Commenti e retroscena del panorama politico
Iscriviti e ricevi le notizie via email
La relazione del Comitato Etico della Rai è pronta ed è sul tavolo dell’ad Giampaolo Rossi. Sarà quella che porterà alla sospensione di Sigfrido Ranucci. Ma lui resiste: «Se devo lasciare Report, decido io come e quando. E se proprio insistono, mi devono cacciare loro, così magari prendo pure un risarcimento da paura».
Ora Rossi si prenderà qualche giorno per leggere il contenuto del testo del Comitato Etico, che è stato secretato come da prassi per questo tipo di documentazione. Farà le sue valutazioni l’ad in piena autonomia, perché si tratta di un parere meramente consultivo e non vincolante, che non determina, dunque, automatismi sulla scelta editoriale relativa a una eventuale sostituzione del conduttore. Il malcontento è forte ai piani alti della tv pubblica per il danno reputazionale che la vicenda sta causando all’azienda.
Tanto che i vertici non nascondono insofferenza e preoccupazione per possibili ricadute anche sotto il profilo della raccolta pubblicitaria.
Le contestazioni
Quattro sono i temi che porteranno alla sospensione di Ranucci. Primo: ha detto Sigfrido, e c’è la prova documentale di questo (ossia le sue parole nel vocale divulgato da Valeria Pelliccia), che «in Rai c’è un po’ di mafia e un po’ di massoneria». Un giudizio che chiunque lo avesse dato a proposito dell’azienda in cui lavora si sarebbe visto radiato, considerando nei danni reputazionali e di immagine anche quelli economici.
Secondo: far entrare in redazione Maria Rosaria Boccia, oltre che Lavitola, e la pompeiana è rinviata a giudizio per stalking aggravato proprio contro due dipendenti Rai, il che è una violazione plateale e molto grave delle regole stabilite nel Codice etico del servizio pubblico.
Terzo: i commenti di Ranucci sull’ad fatto passare per sicario della libera informazione, per aver spinto per un maggiore controllo sulla preparazione e sulla messa in onda di report. Quarto: girare all’esterno documenti interni. Come la mail di Corsini, che dice che il conduttore di Report deve essere più equilibrato e non colpire solo a destra.
In più, occhi della Rai sono puntati sul prosieguo dell’inchiesta, perché i contorni dell’azione messa in atto da Lavitola restano ancora poco chiari, al punto che lo stesso Gip di Roma, nell’ordinanza con cui ha confermato il carcere per l’imprenditore, ha parlato di «dichiarazioni fumose e assolutamente generiche» oltre che di movente «inverosimile» in relazione al suo interrogatorio. Su questa scia dalla maggioranza si sollevano voci sempre più critiche nei confronti del conduttore, accusato da più esponenti di Fratelli d’Italia di opacità, perché non fa chiarezza, ad esempio sul perché «il giorno della perquisizione a Lavitola è stato due ore al telefono con il presunto mandante dell’attentato per tentare di concordare un alibi per lo stesso Lavitola».
Ranucci, che potrebbe essere ascoltato dai magistrati, forse a settembre, comunica pubblicamente solo attraverso i social da alcuni giorni e non rilascia dichiarazioni, mentre il suo legale lo descrive incredulo, perché «mai avrebbe potuto immaginare, e penso nessuno, che un amico potesse arrivare a tanto» e «allo sgomento si aggiungono i dubbi su quale possa essere il disegno reale di una tale azione criminale e pericolosa».
E comunque, il malcontento ai vertici lascia presagire che si vada verso uno stop cautelativo per Ranucci, in attesa che vadano avanti le verifiche con l’apertura di un audit formale dopo la pausa estiva, per passare al vaglio il lavoro della redazione nel complesso e irrogare eventuali sanzioni. Il totonomi per la successione è partito da tempo, come si sa. Ma non sarà facile sostituire Sigfrido, per le possibili ricadute sul fronte politico e per la necessità di preservare un brand come Report con un nome autorevole e grandi incassi pubblicitari.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
