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«L’ho reso pubblico io che sono andato a Dubai e rimanere bloccato è stata una mia scelta. Ma ho scelto di restare lì, avrò sbagliato come ministro e chiedo scusa, perché avevo i miei due figli e volevo stare lì», Così il ministro della Difesa Guido Crosetto ha replicato ad alcuni interventi in commissione affrontando il caso che lo ha visto bloccato a Dubai durante la fase iniziale dell’attacco all’Iran.
Il viaggio
«Il fatto che io fossi bloccato è stata una mia scelta, perché io immediatamente avrei potuto andarmene via da Dubai senza neanche comunicarlo, ho scelto in quel momento di restare, visto quello che stava succedendo.
Avrò sbagliato come ministro, chiedo scusa, perché ero con i miei due figli e sono stato lì. Quando, dopo una notte di bombardamento, li ho presi e li ho accompagnati a Mascate, sono partito e sono tornato a fare il mio dovere. Ero a Dubai perché avevo deciso, magari sbagliando, di concedermi un periodo di ferie. Avevo messo anche degli incontri istituzionali. E noi non è che non siamo stati informati come Italia di quello che è successo o quando è successo: nessun Paese. Ho scritto a tutti i miei colleghi ministri della Difesa. Nessun paese europeo ha ricevuto alcuna informazione, se non quando gli aerei erano in volo», una volta avuta la certezza «che attacchi avrebbero colpito l’obiettivo principale. Perché era quella la loro priorità. Nessuno in Occidente, in Oriente, nei Paesi arabi era stato minimamente informato». Lo ha detto il Ministro della Difesa Guido Crosetto, nel corso dell’audizione a Senato sulla situazione in Iran e nel Golfo Persico.
La situazione dell’Italia nella guerra Usa-Iran
«Il traffico commerciale risulta fortemente ridotto. La cosiddetta guerra commerciale è uno dei temi che dovremo affrontare, laddove non arrivano i missili arrivano certamente gli effetti economici, sia diretti che indiretti», ha detto il Ministro della Difesa riferendo al Senato sulla situazione in Iran e nel Golfo Persico. «Dal punto di vista operativo, confermo che la fase iniziale dell’attacco israeliano rientra nella soppressione delle capacità di difesa aerea nemica su vasta scala», aggiunge. «La questione degli approvvigionamenti energetici rappresenta un ulteriore rilevante elemento di criticità, considerato che la regione del Golfo costituisce uno snodo essenziale per il transito di una quota significativa dell’energia globale. Gli effetti della crisi sono già evidenti oggi, il prezzo del greggio ha registrato un incremento sostanziale. Analoghe dinamiche si osservano sul gas naturale liquefatto, riflettendo il rischio percepito di interruzioni delle forniture. L’aumento dei costi assicurativi per il trasporto e la crescente incertezza sulle rotte stanno contribuendo ad alimentare pressioni inflazionistiche con possibili ricadute sui costi industriali, trasporti e più in generale sulla stabilità economica europea. Dallo stretto di Hormutz transita circa il 20% del petrolio mondiale, pari a circa 17-20 milioni barili al giorno e oltre il 30% del commercio globale di gas liquefatto. Si tratta di una principale arterie energetiche del sistema economico internazionale e anche una riduzione parziale o un aumento del rischio percepito è sufficiente a produrre effetti immediati sui prezzi, premi assicurativi, disponibilità delle forniture. Le prime reazioni del mercato indicano già una contrazione del traffico commerciale e un aumento significativo sui costi dei trasporti fino al 30-40%».
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