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Export, nel 2025 scambi globali su del 5%. Sace individua 16 mercati su cui puntare


I dazi e gli shock geopolitici ricorrenti non fermano il commercio mondiale che, al contrario, continua a mostrare una capacità di tenuta superiore alle attese grazie alle anticipazioni delle importazioni, al ciclo tecnologico legato agli investimenti in intelligenza artificiale e alla capacità delle imprese di riorganizzare le filiere. 
Nel 2025 il volume degli scambi internazionali di beni è aumentato di circa il 5% e nel triennio 2026-2028 è previsto avanzare del 2,3% in media, questi i dati presentati ieri da Sace in occasione della presentazione della Mappa dell’export 2026, lo strumento interattivo che analizza opportunità e rischi per le imprese italiane sui mercati esteri. «La competitività delle imprese – osserva Sace – passa anche dalla diversificazione geografica. La Mappa dell’export mostra che oggi il 45% delle imprese italiane esporta in un solo mercato, una concentrazione che aumenta l’esposizione a shock localizzati e rende più vulnerabili a cambi normativi, geopolitici o macroeconomici».
La Mappa dell’export di Sace è giunta quest’anno alla diciannovesima edizione. Si tratta a tutti gli effetti di un mappamondo digitale interattivo che misura rischi e potenzialità in circa 200 Paesi, integrando variabili come il rischio di credito, quello politico, la transizione energetica e il benessere sociale. «Le opportunità sono molte e questa mappa può guidare i nostri imprenditori nel navigare le difficoltà geopolitiche, e naturalmente geoeconomiche, dei tempi correnti. Ricordiamo che il Paese è impegnato nel Piano Mattei, quindi sicuramente l’Africa è un’area a cui guardare, così come tutto il sud-est asiatico e il Sud America. Il suggerimento che diamo è di diversificare i mercati», ha sottolineato il presidente di Sace, Guglielmo Picchi.
LA RETE
Sace punta a valorizzare la missione istituzionale al servizio della crescita e della competitività del Made in Italy sui mercati internazionali, grazie anche a una rete di export advisor in 23 uffici in Italia e nel mondo. «Noi abbiamo individuato 16 nazioni strategiche – ha aggiunto il capo economista di Sace, Alessandro Terzulli – sono 16 destinazioni trasversali, dove sicuramente nel medio-lungo termine c’è un potenziale elevato per le imprese italiane». 
Ma quali sono i Paesi su cui le imprese italiane devono puntare nel 2026? «Si va dai Paesi del Golfo, soprattutto Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita, all’Asia, con i due grandi giganti, Cina e India, fino ad arrivare al Sud-Est asiatico: pensiamo al Vietnam o al ruolo di Singapore come hub, o ad altre aree geografiche come le Filippine, l’Indonesia e la Malesia», ha spiegato Terzulli.
Il Nord America si conferma il mercato di riferimento, grazie alla solidità della domanda e alla leadership tecnologica statunitense. L’America Latina mostra potenzialità legate anche alla prospettiva dell’accordo Ue-Mercosur: Brasile e Messico restano le destinazioni più promettenti. Sul piano del rischio di credito, 93 mercati mantengono il punteggio, 63 migliorano e 38 peggiorano. Preoccupa il rischio politico, presente non solo nelle aree di conflitto ma anche nei Paesi caratterizzati da assetti istituzionali fragili o con un elevato indebitamento. La Mappa, infine, integra indicatori legati al cambiamento climatico con particolare attenzione ai settori e alle geografie più esposte. L’America Latina, l’Asia e l’Africa Subsahariana mostrano i maggiori livelli di vulnerabilità.


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