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La NASA sta seguendo con attenzione un enigmatico corpo celeste che si sta muovendo rapidamente verso il nostro sistema solare, suscitando dubbi tra gli scienziati se si tratti soltanto di una cometa o di qualcosa di più misterioso.
L’oggetto, identificato come 3I-ATLAS, è stato avvistato il 1° luglio da un telescopio situato in Cile. È il terzo corpo interstellare mai registrato all’interno del nostro sistema solare e viaggia a circa 210.000 chilometri orari, risultando il più veloce della sua categoria. «Le osservazioni mostrano un’attività attorno al nucleo, con una chioma visibile: ciò indica che siamo di fronte a una cometa», ha spiegato Davide Farnocchia, ingegnere di navigazione della NASA.
Tuttavia, non tutti sono convinti. Avi Loeb, fisico dell’Università di Harvard, sottolinea come un’immagine catturata dal telescopio spaziale Hubble mostri un bagliore in una direzione anomala: «Se fosse una cometa comune, la polvere dovrebbe disperdersi dietro l’oggetto spinta dalla radiazione solare.
Qui invece vediamo un’emissione davanti a esso».
Che cosa sappiamo
L’oggetto interstellare 3I/ATLAS, scoperto nel 2025, è al centro di un acceso dibattito scientifico. A ottobre passerà vicino a Marte e sarà osservato dal Mars Reconnaissance Orbiter. Le immagini del Telescopio Spaziale Hubble mostrano che non ha una vera coda cometaria, mentre i dati di SPHEREx indicano che potrebbe misurare fino a 46 km di diametro, rendendolo molto più grande di qualsiasi altro oggetto interstellare osservato finora. Attorno a 3I/ATLAS è stata rilevata una nube di anidride carbonica, ma quasi nessuna traccia d’acqua, un’anomalia che contraddice le prime ipotesi. Il bagliore osservato potrebbe quindi derivare dall’evaporazione di frammenti ghiacciati di CO₂. Un altro mistero riguarda la sua traiettoria, quasi perfettamente allineata con il piano orbitale dei pianeti: un evento improbabile se fosse casuale. Per questo alcuni studiosi, come Avi Loeb di Harvard, ipotizzano persino che possa trattarsi di un oggetto artificiale. Nei prossimi mesi, con l’aumento del calore solare, nuove osservazioni potrebbero svelarne la vera natura.
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