BRUXELLES — Un camion carico fino all’orlo al confine tra Belgio e Francia deve inchiodare e scaricare 4 tonnellate di materiali trasportati. Quattromila chili. Per la legge belga il peso massimo di un camion in transito è di 44 tonnellate. Per quella francese, 40.
L’Europa scossa, percossa e “bullizzata” da Donald Trump è anche questa. Trasporti, energia, burocrazia. Cavilli e lacciuoli contro i muscoli di America First e della concorrenza smodata delle merci cinesi. Auguri.
Italia e Germania cambiano la Ue
Ursula von der Leyen è costretta a riconoscerlo con un filo di imbarazzo dal palco di Anversa. Parla all’Europan Industry Summit, di fronte ha 1300 amministratori delegati e sindacalisti infuriati. Chiedono «azioni urgenti e coraggiose per ripristinare la competitività industriale europea». «È tempo di accelerare ulteriormente, così che possiate investire nel vostro futuro, proprio qui, in Europa» replica la tedesca a capo della Commissione.
IL BIVIO EUROPEO
L’Europa può ancora competere con i grandi player mondiali? E fare i conti con Trump senza abbandonarsi a un destino di attore comprimario, per non dire di comparsa? Sono le domande che aleggiano tra le guglie del castello di Alden Biesen, gioiellino seicentesco delle Fiandre fondato dall’Ordine teutonico che oggi ospiterà il Consiglio europeo informale. Ad aprirlo il tavolo sulla competitività coordinato da Italia e Germania. Cioè da Giorgia Meloni e Friedrich Merz, il tandem che ha i riflettori europei puntati addosso. Una ventina gli Stati che hanno aderito all’iniziativa. Ambiziosa, sulla carta. Snellire la burocrazia, velocizzare i processi decisionali in seno al Parlamento e al Consiglio europeo, tagliare leggi e leggine euro-green che bloccano gli investimenti, creare corsie preferenziali per i prodotti europei negli appalti pubblici.
Sono le sfide lanciate da Merz e Meloni, insieme al premier belga Bart De Wever, in una lettera ai 27 che chiede di riformare e in fretta e dalle fondamenta l’economia europea. Questioni tecniche, complesse. Meloni le ha affrontate in un pre-vertice di governo martedì mattina con i ministri interessati. Ne ha parlato a lungo ieri a tu per tu con Antonio Tajani, a margine del Cdm. Ma la partita è anzitutto politica. In Europa e in Italia. Basta tornare alle parole di Von der Leyen ad Anversa, di fronte a Merz, Macron e De Wever in platea con gli imprenditori. L’Europa cammina lenta e soffre i veti incrociati, spiega la Iron Lady della Commissione. E forse è arrivato il momento di superare un tabù. Lo dice con spietata franchezza in mattinata, davanti alla plenaria del Parlamento europeo, mentre esorta gli Stati membri a completare finalmente l’Unione dei capitali. Anche a costo di sfruttare la “cooperazione rafforzata” prevista dai Trattati — ovvero addio unanimità — «per abbattere le barriere che ci impediscono di essere un vero gigante globale».
Ad Alden Biesen andrà in scena in fondo una grande seduta di terapia di gruppo dell’Ue, scossa e choccata dalle bordate di Trump e divisa sulle grandi crisi internazionali, da Gaza alla guerra in Ucraina. Giorgia Meloni è convinta di cogliere nel vertice fiammingo un’occasione politica. Al castello stamattina rivedrà Mario Draghi e nel pomeriggio Enrico Letta: entrambi terranno una relazione sulla competitività e il mercato unico europeo sulla scia dei rispettivi rapporti stilati ormai due anni fa. E rimasti quasi lettera morta. La riunione sulla competitività, si legge negli appunti riservati di Palazzo Chigi, va «inquadrata in un contesto geopolitico e geoeconomico più ampio, che tenga in debito conto l’evolvere pressante degli eventi e delle crisi su scala globale, a partire dal ruolo della Cina, dalle relazioni transatlantiche, dalle tensioni commerciali».
LA STRETTOIA
Trump da un lato, la sfida revisionista e commerciale di Russia e Cina dall’altro: l’incudine e il martello. In mezzo l’Europa e quella voglia sempreverde della premier italiana di cambiarne geometrie e gerarchie dopo decenni di decisioni calate dall’alto da Parigi e Berlino. Una finestra c’è. L’asse franco-tedesco scricchiola e non è un caso se Meloni mediti di allargare la cooperazione italo-tedesca alla Difesa, perché è qui che il dente duole di più. Da almeno due mesi, riferiscono fonti qualificate, si sono intensificati i contatti e gli incontri fra aziende e governi italiano e tedesco per valutare una partecipazione di Berlino al progetto per il super-caccia G-Cap. Mentre a Parigi considerano già “morto” il progetto alternativo, portato avanti in questi anni con la Germania: il FCAS.
Meloni spera nel “ribaltone” europeo e attende al varco Macron. Frena le spinte del francese — la sua battaglia per il “buy european”, la clausola che dà precedenza negli appalti ai prodotti europei, risulterebbe uno schiaffo all’America dell’alleato Trump — con Merz costruisce convergenze. Dall’automotive ai costi dell’energia che l’Ue deve trovare il modo di abbassare, collettivamente. L’Europa si ripensa ad Alden Biesen. L’Italia spera passi all’azione. Per trattare con Trump il brainstorming serve a poco.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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