Notizie Nel Mondo - Notizie, affari, cultura Blog Technology «Gli ho detto che quel biglietto non era valido ed è sceso. Ho sbagliato, mi scuserei anche in ginocchio»
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«Gli ho detto che quel biglietto non era valido ed è sceso. Ho sbagliato, mi scuserei anche in ginocchio»


BELLUNO  — «Mi fa male il cuore, a pensarci a mente fredda mi rendo conto di aver sbagliato. Chiedo scusa al bambino e alla sua famiglia». Salvatore Russotto, 61 anni, è l’autista che lunedì ha lasciato a terra un bambino di 11 anni che, dopo la scuola, doveva andare da San Vito di Cadore a Vodo. Originario di Agrigento, da quarant’anni vive nel Bellunese. Faceva il camionista fino a due anni fa, quando è diventato autista per La Linea, compagnia alla quale Dolomiti Bus appalta alcune corse.

Cosa è successo quel pomeriggio?
«Il bambino è salito e voleva timbrare un ticket da 2,50 euro. Gli ho detto che quello non era valido, che doveva pagare con il bancomat oppure avere l’abbonamento. E lui è sceso, questione di un minuto».

Non gli ha chiesto 10 euro?
«No, l’azienda ci aveva dato disposizioni chiare: invitare a scendere chiunque non avesse il titolo di viaggio valido. Non ci hanno detto nulla sui minorenni che vanno fatti salire comunque».

Non ha pensato che quel bambino rimaneva da solo alla fermata?
«Sono mortificato, ho commesso un grave errore. Non ci ho dormito tutta la notte. A mente fredda gli avrei pagato io il biglietto piuttosto di saperlo in giro con la neve. Non voglio giustificarmi ma c’è altro dietro questa situazione».

Cioè?
«Quella mattina è stata delirante, tra la neve, il traffico, le strade bloccate. E sono stato preso di mira da un passeggero».

Cosa intende?
«Quella mattina un uomo mi ha accusato di essere in ritardo, continuava a ripetere “i Borboni vengono qua e fanno quello che vogliono” perché ha sentito l’accento meridionale. Me ne ha dette di tutti i colori, io gli ho chiesto di smettere. E una donna nel frattempo faceva un video. Mi sono fermato, avevo le gambe che tremavano e ho chiamato il mio responsabile a Calalzo, gli ho spiegato cosa stava succedendo e che non ce la facevo più. Siamo trattati a pesci in faccia».

E poi?
«Poi è stata fatta una segnalazione tramite app a Dolomiti Bus, mi hanno chiamato dall’azienda molto infastiditi. Ma noi lavoriamo in condizioni terribili e siamo umani».

Quali sono le condizioni di cui parla?
«Per esempio dobbiamo pagarci le divise. Facciamo turni massacranti, veniamo insultati, non ci sono nemmeno i bagni dove ci fermiamo. Un mio collega di 35 anni è stato aggredito».

Da chi?
«Da altre quattro persone. Ci sono colleghe donne che piangono perché hanno paura. Io tra poco vado in pensione ma i colleghi più giovani devono essere protetti».

Al netto della situazione lavorativa difficile e della mattinata pesante, non ha pensato che quel bambino correva pericoli in giro da solo?
«Si, non voglio giustificarmi. Mi assumo la responsabilità e pagherò quello che ci sarà da pagare. Però è anche vero che le disposizioni dell’azienda erano di invitare a scendere coloro che non avevano il biglietto e nessuno mi ha mai parlato di obblighi di custodia per i minorenni».

Non ha seguito la formazione?
«Quale formazione?»

Quella dell’azienda.
«Non fanno formazione, di nessun genere. Io vengo dal trasporto merci, sono due anni che faccio l’autista di mezzi per persone. Ci hanno fatto vedere il percorso, indicato le fermate e stop».

E le disposizioni di cui parla sono scritte? Vi hanno dato un vademecum, mandato una mail?
«Nulla del genere. Ricordo che eravamo in cinque, ci hanno detto tutto a voce».

Sul caso specifico, cosa le ha detto l’azienda?
«Sono sospeso a tempo indeterminato fino a che non presento le mie giustificazioni e termina l’inchiesta interna».

Se potesse incontrare il bambino e la famiglia cosa direbbe loro?
«Mi scuserei, anche in ginocchio. Non ho ragionato, dopo tutta la tensione accumulata la mattina. Ho deciso di parlare non per giustificarmi, ho sbagliato e pagherò. Ma volevo far capire che dietro quanto accaduto c’è una situazione di disagio molto forte. Per quanto accaduto, accetterò tutte le conseguenze».


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