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«De Raho dietro gli accessi illegali»


ROMA Federico Cafiero De Raho. Fa nomi e cognomi la relazione del centrodestra in Commissione Antimafia sul caso dei dossieraggi illegali. E punta il mirino contro l’ex procuratore nazionale antimafia, oggi deputato del Movimento Cinque Stelle. Centottantasette pagine, un j’accuse pesantissimo. La maggioranza individua in De Raho di fatto il “mandante” della rete di accessi illegali alla Direzione antimafia che ha dato il via al “caso dossier” dopo la denuncia del ministro della Difesa Guido Crosetto.

Riconduce all’ex toga oggi in politica al seguito di Giuseppe Conte la mano che avrebbe tollerato, e in alcuni casi apertamente avallato gli accessi illeciti alle banche dati da parte del tenente della Finanza Pasquale Striano. «Calunnie contro un servitore dello Stato» replica al fiele l’ex pm preso di mira dalla relazione. «Emerge invero in modo evidente, dalla lettura organica degli atti, non un quadro di inconsapevolezza o di mera superficialità, ma al contrario l’immagine di un protagonista, per aver egli stesso adottato o controfirmato provvedimenti organizzativi riguardanti la gestione delle s.o.s. (segnalazioni di origine sospetta, ndr)» mette a verbale il centrodestra nel documento a cura della relatrice e presidente di Commissione, Chiara Colosimo, primissima fila di Fratelli d’Italia.

De Raho, prosegue l’atto di accusa, era «pienamente consapevole delle prassi irregolari in uso nel suo ufficio, delle vulnerabilità del sistema e dei vantaggi operativi che tali vulnerabilità gli garantivano in termini di libertà, elasticità e possibilità di intervento in fatti di forte impatto pubblico ed oltremodo sensibili politicamente». Toghe contro la politica, è un copione noto. Ma a infittiro questa volta c’è un documento della Commissione bipartisan — la relazione di maggioranza — che mette per iscritto una tesi da sempre sostenuta dalla premier Giorgia Meloni e dal governo: i dossieraggi e gli “spioni” delle banche dati nascono anni fa come operazione per colpire la destra italiana. E sbarrarle la strada verso Palazzo Chigi.

Il documento firmato da Colosimo, fedelissima della premier, si sofferma sugli “atti di impulso” del gruppo Sos della Dna nei confronti di esponenti della Lega Nord e di Armando Siri, allora sottosegretario ai Trasporti nel governo gialloverde, poi costretto alle dimissioni per un’indagine per corruzione. Ebbene, anche qui torna il j’accuse della destra: è stata la mano di Raho.

Fu l’ex procuratore nazionale antimafia a tollerare e permettere che le informazioni riservate su Siri finissero sui giornali italiani. «Il vertice della DNAA, disponendo di un sistema informativo senza barriere, poteva imprimere direzioni, sottolineature, tempi e priorità. E quel sistema, in quel momento storico, produceva effetti prevalentemente orientati verso lo stesso spettro politico (i partiti di centro destra e la Lega Nord in particolare) che, negli anni successivi, sarebbe stato anche il principale bersaglio delle attività di Striano e del circuito giornalistico che da lui traeva informazioni». Come prevedibile la relazione dell’Antimafia divide e incendia la politica. In trincea contro Colosimo il Movimento Cinque Stelle.

Le polemiche

A partire proprio da De Raho: «Una macchinazione ai miei danni, molto grave» tuona l’ex toga, «Una grandissima calunnia nei confronti di una persona che ha dedicato tutta la vita allo Stato. Gli accessi di Striano sulla maggioranza e sul ministro Crosetto sono avvenuti quando io ero andato via da mesi dalla Direzione Nazionale Antimafia». Definisce «allucinanti» le conclusioni del rapporto il leader di Italia Viva Matteo Renzi — l’ex premier fu tra i primi a denunciare i dossieraggi illegali insieme a Crosetto — e si dice pronto ad «agire nelle prossime settimane in tutte le sedi». A destra ovviamente cavalcano la notizia che fa gioco per la campagna anti-toghe del referendum di marzo. Da Forza Italia chiedono alla magistratura di «andare fino in fondo» per accertare le responsabilità degli “spioni”, alza la voce la Lega con Andrea Crippa: «Il nostro il partito più spiato, un vero e proprio attacco alla democrazia».

Il rapporto Colosimo denuncia un sistema «inquietante» e anomalie «gravissime», chiede una stretta normativa: un nuovo reato per punire il traffico illegale di dati. Due settimane ai commissari per il voto sulla relazione. Un test per il centrosinistra che sullo scandalo dossieraggi fatica a serrare i ranghi.

Francesco Bechis


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