarme di Elon Musk
Dal primo gennaio, Pechino impone che tutti gli esportatori cinesi di argento siano autorizzati dal Ministero del Commercio. Questo provvedimento escluderà dal mercato molte aziende più piccole, restringendo ulteriormente l’offerta globale. Dopo il Messico, la Cina è il maggiore produttore al mondo. «Questo non è un bene. L’argento è necessario in molti processi industriali», ha dichiarato Elon Musk, CEO di Tesla, in un post su X.
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