ROMA All’evento di lancio della campagna referendaria contro la riforma della giustizia si presenteranno insieme, ma l’ordine di scuderia sul fronte comunicativo resta un altro e suona più o meno così: marciare divisi per colpire uniti. Già da qualche giorno i leader dei quattro partiti del campo largo schierati per il no sono intenti a modulare i messaggi da spedire alla propria base, con una precauzione di fondo: evitare di cadere in contraddizioni o contrasti.
Nel fronte opposto, quello del sì, è Forza Italia ad alzare il tiro. Anche se perde quota l’ipotesi di una partecipazione attiva dei Berlusconi, il partito del Cav ha in serbo, solo in questa prima fase, cinquanta eventi nelle varie regioni d’Italia. Il 14 la presentazione del libro dell’azzurro Enrico Costa sulle vittime di malagiustizia. E intanto il centrodestra pensa di chiedere a ogni parlamentare un contributo (volontario) di mille euro per finanziare la campagna pro-Sì.
I messaggi
L’idea di una strategia comunicativa diversificata ha cominciato a prendere quota dopo il primo faccia a faccia con il presidente del comitato civico per il no Giovanni Bachelet. Incontro alla Camera, a cui hanno preso parte Elly Schlein e Giuseppe Conte, ma anche Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli. Tutti pronti a sostenere le ragioni del no alla separazione delle carriere di giudici e pm, e a farlo a modo proprio. Dalle parti del Nazareno si punta a rimarcare la minaccia di un esecutivo con «pieni poteri»: «La riforma costituzionale serve solo a dare più potere alla politica nella scelta dei magistrati, minando l’equilibrio democratico tra poteri dello Stato», il messaggio che la segretaria dem ha ripetuto a più riprese da quando la riforma ha ricevuto il via libera definitivo dall’Aula del Senato.
Nel Movimento Cinque stelle si scommette su una chiave diversa, quella anti-casta. A dimostrarlo un recente post di Giuseppe Conte a difesa della nuova raccolta firme per il referendum: una «riforma della giustizia pro-casta», l’ha definita l’ex presidente del Consiglio, ribadendo l’importanza delle sottoscrizioni raccolte per fermarla. Dalle parti di Avs i ragionamenti sulla linea da adottare sono ancora in corso, anche se i più pongono l’accento, oltre che sui rischi per l’indipendenza della magistratura, anche sullo scarso impatto della riforma sul «vero problema che affligge i cittadini», vale a dire la durata dei processi e i tempi della giustizia.
Messaggi a parte, tutti e quattro gli esponenti del campo progressista, domani, si ritroveranno al Centro Congressi Frentani di Roma per l’evento di lancio del Comitato civico per il no (presente anche il segretario della Cgil, Maurizio Landini, oltre a personalità come il premio Nobel Giorgio Parisi e l’ex pm di Mani pulite Gherardo Colombo). Un parterre al completo, quello dei leader per il no, che è la riprova della volontà di metterci la faccia, senza correre il rischio di personalizzare una battaglia ancora piena di incognite.
La battaglia azzurra
Un rischio che, dall’altra parte, non sembra temere Forza Italia. Il partito che, più di tutti, punta a intestarsi la battaglia referendaria: «Se la intesta perché è quello che si impegna di più», dice ironicamente un forzista ricordando il disegno di legge presentato dal governo Berlusconi nel 2011 proprio per la separazione delle carriere. La prossima data cerchiata in rosso sul calendario azzurro è quella del 24 gennaio. All’Hotel Ergife andrà in scena l’evento “Più Libertà più giustizia”. Oltre allo stato maggiore del partito — incluso il segretario Antonio Tajani a cui spetteranno le conclusioni — anche altri esponenti della società civile: Gian Domenico Caiazza in rappresentanza del comitato “Sì separa”, ma anche Francesca Scopelliti, compagna di Enzo Tortora e presidente del comitato “Cittadini per il sì”.
Si affievoliscono le voci sulla partecipazione di Pier Silvio o Marina Berlusconi ai prossimi eventi in cantiere — una cinquantina quelli indicati dal responsabile della campagna, Giorgio Mulè, per questa prima fase — e pure quelle di un incontro a Milano tra i vertici azzurri e la figlia del Cav per mettere a punto la strategia comunicativa. Che, ad oggi, è incentrata sul garantismo e sulle vittime della malagiustizia. Durante l’evento del 24 verrà messo in scena uno spettacolo proprio su questo tema. Così, pure, parlerà di vite stravolte e ingiuste detenzioni il libro che l’azzurro Enrico Costa presenterà mercoledì prossimo alla Camera. A ognuno la sua campagna referendaria, e la propria strategia comunicativa.
Valentina Pigliautile
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