Commenti e retroscena del panorama politico
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Uno scambio di battute subito pungente, quello tra Lilli Gruber e Matteo Salvini. Un botta e risposta acceso, iniziato già nei primi secondi dell’intervista andata in onda ieri sera, che nelle ultime ore sta facendo il giro del web. Fin dalle prime battute — anzi, già dalla stoccata riservata dalla Gruber a Giorgia Meloni — il tono dell’intervista è chiaro: aspro e provocatorio. Nulla di nuovo per il leader della Lega, che arriva in studio preparato e prova a sdrammatizzare con due regali scherzosi: uno per la conduttrice, un bob in vista delle Olimpiadi invernali, e uno per l’editorialista di Repubblica presente in studio. «Non per addolcire», scherza.
La lite Salvini-Gruber
Il tentativo di alleggerire, però, dura lo spazio di un sorriso. Poi si entra nel vivo. E il confronto si accende quando la Gruber affonda su uno dei temi più delicati: Roberto Vannacci. «È grave per un leader politico sbagliarsi così», attacca la conduttrice. Ma Salvini non arretra: «Io preferisco fidarmi e sbagliare piuttosto che essere diffidente». E alla domanda se l’uscita di Vannacci cambi gli equilibri della Lega, la risposta è netta: «No. Nell’ultimo periodo aveva già deciso di fare altro. Non provo rancore. La Lega può crescere ancora». E chiosa: «Sono contento perché mentre Vannacci parla di sicurezza, noi la facciamo». Questo però è solo il primo di una lunga serie di scambi che, via via, diventano sempre più pungenti. La chiusura del sipario è ancora lontana. Superato il capitolo Vannacci, arriva la domanda diretta: «Vuole tornare al ministero dell’Interno?». «No, io sto benissimo a occuparmi di casa, perché stiamo per sistemare 60mila case popolari», risponde Salvini. «Ma lei deve occuparsi di treni, ministro», lo incalza la Gruber. «Al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ci occupiamo anche di casa».
Il tema dei ritardi dei treni
Ed è parlando di treni che il confronto si fa ancor più acceso. Grafico alla mano, Salvini inizia a parlare di numeri. «L’indice di puntualità dei regionali è al 90%», insiste il ministro. La Gruber sventola a sua volta un foglio con dati Trenitalia evidenziati in giallo: «Vada a spiegarlo agli italiani che viaggiano sui treni. Guardi i dati che ho io». Salvini sciorina i numeri: «Ci sono 1.300 cantieri aperti sulla rete ferroviaria perché chi c’era prima di me non li considerava una priorità. Abbiamo 10mila treni al giorno, il massimo storico dei passeggeri, e una puntualità che l’anno scorso ha raggiunto il 90%». L’apice arriva poco dopo. «Tutti noi prendiamo i treni e tutti noi, ogni volta, abbiamo ritardi: nove volte e mezzo su dieci», insiste la Gruber. «Sarà sfortunata lei», ribatte Salvini. «Mi faccia vedere i suoi dati. Il tasso di puntualità nel 2025 è del 90,1%. Mi smentisce?».
«Alta velocità», puntualizza la conduttrice. «76,6%», risponde Salvini. «Un milione e mezzo di persone al giorno prende il treno.
Lei sarà sfortunata, mi spiace per lei». Interviene Massimo Giannini: «Anche io». «Evidentemente i treni in ritardo sono solo quelli di sinistra», chiosa Salvini
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