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i fratelli Molinari in campo con la carica da Ryder


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TORINO – La notizia arriva nel giorno più giusto: Francesco Molinari sarà vicecapitano della squadra di Ryder Cup anche nel 2027 all’Adare Manor in Irlanda. Luke Donald non ha avuto dubbi a sceglierlo per la terza volta consecutiva dopo le grandi prestazioni del Marco Simone 2023 e di Bethpage 2025. La nomina di Francesco segue quella (scontata) e già annunciata di suo fratello Edoardo, anche lui alla terza di fila. Donald non ha avuto tentennamenti. Se gli studi scientifici di Edoardo sono quanto di più prezioso per scegliere i giocatori e formare le coppie da mandare in campo nelle sfide con gli americani, il ruolo di Francesco è qualcosa di diverso: «Sono felice di averlo ancora una volta bordo – le parole del capitano -. Adoro il carattere di Francesco. Ha un enorme esperienza di Ryder, è apprezzato e rispettato dai giocatori. È calmo, tranquillo, ma quando è il momento sa farsi sentire».

In effetti, se parliamo di Ryder (ma non solo), la storia di Francesco è esemplare: tre partecipazioni da giocatore (con il record di 5 vittorie su 5 a Parigi) e due da vice-capitano, tutte con la coppa riportata a casa. Non scherza neppure Edoardo: un’edizione vinta nel 2010 al Celtic Manor da giocatore e due da vice-capitano. Anche per lui nessuna sconfitta. La domanda allora è questa: per loro si sta preparando un futuro da capitano? Edoardo fa sfoggio di umiltà: «Non credo di avere il curriculum da giocatore per un ruolo così importante. Anche se nella vita non si sa mai. Sono molto contento di essere considerato un braccio destro, chiamatelo come volete. Credo che ci siano candidati ben più meritevoli di me. Credo che questo sia il ruolo più adatto a me e finché mi verrà chiesto, io ci sarò». E Francesco? Di lui si era già parlato prima del nuovo incarico a Donald. Più di un giocatore (vedi Tommy Fleetwood) ne aveva addirittura sostenuto apertamente la candidatura. Ovvio che lasci la porta un po’ più aperta: «È chiaro che la scelta non dipende da me. Nel caso, mi fosse chiesto, sarebbe impossibile dire di no. Comunque, ribadisco, è una cosa che è fuori dal mio controllo. Anche le logiche oggi sono cambiate. C’è sempre una parte politica dietro certe scelte, ma oggi rispetto al passato si guarda di più alle qualità di un candidato in relazione al compito che sarà chiamato a svolgere. Se dovesse toccare a me, ovviamente ne sarei felice».

I due fratelli si sono presentati insieme in sala stampa alla vigilia dell’83° Open d’Italia. Per loro è un’edizione speciale. Si gioca sul campo del Circolo Torino, nel Parco de La Mandria, dove sono cresciuti e si sono formati. «Quando ci sfidavamo da bambini, mai avremmo immaginato di arrivare dove siamo arrivati», dice Francesco.

Edoardo completa il discorso: «Difficile dire chi fosse il più competitivo, diciamo 50 e 50. E di certo non è mancata qualche litigata: Poi, essendo il più grande, magari all’inizio vincevo di più io, ma lui si faceva valere e col tempo ha cominciato a battermi». Per entrambi, grandi protagonisti del golf italiano nel mondo, il peso di un’eredità da tramandare, che Edoardo sintetizza così: «Crediamo di rappresentare un esempio di cultura del lavoro. Di sicuro ci piacerebbe che la nostra eredità fosse intesa così».

Giocano in casa

Giocare sul campo del quale si conosce ogni segreto può essere un vantaggio? Francesco gioca la carta della cautela: «Un conto è giocarlo in condizioni da circolo, un altro se è preparato, come in questo caso, per un grande evento. E poi, non dimentichiamolo, c’è un field di prim’ordine. Le buone carte da giocare le hanno in tanti». Edoardo rafforza il concetto: «Sì, conosciamo ogni angolo di questo percorso, sappiamo dove tirare, da che parte attaccare il green. Ma qui è preparato in maniera straordinaria, diverso da come lo conosciamo abitualmente. Ci tengo a ribadire che questo è uno dei pochi campi in Italia all’altezza dell’Open. È il migliore degli ultimi 30 anni. Il giudizio dei giocatori con i quali ho parlato conferma questa mia convinzione».

Se queste sono le premesse, e confidando in un’attenuazione del caldo tropicale, quello che comincia domani si presenta come un Open in grado di assicurare emozioni e spettacolo. Oltre a Francesco Molinari (suo l’Open Championship 2018 a Carnoustie) ci sono altri due vincitori di major. Danny Willet e Patrick Reed, trionfatori al Masters nel 2016 e nel 2018. E poi tanti giocatori di indubbio valore. A cominciare dal cileno Joaquine Niemann che sta facendo benissimo sulla Liv. Ma è da tenere d’occhio anche la folta rappresentanza italiana, da Francesco Laporta (miglior azzurro nel ranking mondiale) a Matteo Manassero, tornato protagonista sulla grande ribalta; dal romano Filippo Celli, che ha mancato per un solo colpo il taglio nell’ultimo Us Open, a Gregorio De Leo in costante crescita da quando è approdato sul Tour maggiore. E poi c’è la curiosità di vedere all’Open altri due romani, Renato Paratore, ancora in cerca di una prestazione brillante nell’Open di casa, e Andrea Romano, che grazie alle tre vittorie in stagione sull’Alps Tour ha guadagnato l’accesso diretto e immediato sull’HotelPlanner tour, il secondo circuito europeo. Ma è ora di mettere la palla sul tee. Si comincia domani alle 7:30.


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