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«Da Nordio un fallo di reazione. Se vince il Sì contraccolpi a sinistra»


Splende il sole, a Tor Bella Monaca, periferia Est della Capitale, zona di forti problematiche sociali (è il Municipio di Roma con più tasso alto di criminalità) ma anche di progetti sociali di rinascita. Maurizio Lupi è all’esterno, dopo il confronto promosso sul territorio da “Noi moderati” sul perché votare Sì al referendum costituzionale. Ma, intanto, perché a Torbella e non – magari – in una sala convegni del centro? «Perché – dice Lupi – non esistono cittadini di serie A e di serie B, e perché questa è una riforma che interessa tutti, tutti i quartieri e tutte le estrazioni sociali». Con lui, lo stato maggiore del partito: il responsabile della Giustizia Gaetano Scalise, “anima” dell’evento, il coordinatore romano Marco Di Stefano. In platea Renata Polverini, già presidente della Regione Lazio, tra il 2010 e il 2012.

Le ricadute

Lupi ha le idee molto chiare: «Se vince il Sì non c’è il terremoto, il maremoto o l’invasione delle cavallette…». Sembrano i Blues Brothers, ma è politica. Che succede, invece? «Che rischia di saltare il campo largo». Addirittura? «Sì perchè a sinistra comincerà lo sport in cui sono più bravi, farsi del male da soli. Inizierà la resa dei conti e tutti quelli che sono stati “costretti” a votare No, come ad esempio i riformisti dem, verranno allo scoperto. Faranno il processo ad Elly Schlein?».

Già, ma di converso, se vincesse il No gli effetti ci sarebbero nel centrodestra, giusto? Fibrillazioni nella coalizione, forse le elezioni anticipate. Non è così? «Ma no, da noi non succede nulla. Escludo le elezioni anticipate, tanto per cominciare. Alla fine, cambia di più a sinistra se vince il Sì che a destra se vince il No». Eppure, in questi ultimi giorni, il clima si è fatto arroventato. Le parole di Gratteri, quelle di Nordio, l’intervento del Capo dello Stato. «Nel calcio viene punito sia il fallo da espulsione che quello di reazione che l’altro genera. E, da questo punto di vista, è chiaro che Nordio abbia sbagliato, anche se appunto il suo è stato un fallo di reazione a quanto detto da Gratteri. E ha fatto bene Mattarella ad invitare ad abbassare i toni. Figuriamoci se una forza che si chiama Noi Moderati non accoglie questo invito… Quando si parla di giustizia, però, troppo spesso non si entra nel merito: tutto viene piegato allo scontro tra maggioranza e opposizione. È un errore che impoverisce il dibattito pubblico e allontana i cittadini. La moderazione non significa debolezza o assenza di giudizio, ma avere la forza delle proprie idee, saperle esprimere e mantenere il dialogo. Quando le istituzioni vengono svilite, è una sconfitta per tutti. Tra l’altro con la riforma si rafforza anche il ruolo del Presidente della Repubblica come garante della trasparenza e della neutralità del sistema, perché non solo presiederà i due Csm, ma nominerà tre membri dell’Alta Corte».

Ma visto che siamo sui paralleli calcistici, è possibile fare un pronostico su affluenza e risultato finale? «Sul primo punto – dice Lupi – sono abbastanza convinto che voterà almeno il 50% degli italiani. Al referendum promosso da Renzi, nel 2016, andò a votare oltre il 60 per cento, è vero che lì c’era la polarizzazione su Renzi, mandarlo a casa oppure no. Ma è anche il segno che, quando gli argomenti ci sono, le persone rispondo. E sul risultato, bè stando ai sondaggi più alta è l’affluenza e più è larga la vittoria del Sì». Lupi, nel suo intervento, cita diversi elementi del centrosinistra (da Serracchiani a Martina) che erano a favore della separazione delle carriere. In sintesi: l’avesse proposta il centrosinistra, la stessa riforma, ci sarebbero state meno resistenze? «È sicuramente così. E noi del centrodestra l’avremmo votata».


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