Commenti e retroscena del panorama politico
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È un manifesto politico. Da ex premier, ma soprattutto da aspirante leader del fronte progressista. A Sant’Anna di Stazzema, Giuseppe Conte fa il pieno di applausi. Mette nel mirino Fratelli d’Italia e Giorgia Meloni, assente seppur invitata («chi si professa patriota dovrebbe essere qui per onorare la patria», incalza il presidente 5S, «chi non si inchina di fronte a questo sacrario civile disconosce i fondamenti della Repubblica»).
Traccia i contorni del futuro programma del centrosinistra, che per il leader M5S non può che prendere le mosse dalla Costituzione, «punto di partenza per costruire l’azione politica del futuro». Rilancia la proposta di legge del sindaco di Stazzema di bandire simboli e gadget fascisti: «Spingerò perché si apra una discussione». E soprattutto torna a cavalcare il suo cavallo di battaglia, la pace, che «non è mai una resa» ma «richiede coraggio» ed è «l’opposto dell’ignavia». Cita il conflitto russo-ucraino, poi «l’orrore di Gaza». Altri applausi. «L’obiettivo della pace non è costringere l’aggredito alla resa, ma impedire che si propaghi una spirale di violenza». E conclude: «Questo è il tempo dei costruttori di pace e di speranza».
Non affronta il capitolo riarmo, Conte, e i riformisti dem ringraziano. Pericolo scampato, per il Nazareno: complice il generale agosto, l’orazione del capo 5S attira le critiche solo di Carlo Calenda, che gli dà del «pacifista filo-putiniano»: «Si è dimenticato di raccontare che due giorni fa Putin ha fatto escludere dalle elezioni l’unico partito pacifista in Russia.
Anch’io voglio fare la pace con la Russia, il problema è che Putin non la vuole fare con noi».
I tempi
Corre per fare il leader, il presidente M5S, ed è anche così (in chiave primarie) che qualcuno nel Pd si spiega la decisa «svolta» a sinistra dell’ex premier. Allontanarsi dal centro, da quel Matteo Renzi che — temono alcuni tra i Cinquestelle — potrebbe far dirottare una parte dei consensi del campo largo sul «guastatore» Di Battista, se davvero l’ex grillino alla fine si candiderà.
Intanto Conte rassicura sui gazebo: chi perde, mette in chiaro collegato con La7 subito dopo la cerimonia di Sant’Anna, dovrà rispettare il risultato, senza sfilarsi. Vale per lui, ma vale anche per i dem se a prevalere dovesse essere l’avvocato. Che detta la roadmap: «A fine settembre definiremo il programma per un progetto comune». Poi la sfida si combatterà ai gazebo.
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