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fiducia rapida e statuto delle opposizioni rinviati alla prossima legislatura


Una “tregua elettorale”. Servirà per adottare misure che godano della massima condivisione, anche durante il miglio finale della legislatura. È così che la Giunta per il regolamento, chiamata al restyling delle norme di funzionamento di Montecitorio, ha deciso di mettere in stand-by due misure cardine incluse nel processo di riforma: lo statuto delle opposizioni e lo stop alle ventiquattro ore necessarie prima del voto di fiducia in Aula. Entrambe entreranno in vigore la prossima legislatura. Una decisione tecnica si dirà, ma a cui si è giunti a fronte di una comune consapevolezza politica: la campagna elettorale per le elezioni politiche è partita.

La riunione 

Ma facciamo pima un passo indietro: risale al 31 luglio scorso il deposito, da parte dei relatori – Angelo Rossi (FdI), Federico Fornaro (Pd), Igor Iezzi (Lega) – di una proposta di modifica del Regolamento.

Dentro un ricco mix di misure – disegni di legge a data certa, stretta per chi cambia casacca, revisione del numero minimo dei componenti dei gruppi parlamentari – tra cui due più “divisive”: lo stop all’obbligo di attendere 24 ore per il voto di fiducia, che non esiste al Senato, e un elenco di garanzie per le opposizioni, come la previsione di una seduta ad hoc per trattare le loro proposte che, una volta inserite in calendario non potranno essere differite dalla Capigruppo. Un accordo di mediazione raggiunto tra maggioranza (interessata alla fiducia) e opposizioni (in pressing per maggiori garanzie), che ora include pure il posticipo dell’entrata in vigore. Sono stati i relatori, prima di Natale, a comunicare al presidente Lorenzo Fontana, in occasione della riunione che sarebbe servita per esaminare gli emendamenti, l’intenzione di rimandarne l’attuazione che, senza ostacoli, sarebbe potuta avvenire già in primavera.

Lo spiega bene proprio il dem Fornaro, intervenendo in Giunta: «Si è imposta in questo momento una valutazione improntata a realismo politico e cioè che, a decorrere sostanzialmente dal prossimo mese di gennaio, si entrerà nella fase finale della legislatura con un clima che presenterà inevitabilmente i prodromi della campagna elettorale». Da qui, la proposta di effettuare scelte con il «velo di ignoranza», non sapendo cioè chi nella prossima legislatura occuperà gli scranni della maggioranza e chi dell’opposizione.  

Le incognite

Il rischio, sottaciuto, è chiaro ai più: che i nuovi strumenti parlamentari diventino “armi” nel dibattito pre-elettorale. Facile immaginare, con uno statuto ad hoc, che le opposizioni possano ritirare fuori proposte come il salario minimo. O che la maggioranza si senta più libera di affidarsi in prima lettura alla Camera per la decretazione d’urgenza, eliminati tutti i paletti temporali. Ci sono poi anche singole sensibilità da considerare all’interno di ogni schieramento: il M5S, a differenza del Pd, è contrario allo stop delle ventiquattro ore, convinto che finirebbe per essere un assist alla maggioranza. Forza Italia porta avanti, invece, una battaglia per prevedere che gli ordini del giorno decadano una volta posta la fiducia. 

Tant’è. Con Fornaro, stando ai resoconti, concorda anche Angelo Rossi: «Il rinvio alla prossima legislatura dell’entrata in vigore delle parti politicamente più delicate della riforma in cantiere consentirebbe una valutazione più serena e una considerazione del lavoro svolto scevra da considerazioni di carattere strettamente elettorale e politico», dice il meloniano. Che inanella anche una riflessione più ampia: «In un contesto internazionale come quello odierno, in cui si appalesa il rischio che sistemi autocratici possano apparire sulla scena mondiale come più efficienti», dice, «il Parlamento deve saper coniugare «l’efficienza del processo decisionale» e la «propria capacità operativa con indefettibili tratti pluralistici». 

La tregua parlamentare, stipulata alla presenza del presidente della Camera, permetterà di favorire l’approdo in aula del Regolamento già a febbraio, senza ulteriori rinvii: è la campagna elettorale, bellezza. 


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