03.01.2026
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Sports

«Gol di Davis decisione corretta ma difficile. Se dubitano della nostra buona fede, io lascio domani»


Dopo il weekend della discordia, la tanto attesa puntata di Open Var. Alle ore 15 del martedì Dazn ha fatto sentire la conversazione andata in scena nella Sala Var di Lissone tra il Var Gariglio e l’Avar Chiffi, che hanno confermato la decisione di campo dell’arbitro Colombo in Udinese-Lazio: gol di Davis al 95’ regolare e 1-1 al Bluenergy Stadium. Decisione che ha scatenato prima un silenzio stampa, poi un comunicato della Lazio, infine una lettera inviata via Pec dal patron Claudio Lotito alla Lega Serie A. Gli audio palesano una certezza assoluta della Sala Var sul primo tocco di mano dell’azione incriminata, quello del 17enne Palma che dà il là alla rete friulana.

«Qui il braccio è dietro la schiena, non è mai punibile, è attaccato al corpo», concordano Gariglio e Chiffi. Ciò che crea qualche imbarazzo in più è il controllo col braccio destro dell’attaccante inglese, foriero di un enorme grattacapo. «Qui il braccio destro è congruo, e poi non segna lui», afferma inizialmente Gariglio, sconfessato dall’Avar. «Sì, segna proprio lui». Il Var Gariglio prende subito una posizione netta: «Segna lui e per me non c’è immediatezza. Guarda bene, Dani», è la sua richiesta di conforto a Chiffi. «Zaniolo gli calcia addosso e il braccio di Davis è congruo. In teoria non è punibile, perché la prende lui, la stoppa, fa un dribbling e la rete non è immediata».

A Lissone sono molto combattuti. «Non vedo, sinceramente, tutta questa immediatezza», conferma Chiffi prima del responso: convalida della rete confermata e Lazio furiosa.

L’IRA DEL DESIGNATORE – A commentare l’episodio e acclarare la difficoltà del caso di specie è il designatore, Gianluca Rocchi. «Quando il regolamento parla di infrazione e gol da annullare se la rete è stata segnata immediatamente dopo il tocco di mano, il termine ‘immediatamente’ è nebuloso e la soggettività diventa un problema. Il tocco di mano a centrocampo ha bisogno di un’analisi diversa: va solo valutata la punibilità del tocco di mano di Palma, che non è punibile. Sul braccio di Davis la valutazione è più difficile», ha ammesso in prima battuta, per poi fornire un’interpretazione sui generis: «Il fatto che il Var non si accorga neppure che abbia segnato Davis fa propendere per la non immediatezza della rete rispetto al tocco di mano».

La mente va subito al precedente di quest’anno, quando in Pisa-Fiorentina l’attaccante dei padroni di casa, Meister, si vide annullare la rete dell’1-0. «Quel caso è diverso, perché la rete venne siglata dopo tre secondi. Davis fa ben quattro dribbling, non può mai esserci immediatezza. Ma se da fuori devo capire la decisione corretta, faccio fatica». La vicenda farà giurisprudenza. «Sulla regola va fatta chiarezza, questo avverbio ci mette in difficoltà. In Sala Var prendono una decisione a fatica, questo dimostra la totale buona fede dei miei ragazzi. Ad ogni modo, gireremo questa clip all’IFAB, dopo la gara ero in difficoltà anche io, ho dovuto confrontarmi con tanti colleghi: non sono depositario della legge, ma le risposte che ho avuto vanno nel senso della convalida della rete».

Ancora una volta, un’opinione personale: «Per me questi sono tutti gol, anche quello di Meister in Pisa-Fiorentina. Quello era stato un eurogol, tra l’altro. Se segni direttamente col braccio, la lettura è più semplice. Se l’IFAB deciderà di lasciare agli arbitri l’interpretazione, si rimarrà nel campo della soggettività», ha concluso. Infine, una replica alla lettera della Lazio. «Non entro in argomenti politici, il presidente Simonelli mi ha chiamato per gli auguri e io ho risposto che se qualcuno non crede nella nostra buona fede, io lascio domattina il mio incarico. Vengo in tv, faccio sentire gli audio, per i ragazzi non è piacevole far sentire gli audio di quando sbagliano. Il nostro obiettivo è fare meno errori possibile, poi quando capita un episodio al 95’ è complicato. Io devo spiegare che la decisione è corretta, se poi non ci vogliono credere non è un problema mio. Chi mi conosce sa quanto io mi arrabbi ogni weekend», è la chiosa di Rocchi. E l’ira di Formello non si placa.


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