Tra intelligenza artificiale, metaverso e realtà aumentata, oggigiorno è sempre più difficile distinguere ciò che è reale dal virtuale. L’uomo ha realizzato cose che, solamente dieci anni fa, erano semplicemente frutto dell’immaginazione di qualche visionario.
Sogni che diventano realtà e il virtuale che diviene quasi un’estensione, seppur amplificata, di ciò che viviamo tutti i giorni. Nate inizialmente come semplici esercizi grafici di pixel e righe di codice, le vetture digitali si sono ben presto trasformate in un vero e proprio laboratorio creativo e tecnico per designer e ingegneri.
Quasi come una favola moderna, tutto è nato dalla fervida immaginazione umana di un visionario che volle tradurre nel virtuale le sensazioni fisiche provate al volante di un’auto vera. Bisogna tornare indietro al 1997 quando Kazunori Yamauchi lanciò il primo Gran Turismo. A rendere unico questo videogame, rispetto a quanto visto fino ad allora, era la capacità di ricreare la dinamica delle vetture oltre una grafica estremamente avanzata. In men che non si dica, GT divenne uno dei giochi più longevi per PlayStation. Sfruttando le sempre più sofisticate tecnologie, l’evoluzione non si è mai arrestata arrivando a contare ben sette capitoli e numerosi spin-off vendendo oltre 100 milioni di copie in tutto il mondo. Forte del successo trasversale, un punto di svolta è arrivato nel 2013 con il lancio del progetto Vision Gran Turismo.
LIBERTÀ CREATIVA
L’idea era tanto semplice quanto rivoluzionaria: invitare le Case automobilistiche a progettare delle vetture da inserire esclusivamente nel videogioco. potere alle idee e alla libertà creativa: nessuna omologazione, nessun vincolo regolamentare, nessun costo industriale da rispettare, bisognava tener conto solamente delle leggi della dinamica. Marchi come Mercedes furono tra i primi a cogliere questa opportunità presentando la AMG Vision Gran Turismo, una supercar estrema dal punto di vista stilistico e aerodinamico. Fiutato l’enorme potenziale, non sono tardate ad arrivare le supercar di Ferrari, Lamborghini e Porsche, soltanto per citarne alcune. Basti pensare che attualmente sono ben 57 i modelli Vision Gran Turismo disponibili su GT7. La presenza in Gran Turismo, per una Casa non è soltanto ludico ma anche estetico. Perché i centri stile sono coinvolti in prima persona nel realizzare una vettura che, sebbene sia un concept, verrà sottoposta allo sguardo di milioni di appassionati in tutto il mondo. Proprio in tale contesto diversi marchi hanno sviluppato il loro linguaggio stilistico prima di farlo debuttare nella realtà. Il caso più emblematico è sicuramente Hyundai che nel 2015 ha usato il videogioco per presentare al pubblico il suo brand sportivo N attraverso un prototipo, spinto da un sistema ibrido-idrogeno a fuel cell, pronto per affrontare la 24 Ore di Le Mans. Ironia della sorte, esattamente dopo dieci anni, il costruttore sudcoreano affronterà la gara più prestigiosa del mondo con il suo brand premium Genesis. Parallelamente, grazie alla tecnologia, anche il mondo del car design si è evoluto. Se un tempo bastava uno schizzo o due semplici linee per immaginare stile e forme di un’auto prima di realizzare un prototipo, con l’arrivo dei giganti asiatici c’è stata una netta sterzata verso il virtuale. Dapprima con disegni più definiti, fino ad adottare rendering e virtualizzazione dei modelli. In quest’ultimo caso a svolgere il ruolo di protagonista è stato il metaverso con la sua realtà aumentata che, sfruttando i visori, ha ricreato un ambiente 3D in cui immergersi e interagire. Indossando speciali occhiali si è catapultati dinanzi all’auto virtuale o, meglio ancora, all’interno di essa magari per osservare le nuove soluzioni tecniche e configurarla come se fossimo davvero in un concessionario.
SOLUZIONI ESASPERATE
Restando nell’ambito del design, tra gli esempi più recenti, nonché affascinati, c’è da menzionare la Ferrari F76. Pur celebrando il primo storico successo a Le Mans nel 1949, la hypercar di Maranello si presenta come un esercizio di stile tanto da interpretare in chiave futuristica il linguaggio visivo del Cavallino Rampante. Troviamo quindi soluzioni e proporzioni più esasperate in cui ogni superficie nasce dall’interazione tra algoritmi e principi dell’aerodinamica. Ma la cosa sorprendente è che, benché sia solamente virtuale, ogni F76 è un’opera unica. Infatti è un vero e proprio NFT (Non Fungible Token) riservato ai soli membri dell’esclusivo programma Hyperclub. Negli ultimi anni il concetto di auto digitali si è intrecciato spesso con il mondo dei token virtuali. Questi hanno introdotto l’idea di proprietà certificata di un bene digitale, permettendo di associare a un modello virtuale un’identità unica registrata su blockchain. Mercedes con la AMG SL 63 ha voluto legare la vettura reale con un progetto d’arte digitale costituito da 170 opere realizzate dall’artista di fama internazionale Alessandro Paglia. Non solo estetica o nuove tecnologie, il mondo del virtuale ha conosciuto anche uno sbocco quasi inaspettato nel mondo delle competizioni. Con l’esplosione degli eSport e la crescente sofisticazione dei simulatori di guida, le gare virtuali sono diventate sempre più realistiche tanto che il salto dai pixel ai circuiti reali si è incredibilmente accorciato.
