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astensione M5S sulla mozione bipartisan


Mentre la maggioranza prova a trovare la quadra sull’Ucraina – con più di qualche defezione attesa oggi tra le file leghiste – il centrosinistra si spacca sull’Iran. Il cortocircuito va in scena in commissione Esteri al Senato. Dove si vota la mozione per condannare la repressione delle proteste nel sangue da parte del regime degli ayatollah. E impegnare governo e Unione europea ad adottare «ogni iniziativa diplomatica utile» a far desistere il regime di Teheran dall’uso «sproporzionato» della forza, dagli «arresti arbitrari» e dalle violenze.

È il minimo comun denominatore, il testo che (in teoria) mette d’accordo tutti. E permette al Parlamento di mandare un segnale di unità su una crisi sempre più vicina a precipitare. Tanto più che il documento nasce da un fronte bipartisan, proposto dal Pd (ci ha lavorato il capogruppo in commissione Alessandro Alfieri) e rilanciato dalla presidente forzista Stefania Craxi.

L’unità però dura poco. E si infrange quando i Cinquestelle decidono di sfilarsi dal voto: astensione. Il motivo? Nel testo mancca un punto che per il Movimento è imprescindibile: la condanna – preventiva – di azioni militari unilaterali «fuori dal diritto internazionale». Azioni come quella che gli Stati Uniti starebbero valutando per rovesciare il regime.

Richiesta che però viene rifiutata. Sia perché nelle ore in cui si discute si tratta ancora di un’ipotesi, sia perché «non si può mettere sullo stesso piano l’intervento unilaterale degli Usa in Venezuela e un’eventuale azione collettiva in Iran», spiega Marco Lombardo di Azione. «Il diritto internazionale non esclude, a determinate condizioni, la legittima difesa collettiva a tutela di una popolazione civile vittima di crimini internazionali».

Niente da fare: i pentastellati non ci stanno. E la maggioranza apre il fuoco di fila. «L’astensione dei 5S è incomprensibile», mette a verbale uno sbigottito Antonio Tajani. «Ingiustificabile», attacca il capogruppo di FdI Lucio Malan: «Su un tema così importante il campo largo si spacca, dimostrando la sua inconsistenza». Dichiarazioni in batteria di fronte alle quali il Movimento è costretto a replicare. «Non prendiamo lezioni dagli amici di Netanyahu». Interviene anche Conte: «L’assenza di quel passaggio per noi è fondamentale. Per questo abbiamo deciso di astenerci, pur condividendo il resto della risoluzione».

Una posizione che però è anche una larga fetta del Pd a non condividere, nonostante dal Nazareno si tenti di minimizzare: «Parlano di fratture nel centrosinistra per nascondere le loro divisioni». Non si fa attendere la reazione della riformista Pina Picierno: «L’astensione del M5S è grave. Davanti a repressione e violazioni sistematiche dei diritti umani non esistono zone grigie: o con il popolo iraniano o con gli Ayatollah». Dubbi anche da Alfieri: «Una tale violenza – dice il senatore dem al Messaggero – richiedeva una risposta straordinaria del Parlamento, la più larga possibile. Comprendo le riserve sull’uso della forza, ma non era questo l’oggetto della discussione, che invece verteva sulle misure per impedire la repressione». Netto anche Filippo Sensi: «Di fronte a quello che sta accadendo in Iran non c’è posizionamento che tenga». Polemiche che si proveranno a superare domani, con la piazza unitaria del centrosinistra in Campidoglio lanciata da Amnesty International e movimento “Donna, vita, libertà”.

Le astensioni su Kiev

Intanto oggi alla Camera andranno in scena le comunicazioni del ministro della Difesa Guido Crosetto sulla proroga dell’invio di armi ed equipaggiamenti all’Ucraina, seguita dal voto delle risoluzioni. Il centrodestra sembra aver raggiunto il compromesso: l’aggettivo «militari» nel testo di maggioranza compare, ma il riferimento alle armi è più sfumato nella parte degli impegni del governo. E nonostante a sentire Salvini le richieste della Lega «sono state accolte» (con esponenti solitamente critici come Claudio Borghi che si dicono soddisfatti dalla quadra), oggi tra le truppe del Carroccio più d’uno potrebbe disertare dal “sì”. Specie tra gli esponenti più vicini al vicesegretario Roberto Vannacci, i cui “Team” oggi protesteranno di fronte a Montecitorio proprio contro il nuovo decreto Ucraina. In Transatlantico si fanno i nomi dei deputati Ziello, Sasso, Montemagni, Barabotti, Coin, Furgiuele e Pretto come possibili “battitori liberi”, tentati dall’astensione. Un rompete le righe che sancirebbe di fatto la nascita di una componente fedele al generale nelle file dei gruppi di via Bellerio.


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