ROMA Tra i prossimi obiettivi, la sforbiciata delle bollette. Un traguardo che la premier Giorgia Meloni ha nel mirino da un pezzo, ma che è stata costretta a tenere in stand by per far quadrare i conti, con una serie di stop and go che va avanti da qualche mese ormai. Ha incassato gli ultimi dati Istat che «confermano un segnale importante: la disoccupazione scende ai livelli più bassi mai registrati dall’inizio delle rilevazioni e, su base annua, l’occupazione continua a crescere», esulta sui social la presidente del Consiglio, che ora punta a lanciare un segnale importante a famiglie e imprese.
Il traguardo è chiaro, il percorso per tagliarlo molto meno. Perché per abbassare il conto di luce e gas servono soldi, tanti soldi. Vale a dire tra i due e i tre miliardi di euro l’anno, il grosso per le imprese, molto meno per le famiglie, con un aiuto destinato, ancora una volta, a quelle che fanno fatica ad arrivare a fine mese. Ma se il ministero dell’Energia batte cassa, il Mef frena. Perché il dl si farà, questo nessuno lo mette in dubbio, ma guai a sconquassare i conti pubblici.
Il segnale atteso
Un segnale però va dato, Meloni ne è fermamente convinta. Di fiducia alle famiglie, ma anche di sostegno alle imprese, che chiedono con forza — a partire da Confindustria — un intervento sui costi monstre dell’energia.
È la stessa premier a riconoscere al tessuto imprenditoriale del Paese, fatto soprattutto da piccole e medie imprese, il contributo decisivo sui dati che oggi il suo governo può sbandierare sui social. Quelli sull’occupazione con segno più «sono risultati che parlano del lavoro quotidiano di imprese, lavoratori e professionisti, e dello sforzo comune per rendere il sistema produttivo italiano più solido e competitivo, anche in un contesto complesso. Il Governo — promette — continuerà a fare la propria parte per sostenere chi crea lavoro, investe e produce valore, rafforzando le politiche per l’occupazione e guardando con determinazione al futuro».
Per continuare a tenere su l’occupazione e vedere scendere i numeri di chi un lavoro non ha, occorre puntare anche sulla riduzione del costo dell’energia, un piatto su cui Berlino ha puntato 6 miliardi di euro. Mentre Francia e Spagna possono contare sul nucleare, e Madrid, per di più, su un sistema di rinnovabili che mezza Europa gli invidia.
Sfuma ipotesi oneri di sistema
Sfumata ormai l’ipotesi caldeggiata dal ministro Pichetto Fratin di intervenire sugli oneri di sistema — la componente fiscale legata ai vecchi incentivi per le rinnovabili che oggi «pesa» per circa il 25% delle bollette elettriche — spalmandoli in avanti nel tempo, è ora allo studio un meccanismo alternativo, «ma il vero problema non è come, ma con quali soldi», spiegano fonti di governo, escludendo si possa ricorrere alla cosiddetta cartolarizzazione: «non è una strada percorribile, non si può fare».
Ma la via da battere va trovata e in tempi celeri: febbraio è la deadline, anche se l’obiettivo è andare a dama entro fine gennaio. Con il decreto che, oltre al taglio delle bollette, conterrà anche misure sul fotovoltaico e nuove regole sui contratti di compravendita energetica a lungo termine. Ma è soprattutto sulle bollette che si accenderanno i riflettori, per la premier una leva in più da usare in un clima da campagna elettorale perenne. E che oggi la vedrà affrontare il fuoco di fila di 40 domande per la tradizionale conferenza di fine anno, da tre anni a questa parte — vuoi l’agenda piena, vuoi l’otoliti che la colpì tre anni fa — diventata di inizio anno, uno sguardo al 2025 e uno sui 12 mesi che ha davanti.
La conferenza di inizio anno
Meloni, ormai al suo quarto appuntamento all’auletta dei gruppi di Montecitorio, si prepara da due giorni con lo staff di Palazzo Chigi per ribattere a ogni domanda, con un occhio attento ai temi più insidiosi che, con ogni probabilità, avranno per protagonista Donald Trump, dopo giorni di forti turbolenze tra le due sponde dell’Atlantico.
Per lei si prospetta una “maratona” oratoria — lo scorso anno durò due ore e mezza, compresa la sosta “toilette” — tra Ucraina, Medio Oriente, Venezuela, crisi iraniana e rapporti Usa-Ue, ma anche sui temi di casa nostra, dalla riforma della giustizia alla manovra, passando ai dossier economici e ai rapporti con gli alleati, Lega in primis dopo le ultime frizioni sulla legge di bilancio e i distinguo sul decreto aiuti destinato a Kiev.
E se l’anno scorso la conferenza arrivò a corollario di una bella notizia e di un indubbio successo diplomatico di Meloni — la liberazione della giornalista Cecilia Sala, illegittimamente detenuta in Iran — la speranza delle ultime ore è di bissare con il rilascio di Alberto Trentini e degli altri italiani rinchiusi nelle carceri di Caracas. Per ora tra i detenuti rilasciati ci sarebbe l’imprenditore settantenne Luigi Gasperin.
Ileana Sciarra
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