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ai cattolici si chiede di andare a votare per l’indipendenza della magistratura


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E’ una chiamata civile in piena regola quella proveniente dal cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei per — dice — preservare l’autonomia e l’indipendenza della magistratura. L’appello dei vescovi italiani è di andare a votare per il 22 e il 23 marzo in occasione del referendum sulla riforma costituzionale della magistratura. Non si sbilancia esplicitamente se optare per il sì o per il no, l’importante, sottolinea, è informarsi bene e tenere presenti che gli argomenti non possono lasciare “indifferenti”. «La separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici e l’assetto del Csm — ha osservato il presidente della Cei aprendo il Consiglio episcopale — sono temi che, come Pastori e come comunità ecclesiale, non ci devono lasciare indifferenti. C’è un equilibrio tra poteri dello Stato che i padri costituenti ci hanno lasciato come preziosa eredità e che è dovere preservare». 

In un altro passaggio della prolusione Zuppi rammenta che la caratteristica della magistratura di essere autonoma e indipendente resta un pilastro essenziale «per l’esercizio di un processo giusto, e tali valori devono essere perseguiti, pur nelle diverse possibili realizzazioni storiche e pluralità di opinioni e orientamenti».

L’invito quindi è di non disertare le urne nonostante il trend che ormai contraddistingue anche l’elettorato italiano. Stavolta, mette in chiaro il cardinale, «sentiamo l’esigenza di ribadire l’importanza della partecipazione. Tutti noi parteciperemo, perché corresponsabili del bene comune del nostro Paese. Invitiamo quindi tutti ad andare a votare, dopo essersi informati e aver ragionato sui temi e sulla posta in gioco per il presente e per il futuro della nostra società, senza lasciarsi irretire da logiche parziali».

La riforma della giustizia e il seguente referendum per la Cei restano uno snodo importante e a maggior ragione l’attenzione dei cattolici deve restare alta. «Su questi temi, come su tutti gli altri che interessano la nostra convivenza, ci auguriamo che sia sempre vivo un dialogo responsabile e costruttivo tra le forze sociali e culturali e le diverse parti politiche, nella ricerca del massimo consenso possibile attorno a soluzioni di bene».

FINE VITA

Un altro passaggio del discorso di Zuppi fa riferimento al fine vita per esprimere «forte preoccupazione rispetto al dibattito in corso: ripetiamo, come già fatto in diverse occasioni, che la dignità umana non si misura sulla sua efficienza né sulla sua utilità. La vita ha un valore, sempre, nonostante la malattia, la fragilità, il limite. La risposta alla sofferenza non è offrire la morte, ma garantire forme di sostegno sociale, di assistenza sanitaria e sociosanitaria domiciliare continuativa, affinché il malato non si senta solo e le famiglie possano essere sostenute e accompagnate. Normative che legittimino il suicidio assistito e l’eutanasia rischiano invece di depotenziare l’impegno pubblico verso i più fragili e vulnerabili, spesso invisibili, che potrebbero convincersi di essere divenuti ormai un peso per i propri familiari e per l’intera società, decidendo di farsi anzitempo da parte, di togliere il disturbo. Ribadiamo, pertanto, che nell’attuale assetto giuridico-normativo si scelgano e si rafforzino, a livello nazionale, interventi che tutelino nel miglior modo possibile la vita, favoriscano l’accompagnamento e la cura nella malattia, sostengano le famiglie nelle situazioni di sofferenza».


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