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Da Vannacci sì al governo, ma no al decreto su Kiev. La sfida al centrodestra


ROMA Doveva essere il giorno del passo di lato. Quello per sancire la definitiva uscita dei vannacciani dal perimetro della maggioranza. Non è andata così. Sul decreto Ucraina, il manipolo di truppe al seguito dell’ex segretario della Lega sceglie di mantenersi su un doppio binario: sì alla fiducia al governo, no ai contenuti del provvedimento che destina nuovi aiuti (umanitari e militari) a Kiev. Ironia della sorte: a Matteo Salvini che lo aveva definito un «traditore come Fini», l’ex parà riserva una mossa che ha il sapore del celebre «Che fai, mi cacci?», detto al Cav proprio dall’ex leader di An anni or sono.

La sfida al centrodestra

Futuro nazionale, intanto, si guarda attorno alla ricerca di un simbolo “in prestito” per costituire una componente del gruppo Misto alla Camera: in pole c’è il Popolo della Famiglia di Mario Adinolfi (contrario, però, a rimanere all’interno del contenitore del centrodestra) e Italexit per l’Italia («aperta a tutti»).

Il voto

Alla fine, sul tabellone della Camera, al fianco dei nomi dei tre seguaci del generale — Emanuele Pozzolo, Edoardo Ziello e Rossano Sasso — compare la scritta: «Ha votato sì». Una scelta fatta trapelare in anticipo da Vannacci in persona: se sul contenuto del provvedimento «la contrarierà» resta, il voto di fiducia serve a «delimitare il perimetro politico». Che resta stabile nel centrodestra. Per buona pace di chi, nella maggioranza, profetizzava che il voto contrario del neo-partito ne avrebbe sancito «l’autoesclusione» dalla coalizione. Un sì espresso, dice Ziello, «per non dare alibi a nessuno» (e qui il riferimento è alle accuse di voler lanciare un volano a Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni) e perché, rimarca Sasso, «Futuro nazionale rappresenta una voce inascoltata di italiani di destra». Insomma, la partita è aperta: «Dai leader di partito abbiamo sentito dire che l’intesa è difficile ma non impossibile». E se tale sarà, i vannacciani non hanno intenzione, comunque, di intestarsi il boicottaggio, lasciando l’onere dello strappo — e le eventuali conseguenze elettorali — in capo ai big del centrodestra.

I quali, per il momento, lasciano coperte le carte: Fratelli d’Italia sta in silenzio, Forza Italia sceglie la cautela («l’ultima parola spetta a Salvini», il ragionamento di Antonio Tajani), mentre la Lega continua a marcare le distanze: «Più che futurismo di Marinetti, è il trasformismo di Giolitti», ironizza amaro Riccardo Molinari.

Quanto al decreto Ucraina, la votazione va (più o meno) liscia: 229 i favorevoli, 40 i contrari tra cui figurano, oltre i vannacciani, anche Movimento 5 stelle e Alleanza verdi e sinistra. Non avviene, però, il cortocircuito rossobruno: sia i pentastellati che Avs non votano gli odg presentati da Futuro nazionale, nonostante la somiglianza con i propri (a partire dallo stop all’invio di armi). Questo, mentre la scelta del sostegno a Kiev viene rivendicata soprattutto a destra: un «dovere morale», lo definisce Mara Carfagna, segretaria di Noi moderati.

Il simbolo

Ma torniamo sui vannacciani: superato lo scoglio del voto con una mossa da veri equilibristi, la nuova battaglia all’ordine del giorno è la ricerca di un simbolo in prestito. Un marchio distintivo esiste già, certo, ma serve il simbolo di una lista che abbia corso alle precedenti elezioni: condicio sine qua non per costituire una componente del gruppo Misto che abbia diritto all’accesso ai contributi della Camera: circa 33mila euro annui per ogni deputato.

Come detto dal Corriere, uno spiraglio di mediazione sembra aperto con il Popolo della Famiglia di Mario Adinolfi che, tuttavia, non sembra aver particolarmente gradito il voto di fiducia espresso dai vannacciani: «Vorrei proseguire nel lavoro di costruzione di un’alternativa al di fuori del centrodestra», spiega al Messaggero Adinolfi, che sarà in pista anche nelle suppletive in Veneto. E ricorda la collaborazione già avviata con Vannacci in occasione delle regionali in Toscana. Se è difficile immaginare che anche la lista di Marco Rizzo, Italia sovrana e popolare, voglia infilarsi nel centrodestra, è da Italexit per l’Italia che le porte sembrano aperte: «Noi non abbiamo avuto modo di avere un confronto, ma come idee siamo abbastanza simili. Siamo aperti a tutti se verremo contattati», spiega a questo giornale Andrea Perillo, nella segreteria nazionale del partito no-vax e no-euro.

Nell’operazione di saldatura a destra — spiegano fonti vicine a Vannacci — il traguardo è un altro: arrivare a un dialogo con la premier. Difficile dire se potrà avvenire già nelle prossime settimane, quando l’ex parà sarà a Roma. Per Giorgia Meloni l’ennesima gatta da pelare. Prima o poi.


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