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Conti in ordine e stabilità spingono Borsa Italiana


Quali sono le ragioni della inusitata effervescenza della Borsa italiana? Il grafico mette a confronto gli indici di Borsa – espressi in una moneta comune, il dollaro – di sette aree: l’Italia (Mib), la Francia (Cac), la Germania (Dax), gli Usa (S&P500), la Cina (Csi 300), l’Eurozona (Euro 600) e l’Asia-Pacific (MSCI Asia Pacific).

Abbiamo già osservato (vedi Il Messaggero del 29 dicembre) come, se la guerra dei dazi ha avuto un vincitore, questo non è stato Donald Trump. Almeno a guardare a quel termometro che sono gli indici delle Borse, questi ci dicono che, a partire dalla vittoria elettorale del Nostro, gli indici della Borsa americana sono cresciuti meno degli indici del resto del mondo. E ancor di più sono cresciuti gli indici delle due maggiori economie manifatturiere europee – Germania e Italia – economie che, appunto in quanto potenze manifatturiere, avrebbero dovuto maggiormente soffrire dei dazi.

Oggi allarghiamo e allunghiamo lo sguardo su quegli indici. Allarghiamo a più aree e allunghiamo su più anni, partendo dall’inizio 2023 – più o meno l’inizio della nostra legislatura. Come si vede dal grafico, il primato di Italia e Germania (nell’ordine) si mantiene. Il che ci riporta alla domanda iniziale: «Quali sono le ragioni della inusitata effervescenza della Borsa italiana?». Perché il mercato azionario di un Paese, tradizionale “vaso di coccio” nel concerto delle nazioni, un mercato spesso deriso come “parco buoi”, si permette di svettare?

Le ragioni

Una prima risposta sta nella crescita: dopo decenni in cui l’economia italiana cresceva meno dell’Eurozona, da un lustro e passa a questa parte tiene il passo degli altri Paesi. Anche se adesso sta rallentando, lo fa per meritorie ragioni: primo, la finanza pubblica è sulla via del risanamento e la politica di bilancio è più restrittiva rispetto alla media Eurozona (il nostro deficit strutturale si riduce mentre per l’Eurozona aumenta, nel 2025 e nel 2026, secondo le stime Ue).

Secondo, il tasso d’inflazione è più basso rispetto alla media Eurozona (e anche rispetto alla Germania), e questo fa sì che i tassi di interesse reali siano più elevati, e sono questi che contano per le decisioni di famiglie e imprese. Insomma, l’economia deve lottare con due venti contrari, portando sul groppone una soma più pesante rispetto agli altri Paesi dell’Eurozona.

Sì, ma i mercati azionari guardano ai profitti e basta, non alla crescita o alle virtù della finanza pubblica… Sì e no: il fatto è che l’Italia era sotto-rappresentata nei giardinetti degli investitori – istituzionali e internazionali – e ci sono ragioni di pensare che l’Italia sia salita di qualche posizione nella composizione di quei giardinetti.

E questo per varie ragioni: innanzitutto la stabilità politica, con una legislatura – quella in corso – che potrebbe vedere un solo governo. Poi, un’ottima performance dell’occupazione a livello nazionale, e una crescita più equilibrata (tra Nord e Sud) a livello regionale.

La cerniera con l’Africa

Infine, geopoliticamente parlando, c’è la crescente realizzazione del fatto che la posizione geografica dell’Italia ne fa una potenziale cerniera fra Europa e Africa: il continente dirimpettaio è un continente giovane – dei 25 Paesi del mondo con la più bassa età mediana, 24 sono in Africa – e ricco di materie prime e quindi con grandi potenzialità di crescita. Come disse Kristalina Georgeva (numero uno del Fondo monetario internazionale), «un mondo prospero nel secolo a venire richiede un’Africa prospera». Le proiezioni demografiche del Fondo (vedi grafico) sono affascinanti e terrificanti assieme. Affascinanti per le prospettive di crescita, terrificanti per le pressione migratoria dalla riva Sud alla riva Nord del Mediterraneo.

Il che ci porta all’Italia, e al Mare Nostrum. Ai tempi dell’Imperatore Traiano, il Mediterraneo era un “lago romano”. E di questo lago il centroide era l’Italia e in particolare il Mezzogiorno. Una centralità, questa, che permane, sotto altre spoglie, ancora oggi, quando si pensi alle opportunità della nostra collocazione geografica fra Europa e Africa: opportunità di sviluppo economico, approvvigionamento energetico, scambi culturali, ponte fra i due continenti…

Insomma, l’immagine dell’Italia nel mondo sta cambiando. E, tornando ai giardinetti, è d’uopo ricordare che il pool degli investimenti internazionali è immenso. Anche una piccola percentuale in più nella composizione dei portafogli in favore dell’Italia è abbastanza per far lievitare le quotazioni, specie quando si parte da una capitalizzazione di Borsa relativamente modesta. L’effervescenza di Piazza Affari non deve però fermarsi alla compiacenza: dobbiamo continuare a meritarcela…


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