Una quota del Piano nazionale di ripresa e resilienza continuerà a vivere anche dopo il 2026 attraverso il programma InvestEu, erede del Piano Juncker, e lo farà attraverso la gestione del Fondo europeo per gli investimenti (Fei), parte integrante del gruppo Bei.
«L’Italia ha riconosciuto l’utilità di trasferire risorse del Pnrr nel comparto nazionale di InvestEU, che potranno essere assegnate al Fei e utilizzate attraverso strumenti di garanzia per rafforzare la competitività delle piccole e medie imprese in tutti i settori chiave», spiega Gelsomina Vigliotti, vicepresidente della Banca europea per gli investimenti, in un colloquio con Il Messaggero. Il programma è uno dei mandati più importanti gestiti dall’istituto Ue con sede in Lussemburgo.
«Attraverso InvestEu abbiamo già investito in Italia più di 4 miliardi. Contiamo che lo stesso schema di successo venga replicato in futuro, assegnando il 75% delle garanzie del bilancio pubblico assegnate al gruppo Bei. Vorrei ricordare la capacità di mobilitare risorse attraverso questo strumento, il cui effetto leva è pari a circa 14 volte. Il che vuol dire che 26,2 miliardi del bilancio Ue a disposizione mirano a mobilitare in Europa oltre 372 miliardi di investimenti».
Quali tempi ci sono per l’utilizzo delle risorse Pnrr assegnate a InvestEu?
«Le risorse assegnate al comparto nazionale di InvestEu potranno essere utilizzate anche oltre la scadenza del Pnrr, offrendo quindi maggiore flessibilità. Entro agosto 2026 sarà necessario esclusivamente definire l’allocazione delle risorse secondo le procedure previste, mentre l’erogazione tramite il sistema bancario potrà avvenire anche in una fase successiva».
L’Italia è storicamente uno dei principali clienti della Bei. A quanto ammontano gli investimenti e i finanziamenti nel 2025?
«Non posso anticipare i numeri perché saranno svelati a fine mese dal gruppo. Il Paese è però ben posizionato ed è tra i principali mercati del gruppo, compreso quindi il Fei, attraverso i cui finanziamenti indiretti riusciamo a coprire diversi settori secondo linee strategiche molto chiare. Oltre la metà delle nostre attività è destinata all’azione climatica».
La Bei conferma quindi il suo ruolo di banca del clima?
«Clima per noi significa anche competitività. Ad esempio, sul tema dell’energia abbiamo finanziato l’Adriatic Link di Terna con un miliardo di euro, con lo scopo di aumentare la capacità di trasmissione di energia elettrica. Sempre nel 2025, abbiamo contribuito con 100 milioni alle infrastrutture per il biometano di Snam e alla conversione in bioraffineria dell’impianto Eni di Livorno, per sviluppare anche biocombustibili per gli aerei. Ovviamente, abbiamo contribuito anche a sostenere altri settori. Penso, ad esempio, al sostegno dato a Scalapay, per sostenere anche in Italia la fase di scale up dei cosiddetti unicorni, aziende con oltre 1 miliardo di capitalizzazione. Poi la lotta contro i cambiamenti climatici vuol dire anche aver raddoppiato gli investimenti nell’adattamento per i prossimi anni. Ogni euro investito in quest’ambito vuol dire risparmiare sei euro in costi di riparazione dei danni».
Il tema di queste settimane è l’agricoltura, anche per la revisione dei futuri fondi per la Pac. Come la Bei sostiene questo comparto?
«Il settore riveste un’importanza strategica sia per l’Europa sia per l’Italia. Investiamo circa 5 miliardi l’anno nel settore a livello globale e, su impulso del commissario Christophe Hansen, stiamo studiando nuovi strumenti per venire incontro alle esigenze del comparto anche per favorire ricambio generazionale. Lo scorso anno, ad esempio, abbiamo approvato un programma di 3 miliardi a sostegno dell’agricoltura, con focus su giovani agricoltori e imprese guidate da donne. Tramite queste risorse, veicolate attraverso il sistema bancario, sarà possibile anche finanziare l’acquisto di terreni, una novità rilevante per la Bei. Stiamo anche lavorando all’introduzione di nuovi strumenti di garanzia e assicurazione a favore degli agricoltori europei».
A livello territoriale quanto incidono il Lazio e la città di Roma nella vostra attività?
«La Bei ha una grande tradizione nel lavorare con gli Enti locali, perché sono quelli più vicini ai bisogni dei cittadini. Con Roma, nel corso degli anni, abbiamo fatto investimenti per 1,7 miliardi, soprattutto nel campo della mobilità sostenibile. Abbiamo inoltre offerto al Campidoglio assistenza tecnica gratuita per migliorare l’efficientamento energetico nelle scuole. Per il 2026, abbiamo in cantiere con il sindaco Roberto Gualtieri un sostegno sull’edilizia, un’altra delle nostre priorità strategiche. Mentre, con la Regione Lazio, stiamo invece lavorando per una linea di 120 milioni per sostenere le Pmi. Si tratta di un’operazione di “blending”, dove combiniamo le risorse disponibili nella finanza regionale con quelle della Bei».
Andrea Pira
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