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Un pilota automatico per i satelliti, comunicazioni veicolate dai fotoni della luce, intelligenza artificiale direttamente in orbita, navigazione satellitare sicura e senza collisioni, e poi stampa in 3D di strutture nello spazio e rivestimenti termici ultra-sottili. In tutto otto aziende innovative e l’asse aerospaziale tra Italia e Stati Uniti che si cementa ulteriormente.
Difesa, e non solo: l’obiettivo resta sempre l’uso “duale”. Ma si parte sempre da lì, e perciò in questo caso dalle esigenze prioritarie di un attore internazionale cruciale: la Us Space force. Entra nel vivo la fase operativa dell’International Space Accelerator program, promosso dal Distretto tecnologico aerospaziale pugliese e da Q Station (hub collegato ad Air force e Space force) a servizio di SpaceWerx (la divisione innovazione della Space force). L’obiettivo è accompagnare start-up e Pmi europee nell’approccio operativo all’ecosistema spaziale statunitense e, nel concreto, rendere le infrastrutture spaziali più autonome ed efficienti.
IL MOMENTO
Si è tenuto in Puglia, a Mesagne, l’evento di presentazione dell’International Space accelerator program, seguito da tre ulteriori giornate di bootcamp intensivo. Confronto tra istituzioni, partner italiani e statunitensi, delegazioni governative e rappresentanti del mondo industriale, e poi focus sulle otto aziende europee selezionate al termine di un percorso competitivo a step: in tutto 59 candidature da 11 Paesi, 38 italiane e 21 internazionali. Le tecnologie proposte sono state vagliate in base all’aderenza alle priorità dell’Us Space force. È solo la prima tappa e altre ne verranno: le imprese saranno accompagnate per avvicinarle al mercato americano, tramite sessioni di approfondimento tecnico, mentoring, analisi dei potenziali clienti, primo accesso al mercato. Insomma: dall’idea al progetto, fino alle soluzioni e alla commercializzazione. Il prossimo passaggio è in agenda a fine settembre: appuntamento stavolta ad Albuquerque, in New Mexico, nella sede di Q Station, lì le aziende presenteranno le tecnologie a investitori, leader del settore e potenziali clienti.
Spiega Giuseppe Acierno, presidente del Distretto tecnologico aerospaziale pugliese: «La grande partecipazione e l’interesse delle imprese italiane ed europee vogliose di entrare nel mercato americano con proprie soluzioni e tecnologie certifica il successo del primo incubatore Italia-Usa per la space economy. Siamo contenti di offrire questa opportunità. Vogliamo consolidare ancor di più le relazioni con gli Usa e per questo, procedendo con un approccio sistemico, abbiamo già chiuso nuovi accordi che coinvolgono altre realtà del New Mexico. L’obiettivo è quello di mettere in relazione i due sistemi aerospaziali».
A Mesagne c’era pure Toni Balzano, chief strategy officer di Q Station: «Siamo grati per la collaborazione con il Distretto e siamo entusiasti di supportare e promuovere le opportunità negli Stati Uniti per le aziende che abbiamo selezionato. Questo programma è il primo nel suo genere in partnership con SpaceWerx e speriamo che contribuisca allo sviluppo dell’innovazione per entrambe le nostre nazioni». Tra le otto imprese selezionate, cinque sono italiane. Arca Dynamics arriva da Roma e propone un sistema di sorveglianza spaziale dall’orbita: in sostanza lo spazio osservato dallo spazio, i satelliti monitorano in tempo reale il comportamento di altri oggetti orbitali, rilevando manovre sospette o potenzialmente ostili. La barese Astradyne porta la potenza di calcolo dell’intelligenza artificiale in orbita, riducendo la dipendenza da infrastrutture terrestri e contribuendo così a sviluppare dei “data center spaziali”.
Cus-Gnc ha sede a Torino e mette a disposizione un pilota automatico per i satelliti: un software che gestisce in autonomia orientamento, posizione e sicurezza orbitale. La riminese Nautilus rende i satelliti capaci di navigare, manovrare ed evitare collisioni in autonomia, senza dipendere da comandi da terra. Da Brindisi la VersoSat permette ai satelliti di inviare dati a terra in qualsiasi momento, senza dover aspettare di passare in prossimità di una stazione di ricezione. Dalla Grecia arriva Stellar Phronesis Technology: migliora le comunicazioni satellitari usando la luce al posto dei segnali radio riducendo consumi energetici e calore generato, aspetto centrale per satelliti di nuova generazione chiamati a gestire migliaia di connessioni simultanee. La polacca Orbital Matter stampa in 3D strutture satellitari (pannelli solari, antenne, radiatori) direttamente nello spazio, tecnologia già presente in queste settimane su SpaceX. Dal Regno Unito infine Blue Neptune International: sviluppa rivestimenti protettivi ultra-sottili che isolano dal calore con efficacia 55 volte maggiore delle soluzioni attuali.
L’AREA
Il programma di accelerazione Italia-Usa è un ulteriore tassello di crescita dell’aerospazio pugliese. Il Distretto abbraccia oltre 100 imprese e più di 8mila addetti su scala regionale e un fatturato superiore a 1,5 miliardi di euro. «Il settore sta dando segni di grande dinamismo sui mercati esteri», commenta l’assessore regionale allo Sviluppo economico Eugenio Di Sciascio. «Nel primo trimestre del 2026 il valore delle esportazioni sfiora il 343% in più rispetto ai primi tre mesi del 2025. Questo importante incremento ci dà un valore di fatturato di settore sui mercati esteri superiore ai 141,9 milioni da gennaio a marzo contro i 32 milioni dell’analogo periodo del 2025. Di questi quasi 142 milioni, più di 87 provengono da vendite nel mercato degli Stati Uniti».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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