L’attività solare ha raggiunto un picco di intensità straordinario tra il 1° e il 3 febbraio 2026, mettendo in stato di allerta le principali agenzie spaziali del mondo. La regione attiva AR 4366, una vasta e turbolenta macchia solare, ha scatenato una serie di quattro brillamenti di classe X, la categoria più potente in assoluto. La tempesta, nonostante sfiorerà di poco la magnetosfera terrestre, potrebbe causare, secondo alcuni esperti, dei brevi malfunzionamenti delle apparecchiature elettroniche e delle tecnologie digitali.
Oltre alle infrastrutture digitali, le tempeste solari possono avere effetti curiosi e talvolta dannosi sulla biosfera.
Le alterazioni del campo magnetico terrestre durante un evento di questo tipo possono interferire con i sistemi di orientamento degli animali migratori, che utilizzano il magnetismo per le loro rotte.
Parallelamente, le reti elettriche di alta quota e i satelliti in orbita bassa devono affrontare un aumento della resistenza atmosferica e potenziali scariche elettrostatiche capaci di danneggiare e rendere poco funzionali gli apparecchi telefonici. Gli scienziati restano concentrati sull’evoluzione della regione 4366, poiché la sua turbolenza magnetica suggerisce che la serie di esplosioni non sia ancora giunta al termine.
Tempesta solare in arrivo
Il monitoraggio costante effettuato dal Solar Dynamics Observatory della NASA ha confermato che la Terra si prepara a subire gli effetti di questa attività elettromagnetica estrema.
Sebbene la maggior parte del materiale espulso durante il brillamento X8.1 sia diretta verso nord ed est rispetto alla posizione del nostro pianeta, le previsioni indicano che una parte della nube colpirà la magnetosfera terrestre di striscio nella tarda serata del 5 febbraio 2026. Questo impatto marginale è sufficiente a innescare allerte per blackout radio e tempeste geomagnetiche, con ripercussioni dirette sui sistemi tecnologici orbitali e terrestri.
La minaccia della Regione 4366 e il rischio di blackout radio
La macchia solare AR 4366 si è rivelata una sorgente instabile e prolifica, continuando a emettere brillamenti di classe M e X anche nelle ore successive all’eruzione principale. La National Oceanic and Atmospheric Administration ha stimato una probabilità dell’80% di blackout radio da lievi a moderati, con un rischio concreto di eventi forti che potrebbero interrompere le comunicazioni a onde corte utilizzate nei settori marittimo e dell’aviazione.
La ionizzazione dell’alta atmosfera, provocata dall’ondata di radiazioni, colpisce principalmente il lato della Terra illuminato dal Sole, causando brevi ma critiche interruzioni nei segnali di navigazione GPS e nelle trasmissioni ad alta frequenza.
L’espulsione di massa coronale e il colpo di striscio del 5 febbraio
Il pericolo maggiore non deriva solo dal lampo di luce del brillamento, ma dall’Espulsione di Massa Coronale che lo accompagna. Questa nube di particelle cariche viaggia nello spazio a velocità elevatissime e, secondo gli astrofisici, è destinata a lambire il nostro pianeta giovedì 5 febbraio.
Attualmente l’allerta è classificata come una tempesta geomagnetica minore, denominata G1, ma gli esperti invitano alla prudenza. L’intensità intrinseca del brillamento X8.1 è tale che anche un colpo non diretto potrebbe risultare più potente del previsto, superando le stime iniziali e causando disturbi più marcati alle operazioni satellitari e alle reti elettriche.
Previsioni incerte e il monitoraggio del vento solare
Determinare con esattezza l’impatto di una tempesta solare resta una delle sfide più difficili del meteo spaziale. La gravità degli effetti geomagnetici dipende in gran parte dall’orientamento del campo magnetico della CME: se esso si allinea con quello terrestre, l’ingresso di energia nell’atmosfera aumenta esponenzialmente.
Mentre per il 5 febbraio non si prevede la comparsa di aurore boreali a latitudini basse come quelle italiane, la posizione della macchia AR 4366, che si sta spostando verso il centro del disco solare, aumenta il rischio che le prossime eruzioni possano lanciare nubi di plasma in modo molto più diretto e veloce verso la Terra.
Lo storico Evento di Carrington
L’Evento di Carrington del 1859 ha avuto come protagonista la tempesta magnetica più forte della storia dell’umanità. Registrata il primo settembre, deve il suo nome all’astronomo e fisico Richard Carrington, la mente dietro i primi avanguardistici studi sulle macchie solari.
L’evento fu mastodontico e lunghissimo: l’esplosione solare produsse i suoi effetti su tutto il pianeta Terra, effetti che durarono dal 28 agosto al 2 settembre. La tempesta provocò notevoli disturbi all’allora recente tecnologia del telegrafo, causando l’interruzione delle linee telegrafiche per più di 14 ore, e produsse un’aurora boreale visibile anche a latitudini inusuali, ad esempio a Roma.
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