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due anni fa l’aveva definita «neonazista nell’anima»


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Definì Giorgia Meloni «neonazista nell’anima», «una poveretta», «trattata come una mentecatta pericolosissima» e si prese una querela proprio dalla premier. Ora, però, a distanza di due anni e mezzo, la presidente del Consiglio ha deciso di ritirare la denuncia per diffamazione nei confronti dello storico e filologo barese Luciano Canfora.

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La vicenda

Il presidente del consiglio Giorgia Meloni ha ritirato la denuncia-querela per diffamazione nei confronti dello storico e filologo Luciano Canfora.

Lo scorso 16 aprile il giudice monocratico della prima sezione del tribunale di Bari Antonietta Guerra, su richiesta della Procura della Repubblica, al termine dell’udienza predibattimentale lo aveva rinviato a giudizio davanti al giudice del dibattimento per l’udienza del prossimo 7 ottobre. I fatti risalgono ad aprile del 2022 quando la leader di Fratelli d’Italia non era ancora premier ma solo parlamentare e leader di Fratelli d’Italia. Il convegno in cui Canfora pronunciò le frasi incriminate («neonazista nell’anima», mentre parlava della guerra in Ucraina e dei neonazisti di quel Paese, e poi «una poveretta», «è trattata come una mentecatta pericolosissima»), si teneva al liceo scientifico Fermi del capoluogo pugliese. L’accusa era aggravata dal fatto di aver pronunciato le frasi contro un pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni. La difesa aveva chiesto il «non luogo a procedere» perché il fatto non sussiste, o perché non costituisce reato o perché non punibile per esercizio del diritto di critica, in particolare del diritto di critica politica». La premier aveva chiesto all’intellettuale un risarcimento danni di 20 mila euro.

Il commento di Saviano

«Luciano Canfora definì Giorgia Meloni «neonazista nell’animo». La Presidente del Consiglio querelò Canfora per queste parole. Ma, a pochi giorni dall’inizio del processo, Meloni cerca di ridurre il peso delle sue intimidazioni ritirando la querela contro Canfora. Io sono fiero di essere stato portato a processo da questo governo banditesco e di aver, con il corpo, testimoniato il mio pensiero critico verso la ferocia delle sue politiche xenofobe». Lo scrive Roberto Saviano su Twitter. 

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