C’è un motivo preciso per cui le autorità di regolamentazione hanno messo in guardia quella folla di piccoli risparmiatori che da mesi si abboffano di prestiti, dall’utilizzo della leva finanziaria sull’indice della Corea del Sud KOSPI che ha raddoppiato il suo valore da inizio anno ma ieri ha perso in colpo il 10% trascinando il tech del mondo. Il debito a margine, ovvero i prestiti chiesti da famiglie, lavoratori, ma anche trader troppo giovani, pur di acquistare azioni tech in odore di IA, ha raggiunto un livello record a giugno. Il rischio di crollo del castello sta diventando troppo alto. Anche perché si sa, quando ci sono di mezzo gli investitori retail la volatilità va fuori controllo.
Così può succedere che sul mercato più performante al mondo si scarichino in una manciata di ore 2,5 miliardi di dollari di vendite su azioni della da parte di investitori stranieri. È arrivata la liquidazione forzata di chi investe a prestito, aggravata da un’ondata di vendite legate agli Etf a leva, freschi di introduzione sul mercato, con sottostanti colossi dei chip come SK Hynix e Samsung Electronics Co, crollati a dovere.
La stessa euforia da IA ha preso il mercato di Taiwan che ospita la promettente TSMC, un altro campione dei semiconduttori. Negli ultimi 12 mesi le risorse prese a prestito da piccoli risparmiatori pur di riempirsi di azioni con una scommessa IA, peraltro a tassi di interesse minimi, sono esplose del 160% vicino al record registrato subito prima del crollo del 2000. Siamo ben oltre il +94%, comunque generoso, registrato in Corea del Sud, ed è abbastanza da far impallidire il +50% registrato ai tempi della bolla dot.com, finita non benissimo. Senza dimenticare che proprio grazie a questo fenomeno anche Taiwan è cresciuta di oltre il 170% nell’ultimo anno: in poche settimane ha persino superato il Regno Unito, il Canada e L’India per diventare il quinto più grande mercato al mondo per capitalizzazione, registra Bloomberg.
Ma possono essere Taiwan e la Corea del sud i primi veri segnali di una bolla IA che si gonfia nel mondo? Su questo gli analisti di Goldman Sachs, che già da mesi guardano al confronto con la bolla tech degli anni ’90, sono cauti. Certo, la tensione tra fondamentali favorevoli e valutazioni elevate continua a crescere. E se è vero che il boom degli investimenti in IA non è né così ampio né così duraturo come quello tech degli anni ’90, fanno notare gli esperti, quantomeno la portata sembra simile.
Mentre altre dinamiche macro non stanno ancora seguendo quel percorso: i margini di profitto sono rimasti elevati, il saldo finanziario delle imprese è rimasto piuttosto stabile nel complesso, e il disavanzo delle partite correnti si è ridotto. I valori alle stelle? In realtà è ancora possibile conciliare certe valutazioni di mercato con una stima dei futuri profitti. Ma ciò richiede ipotesi più ottimistiche sulle doti di capitale e la corsa all’indebitamento, sulla produttività o sulla capacità delle aziende Usa di acquisire ricavi globali.
E sebbene i paragoni con gli anni ’90 sono più rassicuranti che preoccupanti, il contesto macro di questo boom sembra diverso. Allora, le crisi asiatiche e degli emergenti contribuirono a mascherare e ad estendere un boom interno. L’euforia IA potrebbe invece celare ora un contesto più fragile al di fuori delle aree spinte dall’IA. Questo rende meno probabili gli squilibri da recessione del 2001, ma rende l’economia più vulnerabile agli choc.
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