Capostipite, anche in questo caso, è stata la GT Academy. Nata in collaborazione tra Nissan e Sony, e legata al mondo del videogioco Gran Turismo, l’iniziativa aveva lo scopo di individuare i migliori talenti virtuali per trasformali in piloti reali. Tra i casi di maggior successo spicca Jan Mardenborough passato dal correre nella sua cameretta davanti alla TV a disputare la 24 Ore di Le Mans. Sempre più piloti professionisti si affacciano al mondo del virtuale. Uno su tutti il quattro volte campione del mondo di Formula 1 Max Verstappen che si cimenta regolarmente nelle gare virtuali per tenersi allenato. Proprio l’olandese ha inoltre supportato la carriera di Chris Lulham, portandolo dal mondo del sim racing a competere e vincere il GT World Challenge al volante della Ferrari 296 GT3.
IMMERSIONE TOTALE
Ma quando il virtuale si fonde con la realtà cosa può succedere? A darci una risposta è BMW con la sua M Mixed Reality che unisce l’esperienza di guidare una vera M2 ma catapultati in un circuito virtuale. Il tutto avviene in una ex pista aeroportuale tedesca. Entrati a bordo della vettura si indossano i visori VR, questi ricostruiscono un tracciato cittadino che nella realtà non esiste. L’immersione è totale perché pur osservando le nostre mani e il volante della BMW il resto è completamente virtuale. Ancora più stimolante è la sfida con un altro concorrente reale che corre specularmente sull’altro lato del piazzale.
Sebbene le due auto fisicamente non incroceranno mai le traiettorie, sul circuito virtuale potranno dar vita a un duello ruota a ruota. Al contrario di qualsiasi simulatore, anche il più sofisticato mai realizzato, allo spegnimento dei semafori le sensazioni trasmesse sul corpo sono quelle autentiche. Accelerazione, frenate e forze laterali che agiscono sono quelle vere, ma il correre nel mondo virtuale permette di spingere oltre i limiti sapendo che, una volta usciti di strada, l’auto non andrà mai contro le barriere. Sebbene all’apparenza la BMW M Mixed Reality possa sembrare più un gioco da nerd, tale sistema potrà avere innumerevoli applicazioni in futuro.
Magari passando dal semplice corso di guida sportiva al miglioramento dei sistemi che un giorno andranno a costituire l’ecosistema della guida autonoma. Cosa ci attenderà in futuro? Mai come in questi casi, supportati da una tecnologia in continua evoluzione, l’unico limite è quello della mente e della fantasia umana.
Un Cavallino dedicato alla 24 Ore
Nata per omaggiare il primo storico successo del Cavallino Rampante nella 24 Ore di Le Mans, ottenuto nel 1949 da Luigi Chinetti e Lord Selsdon al volante della 166 MM, la Ferrari F76 prefigura il nuovo linguaggio stilistico di Maranello. Concepita come una vera e propria opera d’arte virtuale, è destinata ai soli membri dell’esclusivo programma Hyperclub.
Solus GT pensando alla Formula 1

Quando un’auto da Formula 1 incontra la fantasia dei designer nasce la McLaren Solus GT. Monoscocca in fibra di carbonio, per un peso inferiore ai 1.000 kg, la supercar inglese è spinta da un V10 5.2 litri da 840 cv che gli consentono di bruciare lo 0-100 km/h in 2,5 secondi. Realizzata in soli 25 esemplari, la McLaren è destinata esclusivamente per l’uso in pista.
Bugatti ha inventato la Chiron
Presentata al Salone di Francoforte nel 2015, la Bugatti Vision Gran Turismo è passata dal virtuale al mondo reale anticipando le future linee della Chiron. Bugatti ha introdotto per la prima volta la nuova firma luminosa, dotata di quattro elementi LED, oltre a una linea più aerodinamica ispirata ai modelli iconici. Immancabile il W16 quadri turbo da 8 litri portato a 1.500 cv.
Cupra Urban Rebel in Forza Horizon
Dapprima nata come studio di design, la Cupra Urban Rebel ha fatto il suo esordio nel metaverso sul videogame Forza Horizon 5. Visto il successo riscontrato, la Casa spagnola ha quindi deciso di realizzarla fisicamente, seppur per un uso in pista. Ma la sua eredità non andrà persa, perché la potremo osservare tutti i giorni sulla Raval prossima al debutto.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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