Commenti e retroscena del panorama politico
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Ministri, viceministri, sottosegretari insieme a quasi tutti i deputati eletti. Il formato della Camera per il voto finale sulla legge elettorale è quello delle grandi occasioni. E considerando la posta in gioco — il prosieguo della legislatura — non c’era da attendersi nulla di diverso: presenza in massa e trovate più o meno fantasiose per attestare il sì alla riforma. Una legge che contiene quelle preferenze su cui solo tre mesi fa il governo era andato sotto.
Le vedette
Alcuni big di Fratelli d’Italia, già accusati di «sorvegliare» i movimenti dei colleghi sulle pregiudiziali di costituzionalità, tornano a sedersi nella parte alta degli scranni.
Qualcuno tenta di sollevarsi durante il voto, ma nei banchi dell’opposizione le «controvedette» non si lasciano sfuggire nulla e additano alla presidenza i movimenti sospetti. «Votate seduti», deve ripetere per ben tre volte Lorenzo Fontana, facendo il nome della meloniana Elisabetta Gardini. Nella Lega un deputato (Gianpiero Zinzi) filma e mette sui social l’attimo del voto; mentre tra gli azzurri non passano inosservati dei fogli arrotolati ed inseriti nel lato sinistro della pulsantiera, quello del «sì».
Il sistema dei fogli arrotolati
«Molti usano sempre questo sistema per votare», spiegano a microfoni spenti alcuni forzisti. Ma il Pd non ci sta, per voce del delegato d’Aula Andrea Casu, punta il dito: «Il voto segreto serve a garantire la libertà di coscienza. Se un deputato utilizza fogli arrotolati o altri espedienti per palesare il proprio voto segreto, siamo davanti a una questione che non può essere liquidata come una semplice curiosità d’Aula. È inaudito — afferma il dem — che, proprio nel momento in cui dovrebbe essere massimamente tutelata la libertà di voto dei parlamentari, si mettano in campo strumenti per controllarla e renderla riconoscibile».
Lo show
La giornata particolare di Montecitorio inizia alle 10.30 con le dichiarazioni di voto finali sullo «Stabilicum» (o «Melonellum») che si trasformano ben presto in uno show. Il leghista Barabotti ironizza su un possibile governo del campo largo: «Conte agli Esteri a sventolare la sua pochette bianca, Schlein alla Cultura così facciamo il gay pride festa nazionale e Bonelli all’Ambiente che non impedisce lo scioglimento dei ghiacciai ma quello dei ghiaccioli».
In Aula c’è un’ospite d’eccezione: Angelica, la figlia di pochi mesi della pentastellata Valentina Barzotti. Mentre lei cerca di dormire cullata dalla mamma, gli scambi di accuse rimbalzano da un lato all’altro dell’emiciclo, tra Elly Schlein che lancia un ultimo appello alle deputate del centrodestra a votare no, e Giuseppe Conte che torna sullo scontro sull’Antimafia e mostra in Aula sia le foto del senatore pentastellato Roberto Scarpinato (nel mirino di FdI) con Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, sia quelle dell’ex sottosegretario Andrea Delmastro con Mauro Caroccia e di Chiara Colosimo (presidente della commissione antimafia in quota FdI) con Luigi Ciavardini. «Testimonianze di vita», scandisce il leader del M5s. «Anche nei dipinti dell’Ultima cena Giuda è accanto a Gesù…», punge Giovanni Donzelli.
«Loro sono i giuda della Costituzione», la controreplica del Movimento. L’Aula si scalda proprio sull’intervento di Fratelli d’Italia, poco prima del voto che sancisce il via libera finale della riforma. Segue l’applauso liberatorio della maggioranza e le proteste del campo largo che sollevano cartelli con su scritto «legge truffa» e «no all’imbroglio». Il tutto dura pochissimi minuti, poi il rombo dei trolley dei deputati che lasciano il palazzo si prende la scena.
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